Proteste
Zeri
Lupi predatori, strage di agnelli
Fabrizio Palagi
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Agnelli di Zeri prede dei lupiBranchi di lupi fanno strage di agnelli e costringono gli allevatori a chiedere aiuto alle istituzioni e a Coldiretti che, senza mezzi termini, dichiara lo stato di emergenza
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ZERI. Branchi di lupi fanno strage di agnelli e costringono gli allevatori a chiedere aiuto alle istituzioni e a Coldiretti che, senza mezzi termini, dichiara lo stato di emergenza. «Ogni allevamento delle valli zerasche ha subìto perdite ingenti di agnellini - afferma Cinzia Angiolini, presidente del Consorzio della pecora zerasca - certe volte quantificabili nel 50% dei capi».
«Scardinato l'equilibrio e adesso sono i lupi a farla da padroni - aggiunge Vncenzo Tongiani, presidente provinciale di Coldiretti - i cui bersagli preferiti sono gli agnelli».
Ma anche le pecore adulte vengono prese di mira dai sempre più famelici animali, i quali non disdegnano di attaccare le greggi anche in presenza dell'uomo. A poco servono anche i costosi recinti anti-lupi, dato che i predatori hanno imparato a scavare sotto di essi per poi aggredire gli indifesi animali.
Ecco quindi che, all'emergenza cinghiali, seppure di altra entità, dopo decenni gli allevatori zeraschi sono tornati a fare i conti con il lupo, un tempo re incontrastato dei boschi dell'Appennino.
Numerosi i casi di razzie anche nelle ultime settimane con attacchi frequenti, anche alla luce del sole, che stanno causando danni ingenti alle aziende (60 allevatori e poco meno di 3mila capi). Ma è da anni che gli allevatori sono costretti a subire i raid, ormai diventati frequentissimi, dei lupi. Un'emergenza che Coldiretti ha voluto portare all'attenzione delle istituzioni convocando un incontro che si è tenuto nella sala consigliare del Comune di Zeri, per evidenziare la gravità del problema e lo stress a cui sono sottoposti, ogni giorno, gli allevatori. Al summit hanno partecipato, oltre i vertici dell'organizzazione agricola con il presidente Tongiani e il direttore, Francesco Ciarrocchi, l'assessore provinciale all'agricoltura, Domenico Ceccotti, il presidente della Comunità montana della Lunigiana, Paolo Bissoli, il sindaco di Zeri, Davide Filippelli, le rappresentanti del Consorzio di tutela e il dirigente della Regione Toscana responsabile delle calamità naturali e animali predatori, Giovanni Piscolla, la quale ha ribadito che «il Governo regionale non ha mai stanziato finanziamenti per la reintroduzione della specie lupo, e ha già provato a intervenire direttamente in sede di Comunità Europea per correggere per limitare la presenza dei lupi, però senza esito».
«Al momento l'unico rimedio è l'assicurazione, che però non risolve tutti i problemi - spiega Tongiani - ma che è, in questa fase, un importante paracadute per il reddito. L'equilibrio è saltato. Il numero dei lupi è fuori controllo come lo è quello dei cinghiali in tutta la Lunigiana. Stiamo assistendo a un incremento dell'aggressività da parte dei lupi che colpiscono ormai con una frequenza disarmante senza curarsi della presenza dell'uomo. L'altra fenomenologia è la velocità di spostamento. Sono nomadi e come tale capaci di percorrere anche decine di chilometri al giorno. In un anno le aziende hanno perso anche 15-20 capi. E contando che ogni gregge è formato da 60-70 capi significa aver perso il 20-30% del reddito. È inaccettabile».
Da qui la provocazione lanciata dagli allevatori: «Sappiamo benissimo che il lupo è una specie protetta, ma non sarebbe male, ogni tanto, organizzare battute di caccia tipo quelle al cinghiale, così, tanto per pareggiare i conti».
«Scardinato l'equilibrio e adesso sono i lupi a farla da padroni - aggiunge Vncenzo Tongiani, presidente provinciale di Coldiretti - i cui bersagli preferiti sono gli agnelli».
Ma anche le pecore adulte vengono prese di mira dai sempre più famelici animali, i quali non disdegnano di attaccare le greggi anche in presenza dell'uomo. A poco servono anche i costosi recinti anti-lupi, dato che i predatori hanno imparato a scavare sotto di essi per poi aggredire gli indifesi animali.
Ecco quindi che, all'emergenza cinghiali, seppure di altra entità, dopo decenni gli allevatori zeraschi sono tornati a fare i conti con il lupo, un tempo re incontrastato dei boschi dell'Appennino.
Numerosi i casi di razzie anche nelle ultime settimane con attacchi frequenti, anche alla luce del sole, che stanno causando danni ingenti alle aziende (60 allevatori e poco meno di 3mila capi). Ma è da anni che gli allevatori sono costretti a subire i raid, ormai diventati frequentissimi, dei lupi. Un'emergenza che Coldiretti ha voluto portare all'attenzione delle istituzioni convocando un incontro che si è tenuto nella sala consigliare del Comune di Zeri, per evidenziare la gravità del problema e lo stress a cui sono sottoposti, ogni giorno, gli allevatori. Al summit hanno partecipato, oltre i vertici dell'organizzazione agricola con il presidente Tongiani e il direttore, Francesco Ciarrocchi, l'assessore provinciale all'agricoltura, Domenico Ceccotti, il presidente della Comunità montana della Lunigiana, Paolo Bissoli, il sindaco di Zeri, Davide Filippelli, le rappresentanti del Consorzio di tutela e il dirigente della Regione Toscana responsabile delle calamità naturali e animali predatori, Giovanni Piscolla, la quale ha ribadito che «il Governo regionale non ha mai stanziato finanziamenti per la reintroduzione della specie lupo, e ha già provato a intervenire direttamente in sede di Comunità Europea per correggere per limitare la presenza dei lupi, però senza esito».
«Al momento l'unico rimedio è l'assicurazione, che però non risolve tutti i problemi - spiega Tongiani - ma che è, in questa fase, un importante paracadute per il reddito. L'equilibrio è saltato. Il numero dei lupi è fuori controllo come lo è quello dei cinghiali in tutta la Lunigiana. Stiamo assistendo a un incremento dell'aggressività da parte dei lupi che colpiscono ormai con una frequenza disarmante senza curarsi della presenza dell'uomo. L'altra fenomenologia è la velocità di spostamento. Sono nomadi e come tale capaci di percorrere anche decine di chilometri al giorno. In un anno le aziende hanno perso anche 15-20 capi. E contando che ogni gregge è formato da 60-70 capi significa aver perso il 20-30% del reddito. È inaccettabile».
Da qui la provocazione lanciata dagli allevatori: «Sappiamo benissimo che il lupo è una specie protetta, ma non sarebbe male, ogni tanto, organizzare battute di caccia tipo quelle al cinghiale, così, tanto per pareggiare i conti».
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