Il dolore
SCENARI POLITICI
Pucci a D'Alema:«Il Pd è la mia casa Voterò Bersani»
Chiara Sillicani
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D’Alema ieri sera al teatro GuglielmiArriva Massimo D'Alema, per sostenere la candidatura di Bersani, ma il suo peso politico, anche se solo per qualche ora, rimargina, o ne dà l'impressione, la rottura che a Massa ha portato il Pd a sedere tra i banchi dell'opposizione.
E l'intervento di D'Alema passa quasi in secondo piano
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MASSA. Arriva Massimo D'Alema, per sostenere la candidatura di Bersani, ma il suo peso politico, anche se solo per qualche ora, rimargina, o ne dà l'impressione, la rottura che a Massa ha portato il Pd a sedere tra i banchi dell'opposizione.
E l'intervento di D'Alema passa quasi in secondo piano. Perché ad attirare l'attenzione è quella prima fila in platea: Pucci, il segretario comunale Pd Gianluca Brizzi e Maurizio Morelli, ex assessore alla finanze. Insomma la giunta del passato e quella del presente. Il Pd all'opposizione e quello che Pd non è ma nel Pd si riconosce. Del resto Pucci non lo ha mai negato e ieri, dal palco del Guglielmi, ha avuto l'occasione per ribadirlo, che nel Pd si sente a casa. «È un piacere essere qui - ha commentato Pucci - credo in questo partito e ne sono un fondatore». Niente tessera, ma una vicinanza di idee, con il partito nazionale, chiaramente.
Nel locale è tutta un'altra storia. E il sindaco conferma: «Alle primarie del 25 ottobre andrò a votare e voterò Bersani». Perchè in questa città le mozioni del Pd assumono sfumature particolari. Ed essere arancioni, sostenitori di Pucci, si traduce anche in un sostegno a Bersani. «Un equivalenza tra bersaniani e "pucciani"? È probabile», ammette Pucci. Ma qui, nella provincia apuana, il preferito dagli iscritti, è Franceschini, che sfonda con il 68%. E la mozione Bersani non a caso punta sull'esperienza politica di Massimo D'Alema. Che ieri sera in un teatro affollato fin sul loggione, accanto al candidato regionale Andrea Manciulli e al coordinatore Enzo Manenti, ha spiegato perché Bersani è il più indicato alla guida del Pd che sarà. Quello che dovrà fare i conti «con la crisi del sistema economico e democratico e con un dilagante populismo». Pierluigi Bersani è «una guida nuova - spiega - forte e credibile, capace di parlare ai ceti produttivi.
E se la destra è in grado di proporre valori forti, l'attaccamento alla terra, il sangue, anche il Pd deve puntare su valori che siano identitari, dalla democrazia all'uguaglianza». Per un partito rinnovato che muova emozioni e sappia condurre un'opposizione forte. Insomma, Bersani, l'uomo che da ministro, ha fatto vacillare rendite corporative e monopoli, come guida del Pd.«Perché - dice Pucci - se il partito si ritrova, anche noi ci ritroviamo». E chissà che quel noi non guardi a chi nel Pd c'è e a Massa gioca il ruolo dell'oppositore.
E l'intervento di D'Alema passa quasi in secondo piano. Perché ad attirare l'attenzione è quella prima fila in platea: Pucci, il segretario comunale Pd Gianluca Brizzi e Maurizio Morelli, ex assessore alla finanze. Insomma la giunta del passato e quella del presente. Il Pd all'opposizione e quello che Pd non è ma nel Pd si riconosce. Del resto Pucci non lo ha mai negato e ieri, dal palco del Guglielmi, ha avuto l'occasione per ribadirlo, che nel Pd si sente a casa. «È un piacere essere qui - ha commentato Pucci - credo in questo partito e ne sono un fondatore». Niente tessera, ma una vicinanza di idee, con il partito nazionale, chiaramente.
Nel locale è tutta un'altra storia. E il sindaco conferma: «Alle primarie del 25 ottobre andrò a votare e voterò Bersani». Perchè in questa città le mozioni del Pd assumono sfumature particolari. Ed essere arancioni, sostenitori di Pucci, si traduce anche in un sostegno a Bersani. «Un equivalenza tra bersaniani e "pucciani"? È probabile», ammette Pucci. Ma qui, nella provincia apuana, il preferito dagli iscritti, è Franceschini, che sfonda con il 68%. E la mozione Bersani non a caso punta sull'esperienza politica di Massimo D'Alema. Che ieri sera in un teatro affollato fin sul loggione, accanto al candidato regionale Andrea Manciulli e al coordinatore Enzo Manenti, ha spiegato perché Bersani è il più indicato alla guida del Pd che sarà. Quello che dovrà fare i conti «con la crisi del sistema economico e democratico e con un dilagante populismo». Pierluigi Bersani è «una guida nuova - spiega - forte e credibile, capace di parlare ai ceti produttivi.
E se la destra è in grado di proporre valori forti, l'attaccamento alla terra, il sangue, anche il Pd deve puntare su valori che siano identitari, dalla democrazia all'uguaglianza». Per un partito rinnovato che muova emozioni e sappia condurre un'opposizione forte. Insomma, Bersani, l'uomo che da ministro, ha fatto vacillare rendite corporative e monopoli, come guida del Pd.«Perché - dice Pucci - se il partito si ritrova, anche noi ci ritroviamo». E chissà che quel noi non guardi a chi nel Pd c'è e a Massa gioca il ruolo dell'oppositore.
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