La protesta
LA STORIA
Barche da regata velica made in Lunigianasolcano i mari del mondo
Fabrizio Palagi
Roberto Biagini ha iniziato quasi per caso a fabbricare barche da regata velica, trasmettendo poi la sua passione al figlio, Massimiliano. Il risultato attuale è che le imbarcazioni a vela classe J24 costruite nell'azienda a Piano di Quercia sono disseminate in tutta Italia, riscuotendo, pare, ottimi risultati nelle regate in cui vengono impiegate
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AULLA. Roberto Biagini ha iniziato quasi per caso a fabbricare barche da regata velica, trasmettendo poi la sua passione al figlio, Massimiliano. Il risultato attuale è che le imbarcazioni a vela classe J24 costruite nell'azienda a Piano di Quercia sono disseminate in tutta Italia, riscuotendo, pare, ottimi risultati nelle regate in cui vengono impiegate.
Roberto e Massimiliano Biagini, rispettivamente 59 e 34 anni, sono i titolari della Tecnoresine snc, azienda che annovera sette qualificatissimi dipendenti nella cistruzione dei natanti classe J24: la sigla deriva dal nome dell'ideatore della barca, Johnstone, con accanto la lunghezza in piedi dello scafo, corrispondenti a circa 8 metri.
«Nel 1984 - racconta patron Roberto - lavoravo alla Intermarine di Sarzana in qualità di capo squadra del reparto resine. Un giorno il direttore dell'azienda chiese alla Azimut di Torino la consegna di una imbarcazione da regata. Gli venne detto no e allora, non so ancora come, entrai in gioco io che, dopo aver appreso le nozione base, iniziai a costruire una barca a vela. Evidentemente andò tutto bene, dato che poi mi misi in proprio».
«Mio padre mi ha trasmesso la passione per il mare - aggiunge Massimiliano - dato che il nonno, Giuseppe detto Slim e lo zio paterno, Francesco, sono stati rispettivamente nostromo e capitano di lungo corso».
L'azienda Tecnoresine ha finora costruito circa 400 esemplari di J24, con una media annuale che certe volte ha toccato le 50 unità. Il costo medio di una barca J24 si aggira sui 26mila euro. Per manovrare questo tipo di imbarcazione monoalbero, lunga circa 8 metri per 2,70 di larghezza, occorre una speciale patente nautica.
«Quando le imbarcazioni commissionate sono pronte - aggiunge Roberto Biagini - possono essere trasportate con un apposito carrello che, per trainarlo, basta un'auto potente oppure un Suv».
Dal cuore della Lunigiana partono dunque imbarcazioni che si cimenteranno in regate nei più svariati mari del mondo.
Roberto e Massimiliano Biagini, rispettivamente 59 e 34 anni, sono i titolari della Tecnoresine snc, azienda che annovera sette qualificatissimi dipendenti nella cistruzione dei natanti classe J24: la sigla deriva dal nome dell'ideatore della barca, Johnstone, con accanto la lunghezza in piedi dello scafo, corrispondenti a circa 8 metri.
«Nel 1984 - racconta patron Roberto - lavoravo alla Intermarine di Sarzana in qualità di capo squadra del reparto resine. Un giorno il direttore dell'azienda chiese alla Azimut di Torino la consegna di una imbarcazione da regata. Gli venne detto no e allora, non so ancora come, entrai in gioco io che, dopo aver appreso le nozione base, iniziai a costruire una barca a vela. Evidentemente andò tutto bene, dato che poi mi misi in proprio».
«Mio padre mi ha trasmesso la passione per il mare - aggiunge Massimiliano - dato che il nonno, Giuseppe detto Slim e lo zio paterno, Francesco, sono stati rispettivamente nostromo e capitano di lungo corso».
L'azienda Tecnoresine ha finora costruito circa 400 esemplari di J24, con una media annuale che certe volte ha toccato le 50 unità. Il costo medio di una barca J24 si aggira sui 26mila euro. Per manovrare questo tipo di imbarcazione monoalbero, lunga circa 8 metri per 2,70 di larghezza, occorre una speciale patente nautica.
«Quando le imbarcazioni commissionate sono pronte - aggiunge Roberto Biagini - possono essere trasportate con un apposito carrello che, per trainarlo, basta un'auto potente oppure un Suv».
Dal cuore della Lunigiana partono dunque imbarcazioni che si cimenteranno in regate nei più svariati mari del mondo.
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