Italia
CAOS PRIMARIE
«Voto inquinato da Pucci & c.»
Chiara Sillicani
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PRIMARIE. Un momento della concitata giornata di domenica al seggio di MirtetoNon si abbassano i toni: sono trascorsi tre giorni dalle primarie e pochi si sono tolti la casacca della mozione. Ci prova Ernesto Manfredi, coordinatore provinciale (ormai ex) dei franceschiniani durante la conferenza stampa a commento dei risultati delle votazioni. Anche se in quella stessa conferenza le accuse arrivano. E pesanti. Tutte contro Pucci
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MASSA. Non si abbassano i toni: sono trascorsi tre giorni dalle primarie e pochi si sono tolti la casacca della mozione. Ci prova Ernesto Manfredi, coordinatore provinciale (ormai ex) dei franceschiniani durante la conferenza stampa a commento dei risultati delle votazioni. Anche se in quella stessa conferenza le accuse arrivano. E pesanti. Tutte contro Pucci.
«Franceschini ha vinto alle consultazioni tra gli scritti - spiega Manfredi - e vince tra gli elettori, com'è possibile parlare di sconfitta? Il risultato è stato stravolto».
Qualche accenno ai fatti di Mirteto anche Manfredi lo fa e, a dire il vero, punta il dito anche contro chi, in Cervara «ha votato con la forza e la collaborazione di uno scrutatore della mozione Bersani». E si riferisce all'assessore ai lavori pubblici Fabrizio Brizzi. Anche se il tentativo di togliersi la casacca del franceschiniano lo fa e ribadisce a gran voce «che Bersani e Manciulli (eletto al regionale) sono i nostri segretari».
Ma quando a prendere la parola è Adriano Tongiani, ex presidente Asmiu, altro che calma e ponderatezza. Certo anche lui «gioisce per il radicamento popolare del partito e l'elevata partecipazione», ma si toglie dalle scarpe qualcosa di ben più grande di un sassolino. Il suo è un attacco diretto al sindaco e all'amministrazione. «L'atteggiamento di Pucci è stato di totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini, il Pd non è un "cencio" con cui lavare i pavimenti». Ma il vero "j'accuse" è il riferimento all'"imperialismo" di Pucci. «Nessuna logica imperiale è ammessa nel partito». E ancora «è stato uno spettacolo indecente, il primo cittadino voleva imporre il suo potere imperiale in città, ma la forza della democrazia ha vinto». E ancora: «non si può pensare di trasformare la città in una cellula stalinista». E l'accusa dei franceschiniani, neanche troppo velata, è tutta qui: il sindaco Pucci che mobilita i cittadini perché votino Bersani e tenta, per così dire, il colpo di mano. Insomma la giunta avrebbe provato a forzare il risultato elettorale.
Tongiani non ha dubbi: «La vera opposizione in consiglio siamo noi, visto che Pucci è stato eletto anche con i voti del Pdl». Lo scenario è quello di un sindaco che tenta di mettere le mani sul partito, di sottrarre il controllo alla leadership attuale e di annullare qualsiasi forma di opposizione assembleare. «Ha mobilitato tutti, andava porta a porta, a votare si sono viste persone aderenti a Carc e alla destra, del resto questa è una giunta di destra». Centinaia di voti portati da Pucci e dai suoi, voti inquinati - secondo Tongiani - che avrebbero falsato il risultato e fatto pendere la bilancia dalla parte di Pieluigi Bersani. E l'appello di Tongiani «ad abbandonare le mozioni le cui idee vivranno nel pluralismo partitico», dopo il duro attacco a Pucci, sembra un po' dissonante. È Raffaele Parrini, franceschiniano e assessore provinciale all'istruzione, ad abbassare i toni e a riportare il dibattito su un piano costruttivo e di confronto: «Si chiude una fase tribolata, guardiamo alle prospettive, in questo partito ci si sta tutti, all'interno di regole condivise».
«Franceschini ha vinto alle consultazioni tra gli scritti - spiega Manfredi - e vince tra gli elettori, com'è possibile parlare di sconfitta? Il risultato è stato stravolto».
Qualche accenno ai fatti di Mirteto anche Manfredi lo fa e, a dire il vero, punta il dito anche contro chi, in Cervara «ha votato con la forza e la collaborazione di uno scrutatore della mozione Bersani». E si riferisce all'assessore ai lavori pubblici Fabrizio Brizzi. Anche se il tentativo di togliersi la casacca del franceschiniano lo fa e ribadisce a gran voce «che Bersani e Manciulli (eletto al regionale) sono i nostri segretari».
Ma quando a prendere la parola è Adriano Tongiani, ex presidente Asmiu, altro che calma e ponderatezza. Certo anche lui «gioisce per il radicamento popolare del partito e l'elevata partecipazione», ma si toglie dalle scarpe qualcosa di ben più grande di un sassolino. Il suo è un attacco diretto al sindaco e all'amministrazione. «L'atteggiamento di Pucci è stato di totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini, il Pd non è un "cencio" con cui lavare i pavimenti». Ma il vero "j'accuse" è il riferimento all'"imperialismo" di Pucci. «Nessuna logica imperiale è ammessa nel partito». E ancora «è stato uno spettacolo indecente, il primo cittadino voleva imporre il suo potere imperiale in città, ma la forza della democrazia ha vinto». E ancora: «non si può pensare di trasformare la città in una cellula stalinista». E l'accusa dei franceschiniani, neanche troppo velata, è tutta qui: il sindaco Pucci che mobilita i cittadini perché votino Bersani e tenta, per così dire, il colpo di mano. Insomma la giunta avrebbe provato a forzare il risultato elettorale.
Tongiani non ha dubbi: «La vera opposizione in consiglio siamo noi, visto che Pucci è stato eletto anche con i voti del Pdl». Lo scenario è quello di un sindaco che tenta di mettere le mani sul partito, di sottrarre il controllo alla leadership attuale e di annullare qualsiasi forma di opposizione assembleare. «Ha mobilitato tutti, andava porta a porta, a votare si sono viste persone aderenti a Carc e alla destra, del resto questa è una giunta di destra». Centinaia di voti portati da Pucci e dai suoi, voti inquinati - secondo Tongiani - che avrebbero falsato il risultato e fatto pendere la bilancia dalla parte di Pieluigi Bersani. E l'appello di Tongiani «ad abbandonare le mozioni le cui idee vivranno nel pluralismo partitico», dopo il duro attacco a Pucci, sembra un po' dissonante. È Raffaele Parrini, franceschiniano e assessore provinciale all'istruzione, ad abbassare i toni e a riportare il dibattito su un piano costruttivo e di confronto: «Si chiude una fase tribolata, guardiamo alle prospettive, in questo partito ci si sta tutti, all'interno di regole condivise».
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