La manifestazione
Il caso
Pomario, progetto in forse
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L’ARCO. L’entrata nella zona del PomarioNiente di ufficiale, per ora. Ma in ogni caso qualcosa di più di una voce di corridoio: l'operazione Pomario, quella finita tra i progetti del Piuss, sarebbe saltata. Addio giardino rinascimentale e restauro dell' antico arco. Chi avrebbe dovuto cedere i terreni al Comune si sarebbe tirato indietro: tutta colpa della perequazione urbanistica
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MASSA. Niente di ufficiale, per ora. Ma in ogni caso qualcosa di più di una voce di corridoio: l'operazione Pomario, quella finita tra i progetti del Piuss, sarebbe saltata. Addio giardino rinascimentale e restauro dell' antico arco. Chi avrebbe dovuto cedere i terreni al Comune si sarebbe tirato indietro: tutta colpa della perequazione urbanistica.
Il nocciolo della vicenda sta nel fatto che il Pomario non è proprietà del Comune, ma di privati cittadini e lo stesso vale per lo storico arco che conduce all'interno dell'area. Per riqualificare la zona il Comune non aveva alternativa: doveva rientrare in possesso di quei beni. Come farlo? La linea dell'amministrazione è appunto quella della perequazione. Tradotto in parole semplici si tratta di una sorta di baratto per cui i diritti di proprietà vengono trasferiti da un terreno ad un altro. I proprietari del Pomario, dunque, avrebbero perso i loro diritti sull'area, per acquisirne di nuovi in altra zona. Qualcosa però, secondo i ben informati, non sarebbe andato nel verso giusto. E la mela della discordia sarebbe la concessione ad edificare rilasciata ai proprietari di un terreno proprio accanto a quelli che il Comune avrebbe dovuto acquistare. Per ricostituire i bei giardini della Massa rinascimentale. Si è parlato parecchio, anche sulla stampa locale, della possibilità di vedere comparire nell'area del Pomario, essenzialmente residenziale, un palazzo di quattro o cinque piani e magari con destinazione commerciale. La cosa non deve essere piaciuta ai proprietari degli altri terreni, in trattativa con il Comune. Perché a loro sì e a noi no? E così l'operazione Pomario che ha acceso il dibattito e ha alzato le polemiche sarebbe finita nel nulla. Forse, e non a caso, Italia Nostra, in un comunicato stampa, invitava il Comune a rinunciare ad un «indice di perequazione anche per le opere oltre che per le aree». Insomma, gli ambientalisti chiedevano all'amministrazione di farsi carico direttamente «della progettazione e della esecuzione delle sistemazioni urbanistiche». «Questo meccanismo - aggiungeva l'associazione - può essere pericoloso». E non a caso, Italia Nostra faceva un esempio, quello «dell'inaccettabile prospettiva di vedere costruire davanti alla scuola media Bertagnini un palazzo di quattro piani a destinazione commerciale, con il risultato - continuava - di vanificare il parcheggio antistante che in gran parte si troverebbe al servizio di questo insediamento del tutto fuori luogo in un'area di villette». Un'azione del genere - sottolineavano gli ambientalisti - potrebbe portare «ad un'applicazione non meditata della perequazione». Che sia andata così? Certo è che per colpa di quel (eventuale) palazzo, l'amministrazione potrebbe dire addio al Pomario.
C.S.
Il nocciolo della vicenda sta nel fatto che il Pomario non è proprietà del Comune, ma di privati cittadini e lo stesso vale per lo storico arco che conduce all'interno dell'area. Per riqualificare la zona il Comune non aveva alternativa: doveva rientrare in possesso di quei beni. Come farlo? La linea dell'amministrazione è appunto quella della perequazione. Tradotto in parole semplici si tratta di una sorta di baratto per cui i diritti di proprietà vengono trasferiti da un terreno ad un altro. I proprietari del Pomario, dunque, avrebbero perso i loro diritti sull'area, per acquisirne di nuovi in altra zona. Qualcosa però, secondo i ben informati, non sarebbe andato nel verso giusto. E la mela della discordia sarebbe la concessione ad edificare rilasciata ai proprietari di un terreno proprio accanto a quelli che il Comune avrebbe dovuto acquistare. Per ricostituire i bei giardini della Massa rinascimentale. Si è parlato parecchio, anche sulla stampa locale, della possibilità di vedere comparire nell'area del Pomario, essenzialmente residenziale, un palazzo di quattro o cinque piani e magari con destinazione commerciale. La cosa non deve essere piaciuta ai proprietari degli altri terreni, in trattativa con il Comune. Perché a loro sì e a noi no? E così l'operazione Pomario che ha acceso il dibattito e ha alzato le polemiche sarebbe finita nel nulla. Forse, e non a caso, Italia Nostra, in un comunicato stampa, invitava il Comune a rinunciare ad un «indice di perequazione anche per le opere oltre che per le aree». Insomma, gli ambientalisti chiedevano all'amministrazione di farsi carico direttamente «della progettazione e della esecuzione delle sistemazioni urbanistiche». «Questo meccanismo - aggiungeva l'associazione - può essere pericoloso». E non a caso, Italia Nostra faceva un esempio, quello «dell'inaccettabile prospettiva di vedere costruire davanti alla scuola media Bertagnini un palazzo di quattro piani a destinazione commerciale, con il risultato - continuava - di vanificare il parcheggio antistante che in gran parte si troverebbe al servizio di questo insediamento del tutto fuori luogo in un'area di villette». Un'azione del genere - sottolineavano gli ambientalisti - potrebbe portare «ad un'applicazione non meditata della perequazione». Che sia andata così? Certo è che per colpa di quel (eventuale) palazzo, l'amministrazione potrebbe dire addio al Pomario.
C.S.
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