Attenzione
Patrimonio storico-documentario
L'archivio Miniati rischia di andare all'estero
Claudio Figaia
◗
Dall’archivio Miniati: Marina sotto la neve nell’inverno 1929 e sotto la fontana di Casette (1926)Dodicimila lastre fotografiche in cui è ritratta la storia recente della città: un patrimonio di immagini di valore storico e di «memoria». È la fototeca dello studio Miniati. Un tesoro di foto antiche che Massa rischia di perdere. Due collezionisti, uno svizzero, l'altro tedesco si sono già fatti avanti
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MASSA. Dodicimila lastre fotografiche in cui è ritratta la storia recente della città: un patrimonio di immagini di valore storico e di «memoria». È la fototeca dello studio Miniati. Un tesoro di foto antiche che Massa rischia di perdere.
«L'archivio potrebbe essere venduto a un collezionista straniero», lancia l'allarme Italia Nostra, che chiede alla Soprintendenza dei beni artistici e architettonici di esercitare il diritto di prelazione e «salvi» quel patrimonio.
Stefano Miniati, nipote di Giulio Miniati, pioniere della fotografia e autore delle 12mila lastre, conferma. Con amarezza.
«Guardate, io non vorrei vendere, ma ne sono costretto. Io vorrei che la fototeca di mio nonno diventasse visibile a tutta la città, che nelle sue immagini è ritratta. E per questo ho preso negli anni scorsi, contatti con il sindaco Fabrizio Neri, a cui ho presentato la proposta di creare un archivio pubblico, un luogo dove poter conservare e accedere a questo patrimonio. Sembrava cosa fatta, poi non mi ha fatto più sapere niente».
E così, riferisce ancora il signor Miniati, è accaduto con la Soprintendenza: «Ho chiesto anche a loro di aiutarmi a valorizzare l'archivio, non ho mai avito risposte concrete».
Vendere, dunque, diventa - secondo Miniati - l'unica soluzione. «In questo locale - dice mostrando il suo studio fotografico vicino a piazza della Conca - la collezione è a rischio, potrebbe essere danneggiata. E poi ho bisogno di spazio per la mia attività».
Due acquirenti si sono già fatti avanti: un collezionista svizzero e un amatore tedesco, già proprietario di una vastissima collezione di archivi fotografici di tutta Europa. Gente, pare, disposta a sborsare cifre considerevoli per avere le foto di Miniati.
La collezione comprende migliaia di immagini (8.250 già catalogate dal nipote di Giulio Miniati) scattate tra il 1904 e il 1945; il suo valore storico-documentario è fuori discussione. Il problema è evitare che vada disperso.
«L'archivio potrebbe essere venduto a un collezionista straniero», lancia l'allarme Italia Nostra, che chiede alla Soprintendenza dei beni artistici e architettonici di esercitare il diritto di prelazione e «salvi» quel patrimonio.
Stefano Miniati, nipote di Giulio Miniati, pioniere della fotografia e autore delle 12mila lastre, conferma. Con amarezza.
«Guardate, io non vorrei vendere, ma ne sono costretto. Io vorrei che la fototeca di mio nonno diventasse visibile a tutta la città, che nelle sue immagini è ritratta. E per questo ho preso negli anni scorsi, contatti con il sindaco Fabrizio Neri, a cui ho presentato la proposta di creare un archivio pubblico, un luogo dove poter conservare e accedere a questo patrimonio. Sembrava cosa fatta, poi non mi ha fatto più sapere niente».
E così, riferisce ancora il signor Miniati, è accaduto con la Soprintendenza: «Ho chiesto anche a loro di aiutarmi a valorizzare l'archivio, non ho mai avito risposte concrete».
Vendere, dunque, diventa - secondo Miniati - l'unica soluzione. «In questo locale - dice mostrando il suo studio fotografico vicino a piazza della Conca - la collezione è a rischio, potrebbe essere danneggiata. E poi ho bisogno di spazio per la mia attività».
Due acquirenti si sono già fatti avanti: un collezionista svizzero e un amatore tedesco, già proprietario di una vastissima collezione di archivi fotografici di tutta Europa. Gente, pare, disposta a sborsare cifre considerevoli per avere le foto di Miniati.
La collezione comprende migliaia di immagini (8.250 già catalogate dal nipote di Giulio Miniati) scattate tra il 1904 e il 1945; il suo valore storico-documentario è fuori discussione. Il problema è evitare che vada disperso.
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