Il Tirreno

Il caso

I resti di un defunto in giro per il cimitero

<strong>MIRTETO.</strong> L’entrata del cimitero cittadino
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MIRTETO. L’entrata del cimitero cittadino

Credeva che suo padre riposasse in pace nella tomba insieme alla sua amatissima madre. Invece scopre che i resti sacri, come lei li definisce, hanno vagato per un anno nel cimitero di Mirteto

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MASSA. Credeva che suo padre riposasse in pace nella tomba insieme alla sua amatissima madre. Invece scopre che i resti sacri, come lei li definisce, hanno vagato per un anno nel cimitero di Mirteto. Dove non si sa, nè si capisce come sia passata inosservata quella piccola scatola di ferro che contiene i resti di Ernando Mignani, morto all'età di 82 anni, nel 1991.
Ma andiamo per ordine. La figlia dell'uomo, Anna, ricorda i momenti tristissimi della morte di suo papà. «Era un uomo semplice e ha voluto esserlo anche dopo la vita - racconta - era un volontario della Croce bianca, mi aveva chiesto di essere sepolto e di avere solo una croce. E così ho fatto».
Lo scorso anno alla signora arriva una telefonata dal cimitero. Sono trascorsi 17 anni dalla sepoltura di Ernando ed è arrivato il tempo della riesumazione. Un momento triste per una famiglia tanto che Anna non si sente di essere presente. Vanno il marito e il cognato della donna e insieme assistono al rito. «Ci era stato domandato dove volessimo collocare i resti di mio padre - continua la donna - e io mi sono ricordata del suo desiderio di riposare per sempre accanto a sua madre, mia nonna, avevo quindi chiesto che la piccola cassetta fosse messa nella tomba di famiglia».
Due giorni fa a casa Magnani squilla il telefono, è un impiegato del cimitero, avvisa Anna di aver trovato una cassetta di ferro con il nome di suo padre e le chiede dove debba riporla. «Sono rimasta sconvolta, dove sono rimasti per un anno i resti di mio padre? - confida tra l'arrabbiato e il commosso - io credo al culto dei morti per me ci sono sacralità che vanno preservate. Mi sento offesa e soffro».
Viene a scoprire che la cassettina con i resti di suo padre non è stata collocata nella tomba della nonna perché la bara della donna era messa male e non c'era abbastanza spazio. «Se è così perché nessuno me lo ha detto». La donna si precipita in comune, infuriata, teme che quelli non siano i resti di suo padre.
«Non voglio che a pagarla sia l'ultimo anello della catena, non voglio accanirmi con un operaio che ha sbagliato qualcosa - puntualizza - ma ho bisogno di chiarezza per me, per la mia famiglia e per rispetto a mio padre. Voglio andare fino in fondo e capire dove è stata collocata per un anno la cassetta con i resti di mio babbo».
A farsi portavoce dei problemi della famiglia Magnani è il consigliere della Destra Stefano Benedetti che ha scritto una lettera al dirigente del settore cimiteri del comune.
«Credevo - commenta - che dopo lo scandalo cremazioni, l'amministrazione si fosse organizzata un po' meglio per lo svolgimento delle attività sia cimiteriali, sia di vigilanza, ma alla luce di un fatto così grave devo ricredermi». Benedetti chiede di avviare un'indagine «per accertare i fatti e chiarire l'accaduto. E per far luce - continua - sulle motivazioni di tale comportamento da parte dei preposti alle operazioni di sepoltura».
Adesso i familiari di Ernando vogliono avere spiegazioni e sapere dove finiranno i resti dell'uomo.

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