Attenzione
La Replica
«I parenti erano stati avvisati»
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L’assessore Gabriella Gabrielli e il cimitero del MirtetoSi, è vero, la cassettina con i resti del defunto erano da un anno nel cimitero del Mirteto. Ma è altrettanto vero che dall'agosto scorso c'era sul loculo (e sulla stessa cassettina) un avviso con scritto a chi rivolgersi
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MASSA. Si, è vero, la cassettina con i resti del defunto erano da un anno nel cimitero del Mirteto. Ma è altrettanto vero che dall'agosto scorso c'era sul loculo (e sulla stessa cassettina) un avviso con scritto a chi rivolgersi. È questa la replica dell'assessore Gabriella Gabrielli.
L'assessore Gabrielli prova a fare chiarezza sul caso sollevato dal consigliere della Destra Stefano Benedetti che, come portavoce della famiglia Magnani, ha puntato il dito su un presunto disservizio al cimitero di Mirteto. O meglio, su una cassettina di ferro che, dopo l'esumazione dell'agosto scorso è rimasta incustodita all'interno del cimitero.
La figlia del defunto lo ha scoperto pochi giorni fa da una telefonata dell'addetto ai servizi cimiteriali: lei credeva che i resti sacri, come li definisce, fossero andati come previsto nel loculo di famiglia.
«L'otto agosto del 2008 - spiega l'assessore Gabrielli - ho ricevuto comunicazione da Massa servizi che non era possibile inserire la cassetta di ferro dell'esumazione dentro la tomba di famiglia. La bara, infatti, (e la cosa risale ai tempi della gestione Euroservizi del cimitero) era stata messa dentro alla rovescia. Solo per girarla era necessaria l'autorizzazione dell'Asl».
«Ma, nel frattempo - continua la Gabrielli - il 13 agosto scoppia lo scandalo dei cimiteri. Nonostante questo, dopo qualche mese, l'ufficio ha provveduto a apporre un avviso sia sul loculo che sulla cassetta di ferro. È passato altro tempo e, pochi gironi fa, da una nuova ricognizione sul cimitero ci si è resi conto che la situazione non era stata risolto. Così i servizi cimiteriali sono risaliti alla aprente più stretta e l'hanno chiamata per informarla della situazione».
Insomma per l'assessore Gabrielli non ci sarebbe nessun caso. «L'unica pecca è non aver chiamato subito i parenti, ma abbiamo creduto che l'avviso sul loculo e sulla cassettina fosse sufficiente».
E infine un messaggio per Benedetti. «Non giova alla città mantenere un nervo scoperto, quello dei cimiteri, sui cui l'amministrazione e il consiglio comunale hanno lavorato a lungo per dare delle risposte. Il consiglio, proprio per l'importanza della vicenda ha formato una commissione d'inchiesta per ripercorre i fatti. Ma a questa commissione il consigliere Bendetti non ha aderito».
A.V.
L'assessore Gabrielli prova a fare chiarezza sul caso sollevato dal consigliere della Destra Stefano Benedetti che, come portavoce della famiglia Magnani, ha puntato il dito su un presunto disservizio al cimitero di Mirteto. O meglio, su una cassettina di ferro che, dopo l'esumazione dell'agosto scorso è rimasta incustodita all'interno del cimitero.
La figlia del defunto lo ha scoperto pochi giorni fa da una telefonata dell'addetto ai servizi cimiteriali: lei credeva che i resti sacri, come li definisce, fossero andati come previsto nel loculo di famiglia.
«L'otto agosto del 2008 - spiega l'assessore Gabrielli - ho ricevuto comunicazione da Massa servizi che non era possibile inserire la cassetta di ferro dell'esumazione dentro la tomba di famiglia. La bara, infatti, (e la cosa risale ai tempi della gestione Euroservizi del cimitero) era stata messa dentro alla rovescia. Solo per girarla era necessaria l'autorizzazione dell'Asl».
«Ma, nel frattempo - continua la Gabrielli - il 13 agosto scoppia lo scandalo dei cimiteri. Nonostante questo, dopo qualche mese, l'ufficio ha provveduto a apporre un avviso sia sul loculo che sulla cassetta di ferro. È passato altro tempo e, pochi gironi fa, da una nuova ricognizione sul cimitero ci si è resi conto che la situazione non era stata risolto. Così i servizi cimiteriali sono risaliti alla aprente più stretta e l'hanno chiamata per informarla della situazione».
Insomma per l'assessore Gabrielli non ci sarebbe nessun caso. «L'unica pecca è non aver chiamato subito i parenti, ma abbiamo creduto che l'avviso sul loculo e sulla cassettina fosse sufficiente».
E infine un messaggio per Benedetti. «Non giova alla città mantenere un nervo scoperto, quello dei cimiteri, sui cui l'amministrazione e il consiglio comunale hanno lavorato a lungo per dare delle risposte. Il consiglio, proprio per l'importanza della vicenda ha formato una commissione d'inchiesta per ripercorre i fatti. Ma a questa commissione il consigliere Bendetti non ha aderito».
A.V.
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