Il Tirreno

MASSA

Cremazioni: si chiude l'indagine

In alto il pm Federico Manotti, ha condotto l’operazione Amen sul cimitero Mirteto con i Nas; a destra le ricerche dei militari col metaldetector nel camposanto
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In alto il pm Federico Manotti, ha condotto l’operazione Amen sul cimitero Mirteto con i Nas; a destra le ricerche dei militari col metaldetector nel camposanto

L'addetto al forno primo arrestato collabora col magistrato e strappa il consenso a patteggiare la pena

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MASSA. La procura ha concluso la sua indagine e da un paio di giorni la richiesta di rinvio a giudizio - per almeno una quindicina di persone - firmata dal pm Federico Manotti è sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari. Al gup il compito di accogliere (in parte o in toto) la richiesta del pubblico ministero e quindi fissare l'udienza che darà vita al processo sullo scandalo cremazioni. Difficile che si vada in aula prima della fine dell'anno, però. L'annuncio della chiusura della prima fase coincide con la ricorrenza dei Defunti, non proprio una casualità. Anzi in procura fanno intendere che la data è stata scelta di proposito.

L'operaio patteggia. Chi non andrà al dibattimento sarà Enzo Pucci, l'operaio arrestato per primo nell'affaire cimiteri. Gli verrà concesso di patteggiare la pena, proprio perché ha collaborato fin dal primo momento. Pucci viene arrestato in flagranza il 4 maggio del 2007, nel blitz dei Nas che porta alla scoperta del cumulo di resti umani, che, secondo i certificati della Euroservizi (la ditta incaricata dal Comune del servizio) dovevano essere già stati cremati. Quel giorno fu anche sequestrato il forno, proprio mentre l'operaio stava cremando una salma. Pucci da quel giorno ha collaborato con gli inquirenti, confermando tutti i sospetti dell'accusa: ha ammesso che lo smaltimento irregolare delle salme non era un fatto episodico ma un sistema organizzato. E ha chiamato in correo i colleghi, il suo principale Renato Alibani, e il funzionario del Comune Renzo Fialdini.

Diciassette notifiche. Manotti ha formalmente chiuso l'inchiesta nata dall'operazione dei Nas denominata Amen il 16 luglio scorso. Da quel momento la procura ha inviato le notifiche di richiesta di rinvio a giudizio del pm a diciassette persone. Questi i nomi: Renato Alibani, 50 anni, nato a Carrara; Augusto Calzetta, 68 anni, nato a Genova; Silvano Carmagnola, 55 anni, nato a Carrara; Ernesto Ceccarelli, 46 anni, nato a Carrara; Alessandro Dazzi, 51 anni, nato a Carrara; Piero Dell'Amico, 51 anni, nato a Massa; Luciano Del Sarto, 59 anni, nato a Vecchiano (Pi); Renzo Fialdini, 59 anni, nato a Massa; Marco Grassi, 58 anni, nato a Carrara; Maurizio Guerra, 47 anni, nato a Carrara; Enrico Paladini, 61 anni, nato a Seravezza (Lu); Luca Pelletti, 43 anni, nato a Camaiore (Lu); Enzo Raffaello Pucci, 54 anni, nato a Massa; Giancarlo Rizzi, 57 anni, nato a Carrara; Roberto Sacchi, 45 anni, nato a Roma; Michela Santucci, 39 anni, nata a Massa; Alan Tonazzini, 37 anni, nato a Massa. Dall'arrivo della notifica di fine indagini preliminari gli indagati hanno avuto venti giorni per presentare le proprie memorie difensive. Qualcuno lo ha fatto, altri invece no. Non si sa quindi se per tutti scatterà la richiesta di rinvio oppure se qualcuno, oltre a Enzo Pucci, eviterà il passaggio dal gup. Tra chi rischia di finire alla sbarra c'è pure un addetto di un'azienda di pompe funebri, con sede al di fuori della provincia apuana, che per convincere il nuovo funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Massa a far passare prima una salma di sua competenza era disposto a pagare per il disturbo. Il funzionario però lo ha denunciato. Per il magistrato è il segno di come veniva concepito il servizio.

L'accusa. L'accusa per la maggior parte degli indagati ruota tutta attorno a Euroservizi, società che gestiva per il Comune di Massa le cremazioni a Mirteto. E al suo titolare Renato Alibani. Alibani e i suoi dipendenti sono accusati di aver sottratto prima e disperso poi 500 chilogrammi di ceneri relative - secondo il pm - a centinaia tra salme e resti mortali non identificati. Persone cremate o dissepolte in maniera non consona. Un aspetto che rende più precisi i contorni di una vicenda che ha sconvolto la città. C'è poi anche il caso - da approfondire - delle salme trovate e lasciate in una cella frigorifera. Ci sono pure i falsi attestati di avvenuta cremazione, contestati a un paio di dipendenti. Gli inquirenti fanno i nomi delle persone che dovevano essere cremate (come certificato dai documenti) e spiegano anche dove sono stati ritrovati i resti che i parenti credevano essere contenuti nell'urna che gli era stata consegnata dalla Euroservizi.

Tempi lenti. Da quando Pucci è stato arrestato - maggio 2007 - a oggi sono passati quasi trenta mesi e ancora non si sa quando verrà fissata l'udienza preliminare (certamente non prima di gennaio 2010). Un tempo troppo lungo secondo qualcuno. Tra la fine delle indagine e l'invio delle memorie difensive, per esempio, sono passati più di due mesi. Bastavano 20 giorni, invece con la pausa estiva (dal primo agosto al 15 settembre) tutto si è dilatato.

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