Sicurezza
Marina di Massa
Concessioni, balneari in rivolta
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Due immagini estive del litorale di MarinaStop al rinnovo automatico e bagni all'asta? «Il rischio c'è ancora», dice Panconi. Una riunione tra sindaci del litorale apuo-versiliese per definire una strategia comune
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MARINA DI MASSA. Bagni chiusi, opere di protezione del litorale finalmente avviate, ma nel mondo degli stabilimenti balneari c'è tensione: si è aperto un nuovo fronte di scontro con l'amministrazione civica.
La questione è così sintetizzata da Emanuale Panconi, ex presidente onorario dell'associazione Riviera Apuana, uno - come si dice - "addentro alle cose": «Il Comune ci chiede una documentazione relativa alle nostre strutture che qualifica i nostri stabilimenti come opere di "non facile rimozione". Tali opere sono autorizzate da un contratto formale che, tra l'altro, prevede che la costruzione così considerata è destinata a entrare a fare parte del patrimonio dello Stato in caso di mancato rinnovo della concessione. Ma noi diciamo che è una cosa illegittima: le opere balneari sono e sono sempre state considerate "opere di facile rimozione" e, dunque, soggette soltanto a una concessione-licenza che non prevede l'acquisizione nel patrimonio dello Stato».
I balneari, dunque, si oppongono a questa richiesta dell'amministrazione civica e si preparano a scendere di nuovo sul sentiero di guerra dei ricorsi e delle carte bollate. «Il sindaco di Forte dei Marmi - prosegue Panconi - non ha avanzato richieste simili. Non vedo perchè qui a Massa si debbano sempre penalizzare gli operatori del turismo».
Sulla questione, riferisce ancora l'ex presidente di Riviera Apuana, il sindaco di Forte ha avviato un'iniziativa di concertazione con le amministrazioni del litorale apuo-versiliese, un primo incontro è previsto per il 5, «mi auguro che il nostro sindaco partecipi», dice Panconi.
Ma non è solo questo. Se la querelle sull'accatastamento dei bagni sembra superata - nel senso che il Comune ha riconosciuto che, prima di iscrivere al catasto gli stabilimenti, i concessionari devono ottenere l'ok dal Demanio, proprietario dell'area su cui sorgono le strutture -, il nodo del rinnovo delle concessioni è ancora tutto da sciogliere.
La normativa europea prevede l'abolizione della "legge Baldini", ossia della norma che prevede il rinnovo automatico di sei anni in sei anni delle concesioni demaniali, fatte salve "necessità di interesse pubblico". Il che significa che, alla scadenza delle concessioni, le spiagge dovrebbero tornare sul mercato e assegnate di nuovo attraverso un'asta pubblica. Sarebbe la fine del turismo balneare così come lo conosciamo a Marina. Perchè i concessionari, senza certezze a medio termine, non potrebbero più sostenere economicamente le loro attività (quale banca, ad esempio, concederebbe un prestito al titolare di uno bagno che nel giro di pochi anni potrebbe non gestire più quel bagno?)
Insomma: i balneari si ritrovano con l'eventualità di non avere certezze sul futuro delle concessioni, litigano con il Comune perchè subordina il rinnovo di tali concessioni all'iscrizione al catasto degli stabilimenti, lottano perchè i loro stabilimenti rischiano di essere considerati non più opere rimovibili ma strutture più o meno fisse e dunque soggette a tutti i vincoli e le norme che riguardano gli edifici. Non c'è pace sulla spiaggia.
C.F.
La questione è così sintetizzata da Emanuale Panconi, ex presidente onorario dell'associazione Riviera Apuana, uno - come si dice - "addentro alle cose": «Il Comune ci chiede una documentazione relativa alle nostre strutture che qualifica i nostri stabilimenti come opere di "non facile rimozione". Tali opere sono autorizzate da un contratto formale che, tra l'altro, prevede che la costruzione così considerata è destinata a entrare a fare parte del patrimonio dello Stato in caso di mancato rinnovo della concessione. Ma noi diciamo che è una cosa illegittima: le opere balneari sono e sono sempre state considerate "opere di facile rimozione" e, dunque, soggette soltanto a una concessione-licenza che non prevede l'acquisizione nel patrimonio dello Stato».
I balneari, dunque, si oppongono a questa richiesta dell'amministrazione civica e si preparano a scendere di nuovo sul sentiero di guerra dei ricorsi e delle carte bollate. «Il sindaco di Forte dei Marmi - prosegue Panconi - non ha avanzato richieste simili. Non vedo perchè qui a Massa si debbano sempre penalizzare gli operatori del turismo».
Sulla questione, riferisce ancora l'ex presidente di Riviera Apuana, il sindaco di Forte ha avviato un'iniziativa di concertazione con le amministrazioni del litorale apuo-versiliese, un primo incontro è previsto per il 5, «mi auguro che il nostro sindaco partecipi», dice Panconi.
Ma non è solo questo. Se la querelle sull'accatastamento dei bagni sembra superata - nel senso che il Comune ha riconosciuto che, prima di iscrivere al catasto gli stabilimenti, i concessionari devono ottenere l'ok dal Demanio, proprietario dell'area su cui sorgono le strutture -, il nodo del rinnovo delle concessioni è ancora tutto da sciogliere.
La normativa europea prevede l'abolizione della "legge Baldini", ossia della norma che prevede il rinnovo automatico di sei anni in sei anni delle concesioni demaniali, fatte salve "necessità di interesse pubblico". Il che significa che, alla scadenza delle concessioni, le spiagge dovrebbero tornare sul mercato e assegnate di nuovo attraverso un'asta pubblica. Sarebbe la fine del turismo balneare così come lo conosciamo a Marina. Perchè i concessionari, senza certezze a medio termine, non potrebbero più sostenere economicamente le loro attività (quale banca, ad esempio, concederebbe un prestito al titolare di uno bagno che nel giro di pochi anni potrebbe non gestire più quel bagno?)
Insomma: i balneari si ritrovano con l'eventualità di non avere certezze sul futuro delle concessioni, litigano con il Comune perchè subordina il rinnovo di tali concessioni all'iscrizione al catasto degli stabilimenti, lottano perchè i loro stabilimenti rischiano di essere considerati non più opere rimovibili ma strutture più o meno fisse e dunque soggette a tutti i vincoli e le norme che riguardano gli edifici. Non c'è pace sulla spiaggia.
C.F.
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