Italia
IN TRIBUNALE
Licenziata 3 volte ma riassunta
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L’avvocato Roberto GallettiDue cause di lavoro. Due storie difficili che hanno come protagoniste lavoratrici donne. Una di queste cause si è conclusa, positivamente, con il reintegro di un'infermiera licenziata per ben tre volte dall'Asl. L'altra è una vicenda tuttora in corso e riguarda un'impiegata che sostiene di aver subito mobbing alla Camera di commercio
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CARRARA. Due cause di lavoro. Due storie difficili che hanno come protagoniste lavoratrici donne. Una di queste cause si è conclusa, positivamente, con il reintegro di un'infermiera licenziata per ben tre volte dall'Asl.
L'altra è una vicenda tuttora in corso e riguarda un'impiegata che sostiene di aver subito mobbing alla Camera di commercio (dove lavora da parecchi anni). E chiede un risarcimento di oltre 250mila euro all'ente camerale.
In entrambi i casi l'assistenza legale è dello studio Lalli.
Il procedimento dell'infermiera è stato seguito dagli avvocati Claudio Lalli e Roberto Galletti. La causa di lavoro nei confronti della Camera di Commercio è sostenuta dall'avvocato Claudio Lalli.
Licenziata tre volte dall'Asl: tornerà al lavoro. La vicenda che riguarda l'infermiera carrarese parte da lontano. Una prima volta viene licenziata il 31 dicembre del 2002, per motivi di carattere giudiziario (due precedenti condanne). La donna impugna il provvedimento dell'Asl e viene subito reintegrata. Trascorrono alcuni mesi - e nell'aprile del 2004 scatta il nuovo licenziamento. Ma anche questa volta, lo studio Lalli, che la rappresenta, lo contesta: «non ci sono i presupposti di legge per troncare il rapporto di lavoro». La donna, a questo punto viene reintegrata ma solo dopo 3 anni, nel settembre del 2007.
Ma la sua personale odissea non è finita. Il 30 giugno scorso parte di nuovo il provvedimento di licenziamento dell'Asl. Per gli stessi identici fatti (motivi giudiziari) che gli erano stati contestati fin dal dicembre del 2002.
Questa volta gli avvocati Claudio Lalli e Roberto Galletti presentano un procedimento urgente (ex 700) per il suo reintegro. Qualche mese fa il giudice dispone che l'infermiera venga riassunta. O meglio, nero su bianco nella sentenza: «di reintegrare l'infermiera al proprio posto di lavoro».
Mobbing alla Camera di Commercio. Se una causa di lavoro si è conclusa positivamente, è ancora in corso, invece (sono stati sentiti alcuni testimoni nel corso dell'ultima udienza) quella che vede come protagonista - e vittima del mobbing secondo quanto lei stessa riferisce - un'impiegata della Camera di Commercio. Un'impiegata esperta che, nel corso degli anni è venuta ad assumere la responsabilità di un ufficio importante per l'attività dell'ente. Tutto fila liscio fino a quando qualcosa si incrina. E il luogo di lavoro comincia a diventare, per lei, un piccolo inferno.
Prima viene trasferita in un'altra sede, e il suo ruolo impoverito sempre di più. Fino ad essere dequalificata. E anche quando torna a lavorare nella sede centrale la musica non cambia. Lei che era abituata ad avere mansioni di responsabilità e prestigio si trova relegata a ruoli non consoni al suo titolo di studio e alla professionalità maturata nel corso degli anni. Lei, che si faceva in quattro per portare a termine tante cose, si ritrovava a non avere nulla da fare e a fissare per ore il telefono.
E questa vicenda non è vissuta solo nel luogo di lavoro: ma ha gli strascichi, un malessere che diventa anche fisico, in famiglia e nel tempo libero. L'impiegata ha sopportato per alcuni anni questa situazione. Poi ha preso il coraggio a due mani e si è recata nello studio dell'avvocato Claudio Lalli: e da qui è partita la causa di mobbing nei confronti della Camera di Commercio.
Una causa che presenta un conto pesante all'ente camerale presieduto da Norberto Ricci: la stima del danno, oltre che lavorativo anche biologico ed esistenziale, è superiore ai 250mila euro.
A.V.
L'altra è una vicenda tuttora in corso e riguarda un'impiegata che sostiene di aver subito mobbing alla Camera di commercio (dove lavora da parecchi anni). E chiede un risarcimento di oltre 250mila euro all'ente camerale.
In entrambi i casi l'assistenza legale è dello studio Lalli.
Il procedimento dell'infermiera è stato seguito dagli avvocati Claudio Lalli e Roberto Galletti. La causa di lavoro nei confronti della Camera di Commercio è sostenuta dall'avvocato Claudio Lalli.
Licenziata tre volte dall'Asl: tornerà al lavoro. La vicenda che riguarda l'infermiera carrarese parte da lontano. Una prima volta viene licenziata il 31 dicembre del 2002, per motivi di carattere giudiziario (due precedenti condanne). La donna impugna il provvedimento dell'Asl e viene subito reintegrata. Trascorrono alcuni mesi - e nell'aprile del 2004 scatta il nuovo licenziamento. Ma anche questa volta, lo studio Lalli, che la rappresenta, lo contesta: «non ci sono i presupposti di legge per troncare il rapporto di lavoro». La donna, a questo punto viene reintegrata ma solo dopo 3 anni, nel settembre del 2007.
Ma la sua personale odissea non è finita. Il 30 giugno scorso parte di nuovo il provvedimento di licenziamento dell'Asl. Per gli stessi identici fatti (motivi giudiziari) che gli erano stati contestati fin dal dicembre del 2002.
Questa volta gli avvocati Claudio Lalli e Roberto Galletti presentano un procedimento urgente (ex 700) per il suo reintegro. Qualche mese fa il giudice dispone che l'infermiera venga riassunta. O meglio, nero su bianco nella sentenza: «di reintegrare l'infermiera al proprio posto di lavoro».
Mobbing alla Camera di Commercio. Se una causa di lavoro si è conclusa positivamente, è ancora in corso, invece (sono stati sentiti alcuni testimoni nel corso dell'ultima udienza) quella che vede come protagonista - e vittima del mobbing secondo quanto lei stessa riferisce - un'impiegata della Camera di Commercio. Un'impiegata esperta che, nel corso degli anni è venuta ad assumere la responsabilità di un ufficio importante per l'attività dell'ente. Tutto fila liscio fino a quando qualcosa si incrina. E il luogo di lavoro comincia a diventare, per lei, un piccolo inferno.
Prima viene trasferita in un'altra sede, e il suo ruolo impoverito sempre di più. Fino ad essere dequalificata. E anche quando torna a lavorare nella sede centrale la musica non cambia. Lei che era abituata ad avere mansioni di responsabilità e prestigio si trova relegata a ruoli non consoni al suo titolo di studio e alla professionalità maturata nel corso degli anni. Lei, che si faceva in quattro per portare a termine tante cose, si ritrovava a non avere nulla da fare e a fissare per ore il telefono.
E questa vicenda non è vissuta solo nel luogo di lavoro: ma ha gli strascichi, un malessere che diventa anche fisico, in famiglia e nel tempo libero. L'impiegata ha sopportato per alcuni anni questa situazione. Poi ha preso il coraggio a due mani e si è recata nello studio dell'avvocato Claudio Lalli: e da qui è partita la causa di mobbing nei confronti della Camera di Commercio.
Una causa che presenta un conto pesante all'ente camerale presieduto da Norberto Ricci: la stima del danno, oltre che lavorativo anche biologico ed esistenziale, è superiore ai 250mila euro.
A.V.
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