Il Tirreno

interpellanza

Amianto nella cartieraI cittadini di Santa Lucia chiedono di smantellarla

Margherita Mazzarella
<strong>NEL MIRINO.</strong> La cartiera a Santa Lucia lungo la via Bassa Tambura Ha il tetto in eternit
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NEL MIRINO. La cartiera a Santa Lucia lungo la via Bassa Tambura Ha il tetto in eternit

Altro che raccolta dei rifiuti porta a porta, altro che isole ecologiche e bidoni per la differenziata: a Santa Lucia, alla prima periferia di Massa, siamo ancora in alto mare e i cittadini sono ancora alle prese con materiali come eternit, amianto e rifiuti speciali vaganti

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MASSA. Altro che raccolta dei rifiuti porta a porta, altro che isole ecologiche e bidoni per la differenziata: a Santa Lucia, alla prima periferia di Massa, siamo ancora in alto mare e i cittadini sono ancora alle prese con materiali come eternit, amianto e rifiuti speciali vaganti. Nel mirino degli abitanti del quartiere è la storica cartiera che sorge lungo via Bassa Tambura, all'incrocio con via Capaccola, da anni abbandonata a se stessa e ormai non funzionante.

Il tetto dello stabile che ospitava fino a una decina di anni fa l'azienda produttrice di carta riciclata e non, è coperto da grandi lastra di eternit, e anche l'amianto è ben visibile sia all'esterno che all'interno dell'edificio, dai cui vetri rotti si possono intravedere i vergognosi cumuli di materiali speciali quali amianto e simili che nessuno si preoccupa di rimuovere e smaltire con le procedure previste. Che eternit e amianto siano dannosi per salute umana, e che le particelle nocive che questi materiali contengono e che vento, pioggia e calore sollecitano costantemente, non è un segreto per nessuno. E gli abitanti, allarmati sostengono che da alcuni mesi sono in aumento casi di malattie alle vie respiratorie.

I cittadini, insomma, non ne possono più, e chiedono all'amministrazione di intervenire in tutela della loro salute, considerando poi anche che la zone è densamente popolata e frequentata da bambini: la scuola elementare di Santa Lucia sorge proprio a due passi dall'edificio incriminato. «Chiediamo al comune di fare qualcosa per noi - ha detto Saura Bassi, una cittadina di Capaccola che ha parlato a nome di tutto il quartiere - perchè viviamo respirando sostanze tossiche e questo non è giusto. Essere un quartiere periferico non significa poter essere dimenticati, e neppure trascurati da un'amministrazione che ci dovrebbe rappresentare. Sono anni che sopportiamo questa vergogna: non ne possimo più». E proprio ieri, facendosi carico di queste sacrosante esigenze dei cittadini, il consigliere comunale Giancarlo Casotti ha presentato e protocollato un'interpellanza sull'argomento, che sarà oggetto di analisi e discussione durante il prossimo consiglio comunale: «Sulla salute non si scherza - ha detto Casotti - e appena sono venuto a conoscenza del problema me ne sono interessato personalmente e immediatamente. Questo edificio deve essere smantellato, o quantomeno spogliato del suo rivestimento in amianto». In realtà quello di Casotti è un atto politico che arriva al palazzo comunale dietro a molti altri: sono anni che la cosa viene portata all'attenzione dell'amministrazione. Il primo intervento scritto è datato 19 giugno 2008, e si tratta di un sollecito, alle proprietarie dello stabile, a procedere allo smaltimento della copertura in fibrocemento amianto del tetto; a seguire un sollecito del 23 gennaio 2009. Poi più nulla, se non un ulteriore deterioramento del materiale.

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