La manifestazione
Studenti in Piazza
L'Onda studentesca è tornata
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IN STRADA. Musica e slogan durante il corteoUna mattinata strana quella di ieri, con i Carc di fronte al Tribunale, a sostegno dei compagni sotto processo per i fatti di Partaccia e il corteo degli studenti che sfila per le strade del centro
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MASSA. Una mattinata strana quella di ieri, con i Carc di fronte al Tribunale, a sostegno dei compagni sotto processo per i fatti di Partaccia e il corteo degli studenti che sfila per le strade del centro.
«Una manifestazione contro i tagli del Ministro Gelmini, niente a che vedere - assicurano i ragazzi - con quello che avviene nelle aule del Tribunale». E, in effetti, il corteo parte, poco dopo le nove, da piazza Garibaldi senza un accenno al processo, ma ci vuole poco per capire che quei 250-300 studenti a quanto accade nel Palazzo di Giustizia ci pensano eccome.
E arrivati in via Alberica, qualcuno afferra il microfono e ricorda i fatti di Partaccia.
«Perché a manifestare contro il fascismo - spiega un giovane - c'eravamo anche noi». Musica di una gioventù d'altri tempi e le parole di De Andrè per un corteo che si definisce «antirazzista e antifascista». E qualche minuto di tensione quando i manifestanti arrivano davanti al Comune.
Scambio di battute con alcuni giovani di destra, un gruppo si stacca dal corteo e sale le scale per l'atrio di palazzo civico. Schermaglie, nulla di più: le forze dell'ordine riescono a riportare la calma.
L'onda studentesca, nata lo scorso anno, in rottura con le politiche del Governo, non vuole bandiere, né rappresentanza partitica - spiegano i manifestanti. Gli studenti chiedono investimenti sulla cultura e sull'edilizia scolastica, «la crisi è vostra - scrivono negli striscioni - la rabbia è nostra».
I ragazzi dell'Alberghiero si dichiarano in lotta, sono un gruppo sparuto, nonostante i tanti problemi con cui devono fare i conti «forse - ci dice uno di loro - molti non si rendono conto di quello che sta accadendo». E lungo il corteo, alle spalle degli alunni del "Minuto", forse per casualità, forse per volontà degli organizzatori, una grande scritta: «la scuola cade a pezzi».
Con le orecchie d'asino sulla testa e i giubbini catarifrangenti addosso per «farci notare», il corteo procede fino alla Martana, a a piazza Aranci, e da lì a ragioneria e allo scientifico.
Tutti visi giovani di chi si affaccia alla vita con paura e speranza, e tra gli sguardi degli studenti, non poteva sfuggire quella donna, in fondo al corteo, grintosa e combattiva, seppur nelle retrovie. È Rosy Ricci.
«Sono un' insegnante e una mamma, seguo mio figlio in manifestazione ed esprimo il mio dissenso per una riforma della scuola che non mi piace».
Una protesta quella di ieri mattina a livello nazionale che in alcune città ha visto scendere in piazza migliaia di ragazzi. A Massa i numeri erano più contenuti. Angelica Gatti, coordinatrice della "Rete degli studenti", il sindacato studentesco, è soddisfatta: «La Rete era nell'Onda - spiega - senza bandiere o simboli, tutti insieme. Non eravamo molti? Beh, però in strada c'erano rappresentanti di tutte le scuole, anche di Carrara.
Mi sembra un ottimo risultato, considerato che questa è la prima manifestazione dell'anno scolastico. Il senso di partecipazione c'era e questa è la cosa fondamentale per un buon inizio. Riusciremo a coinvolgere, con un'opera di informazione, anche altre persone».
C.S.
«Una manifestazione contro i tagli del Ministro Gelmini, niente a che vedere - assicurano i ragazzi - con quello che avviene nelle aule del Tribunale». E, in effetti, il corteo parte, poco dopo le nove, da piazza Garibaldi senza un accenno al processo, ma ci vuole poco per capire che quei 250-300 studenti a quanto accade nel Palazzo di Giustizia ci pensano eccome.
E arrivati in via Alberica, qualcuno afferra il microfono e ricorda i fatti di Partaccia.
«Perché a manifestare contro il fascismo - spiega un giovane - c'eravamo anche noi». Musica di una gioventù d'altri tempi e le parole di De Andrè per un corteo che si definisce «antirazzista e antifascista». E qualche minuto di tensione quando i manifestanti arrivano davanti al Comune.
Scambio di battute con alcuni giovani di destra, un gruppo si stacca dal corteo e sale le scale per l'atrio di palazzo civico. Schermaglie, nulla di più: le forze dell'ordine riescono a riportare la calma.
L'onda studentesca, nata lo scorso anno, in rottura con le politiche del Governo, non vuole bandiere, né rappresentanza partitica - spiegano i manifestanti. Gli studenti chiedono investimenti sulla cultura e sull'edilizia scolastica, «la crisi è vostra - scrivono negli striscioni - la rabbia è nostra».
I ragazzi dell'Alberghiero si dichiarano in lotta, sono un gruppo sparuto, nonostante i tanti problemi con cui devono fare i conti «forse - ci dice uno di loro - molti non si rendono conto di quello che sta accadendo». E lungo il corteo, alle spalle degli alunni del "Minuto", forse per casualità, forse per volontà degli organizzatori, una grande scritta: «la scuola cade a pezzi».
Con le orecchie d'asino sulla testa e i giubbini catarifrangenti addosso per «farci notare», il corteo procede fino alla Martana, a a piazza Aranci, e da lì a ragioneria e allo scientifico.
Tutti visi giovani di chi si affaccia alla vita con paura e speranza, e tra gli sguardi degli studenti, non poteva sfuggire quella donna, in fondo al corteo, grintosa e combattiva, seppur nelle retrovie. È Rosy Ricci.
«Sono un' insegnante e una mamma, seguo mio figlio in manifestazione ed esprimo il mio dissenso per una riforma della scuola che non mi piace».
Una protesta quella di ieri mattina a livello nazionale che in alcune città ha visto scendere in piazza migliaia di ragazzi. A Massa i numeri erano più contenuti. Angelica Gatti, coordinatrice della "Rete degli studenti", il sindacato studentesco, è soddisfatta: «La Rete era nell'Onda - spiega - senza bandiere o simboli, tutti insieme. Non eravamo molti? Beh, però in strada c'erano rappresentanti di tutte le scuole, anche di Carrara.
Mi sembra un ottimo risultato, considerato che questa è la prima manifestazione dell'anno scolastico. Il senso di partecipazione c'era e questa è la cosa fondamentale per un buon inizio. Riusciremo a coinvolgere, con un'opera di informazione, anche altre persone».
C.S.
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