Attenzione
La storia
L'ax autista che vive nel container
Serena Bongiorni
◗
L’esterno del container che doveva diventare spogliatoio di un campo di calcio mai completatoUna "casa" senza gas nè luce che doveva essere lo spogliatoio di un campo. «Datemi un vero alloggio»
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Vive in una casa-container senza luce né gas da più di sette anni. Per cucinare usa un fornellino da campeggio, per riscaldarsi una stufa a gas liquido. Giulio Bertuccelli, 62 anni, ex autista dell'Asmiu in pensione, racconta una storia di promesse e disagi e chiede all'amministrazione che gli venga assegnato un alloggio popolare.
Raggiungere la dimora del signor Bertuccelli non è facile: è nascosta tra le sterpaie di via Martiri di Cefalonia, incastrata tra autosaloni e aziende, e vicina a quello che sarebbe dovuto diventare un campo sportivo. Nessun pallone sul prato verde, bensì cinque bei cavalli. «Magari fossero miei - commenta Bertuccelli- se fosse così non vivrei in queste condizioni».
Quando si apre la porta del grigio container (che sarebbe dovuto diventare lo spogliatoio del campo), si capisce bene quale sia questa condizione: un'unica stanza stracolma di vestiti, medicine, bottiglie, coperte, una piccola televisione e una brandina. Niente armadi, non c'è una cucina, tutto è stipato in una stretta stanza rettangolare, quasi fosse stato abbandonato. C'è un piccolissimo bagno che quasi si mimetizza in quella confusione e le uniche due lampade (una sopra il tavolo e l'altra sopra il letto) vanno a batteria. Per cucinare c'è un fornellino da campeggio e per riscaldarsi una stufetta.
«Questa non è vita- sospira Bertuccelli- ho bisogno di una casa vera, qui fa troppo freddo e quando piove passa l'acqua dalle finestre».
E una casa, racconta Bertuccelli, gli è stata promessa più volte in questi ultimi sette anni, sia dalle vecchie amministrazioni, sia da quella attuale. «Non sono un abusivo: l'ex assessore Giuntini, l'allora dirigente Palla e il geometra Vitaloni mi misero qui 7 anni fa con la promessa che ci sarei stato solo tre mesi, in attesa di una casa popolare. Sono ancora qui, anche dopo le promesse dell'attuale vicesindaco Martina Nardi».
Bertuccelli racconta anche che nella graduatoria per l'assegnazione di una casa popolare gli è stato dato un solo punto: «Ma non corrisponde a verità: basta vedere le condizioni in cui vivo per rendersi conto di ciò che dico». Sfumata più volte la possibilità di vedersi assegnare una fissa dimora, l'uomo ha provato a cercare casa da solo, ma una minima pensione e i problemi di salute non gli permettono di pagare un affitto. «Sono in pensione da dieci anni e ogni mese prendo 870 euro - racconta- ma spendo più di 120 euro mensili per le medicine, per cui sarebbe impossibile per me pagare un normale affitto».
Bertuccelli è un uomo malato: ha problemi al pancreas e prende quotidianamente tranquillanti. «Sei pasticche al mattino e sei la sera, e tutte sono a pagamento - prosegue - giusto ieri mi hanno prestato dieci euro per comprarle, non avevo più soldi». Le sue condizioni di salute furono anche la causa del pensionamento anticipato: «Scrissero che non ero più idoneo alla mansione di autista». Nessun incarico successivo, e da allora «una vita triste, in una casa fredda e piena di topi». A fargli compagnia Kent, un grosso cane bianco e «un cellulare che mi ha salvato la vita più volte, permettendomi di chiamare l'ambulanza quando mi sentivo male».
E la famiglia? Bertuccelli è divorziato e ha tre figli. All'ex moglie è stata affidata la casa in cui abitavano e con lei vive una figlia. Gli altri due sono indipendenti. «Amici e familiari mi aiutano, mi comprano ciò che mi serve e fanno quello che possono, ma non hanno un posto per me a casa loro». Qualcuno gli ha anche regalato un'auto una piccola monovolume blu donatagli da una donna con la quale l'uomo ha convissuto sei mesi. È con la batteria della macchina che l'uomo ricarica il suo cellulare. Un regalo generoso. Ma per Bertuccelli il regalo più bello è una casa: «Non posso passare un altro inverno a morire - conclude - chiedo solo che dopo tutti questi anni si ricordino di me e che mi assegnino una casa popolare. Oppure che mi aiutino a pagare un affitto».
Raggiungere la dimora del signor Bertuccelli non è facile: è nascosta tra le sterpaie di via Martiri di Cefalonia, incastrata tra autosaloni e aziende, e vicina a quello che sarebbe dovuto diventare un campo sportivo. Nessun pallone sul prato verde, bensì cinque bei cavalli. «Magari fossero miei - commenta Bertuccelli- se fosse così non vivrei in queste condizioni».
Quando si apre la porta del grigio container (che sarebbe dovuto diventare lo spogliatoio del campo), si capisce bene quale sia questa condizione: un'unica stanza stracolma di vestiti, medicine, bottiglie, coperte, una piccola televisione e una brandina. Niente armadi, non c'è una cucina, tutto è stipato in una stretta stanza rettangolare, quasi fosse stato abbandonato. C'è un piccolissimo bagno che quasi si mimetizza in quella confusione e le uniche due lampade (una sopra il tavolo e l'altra sopra il letto) vanno a batteria. Per cucinare c'è un fornellino da campeggio e per riscaldarsi una stufetta.
«Questa non è vita- sospira Bertuccelli- ho bisogno di una casa vera, qui fa troppo freddo e quando piove passa l'acqua dalle finestre».
E una casa, racconta Bertuccelli, gli è stata promessa più volte in questi ultimi sette anni, sia dalle vecchie amministrazioni, sia da quella attuale. «Non sono un abusivo: l'ex assessore Giuntini, l'allora dirigente Palla e il geometra Vitaloni mi misero qui 7 anni fa con la promessa che ci sarei stato solo tre mesi, in attesa di una casa popolare. Sono ancora qui, anche dopo le promesse dell'attuale vicesindaco Martina Nardi».
Bertuccelli racconta anche che nella graduatoria per l'assegnazione di una casa popolare gli è stato dato un solo punto: «Ma non corrisponde a verità: basta vedere le condizioni in cui vivo per rendersi conto di ciò che dico». Sfumata più volte la possibilità di vedersi assegnare una fissa dimora, l'uomo ha provato a cercare casa da solo, ma una minima pensione e i problemi di salute non gli permettono di pagare un affitto. «Sono in pensione da dieci anni e ogni mese prendo 870 euro - racconta- ma spendo più di 120 euro mensili per le medicine, per cui sarebbe impossibile per me pagare un normale affitto».
Bertuccelli è un uomo malato: ha problemi al pancreas e prende quotidianamente tranquillanti. «Sei pasticche al mattino e sei la sera, e tutte sono a pagamento - prosegue - giusto ieri mi hanno prestato dieci euro per comprarle, non avevo più soldi». Le sue condizioni di salute furono anche la causa del pensionamento anticipato: «Scrissero che non ero più idoneo alla mansione di autista». Nessun incarico successivo, e da allora «una vita triste, in una casa fredda e piena di topi». A fargli compagnia Kent, un grosso cane bianco e «un cellulare che mi ha salvato la vita più volte, permettendomi di chiamare l'ambulanza quando mi sentivo male».
E la famiglia? Bertuccelli è divorziato e ha tre figli. All'ex moglie è stata affidata la casa in cui abitavano e con lei vive una figlia. Gli altri due sono indipendenti. «Amici e familiari mi aiutano, mi comprano ciò che mi serve e fanno quello che possono, ma non hanno un posto per me a casa loro». Qualcuno gli ha anche regalato un'auto una piccola monovolume blu donatagli da una donna con la quale l'uomo ha convissuto sei mesi. È con la batteria della macchina che l'uomo ricarica il suo cellulare. Un regalo generoso. Ma per Bertuccelli il regalo più bello è una casa: «Non posso passare un altro inverno a morire - conclude - chiedo solo che dopo tutti questi anni si ricordino di me e che mi assegnino una casa popolare. Oppure che mi aiutino a pagare un affitto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
