La manifestazione
scavare per 29 anni
La Sam rinuncia a pezzi di cava
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Il palazzo comunale e una veduta delle caveRinunciano a pezzi di cava per non vedersi annullare le concessioni per coltivarli. E' un meccanismo consentito, legittimo, e che pare sia diffuso fra gli imprenditori del marmo, che aspettano tempi migliori del dopo-crisi. Il comparto dell'escavazione sembra infatti meno in difficoltà rispetto a quello della trasformazione del marmo
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CARRARA. Rinunciano a pezzi di cava per non vedersi annullare le concessioni per coltivarli. E' un meccanismo consentito, legittimo, e che pare sia diffuso fra gli imprenditori del marmo, che aspettano tempi migliori del dopo-crisi. Il comparto dell'escavazione sembra infatti meno in difficoltà rispetto a quello della trasformazione del marmo, ma comunque pur sempre in affanno. Per cui si innescano meccanismi prudenziali.
Da una parte va avanti l'iter di razionalizzazione del comparto escavazione avviato anni fa dal Comune che finora ha "caducato", ossia annullato, una miriade di mini-siti (piccoli mappali) non coltivati da molto tempo. Dall'altra parte, le aziende si mettono al riparo. Infatti, il regolamento degli agri marmiferi prevede che se un sito, un mappale, viene "caducato" (e quindi rientra nella piena disponibilità del Comune) il concessionario ne perde i diritti concessori.
Siccome accade che le aziende di escavazione che coltivano le cave, a volte lasciano inattivi piccoli pezzi marginali, in tale situazine rischiano di vederseli portare via dal Comune (nel senso che viene meno il presupposto della concessione, che implica la colitazione del sito), e allora decidono di rinunciarvi, cosicché - spiegano dal Comune - mantengoo la possibilità di poterli eventualmente riottenere in futuro.
E' il caso, fra altri, della Sam: la giunta comunale con delibera dell'8 ottobre, prende atto che da parte della Società Apuana marmi srl «per 13 particelle è stato presentato formale atto di rinuncia alla concessione». E per quel che concerne il procedimento di decadenza di altre porzioni di agro marmifero, relativa e sei "particelle" «i motivi della dichiarazione di decadenza per inattività potranno cessare, con la presentazione di un piano di coltivazione entro il congruo periodo di sei mesi, che comprende i detti mappali». La delibera andrà in consiglio comunale.
La battaglia dei canoni. Cave in movimento, nella difficile trattativa fra Assindustria e Comune sulle tariffe del marmo e sul nuovo schema di concessione. Posizioni, si dice, non distanti, ma comunque diverse. Per il nuovo schema di concessione, Assindustria chiede un nuovo tavolo per discutere la proposta presentata al Comune mesi fa: visto che le concessioni saranno date per 29 anni, l'associazione considera l'atto come un vero e proprio contratto, e quindi pur non pretendendo che i canoni restino immutati per tutto quel tempo, chiede tuttavia garanzie affinché le aziende non vengano messe di fronte, dopo qualche anno, a stravolgimenti delle tariffe. L'amministrazione comunale ritiene invece opportuno lasciare i canoni svincolati dalla durata delle concessioni.
Riusciranno a a trovare un'intesa definitiva?
Da una parte va avanti l'iter di razionalizzazione del comparto escavazione avviato anni fa dal Comune che finora ha "caducato", ossia annullato, una miriade di mini-siti (piccoli mappali) non coltivati da molto tempo. Dall'altra parte, le aziende si mettono al riparo. Infatti, il regolamento degli agri marmiferi prevede che se un sito, un mappale, viene "caducato" (e quindi rientra nella piena disponibilità del Comune) il concessionario ne perde i diritti concessori.
Siccome accade che le aziende di escavazione che coltivano le cave, a volte lasciano inattivi piccoli pezzi marginali, in tale situazine rischiano di vederseli portare via dal Comune (nel senso che viene meno il presupposto della concessione, che implica la colitazione del sito), e allora decidono di rinunciarvi, cosicché - spiegano dal Comune - mantengoo la possibilità di poterli eventualmente riottenere in futuro.
E' il caso, fra altri, della Sam: la giunta comunale con delibera dell'8 ottobre, prende atto che da parte della Società Apuana marmi srl «per 13 particelle è stato presentato formale atto di rinuncia alla concessione». E per quel che concerne il procedimento di decadenza di altre porzioni di agro marmifero, relativa e sei "particelle" «i motivi della dichiarazione di decadenza per inattività potranno cessare, con la presentazione di un piano di coltivazione entro il congruo periodo di sei mesi, che comprende i detti mappali». La delibera andrà in consiglio comunale.
La battaglia dei canoni. Cave in movimento, nella difficile trattativa fra Assindustria e Comune sulle tariffe del marmo e sul nuovo schema di concessione. Posizioni, si dice, non distanti, ma comunque diverse. Per il nuovo schema di concessione, Assindustria chiede un nuovo tavolo per discutere la proposta presentata al Comune mesi fa: visto che le concessioni saranno date per 29 anni, l'associazione considera l'atto come un vero e proprio contratto, e quindi pur non pretendendo che i canoni restino immutati per tutto quel tempo, chiede tuttavia garanzie affinché le aziende non vengano messe di fronte, dopo qualche anno, a stravolgimenti delle tariffe. L'amministrazione comunale ritiene invece opportuno lasciare i canoni svincolati dalla durata delle concessioni.
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