Il Tirreno

I PROBLEMI DELLA SANITA’

Riabilitazione, otto mesi di attesa

Chiara Sillicani
Riabilitazione, otto mesi di attesa

Mesi e mesi di attesa per un percorso riabilitativo: l'allarme lo ha lanciato, durante una conferenza stampa sulla sanità, il consigliere Stefano Benedetti. E, in effetti, la sua preoccupazione qualche fondamento ce l'ha

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MASSA. Mesi e mesi di attesa per un percorso riabilitativo: l'allarme lo ha lanciato, durante una conferenza stampa sulla sanità, il consigliere Stefano Benedetti. E, in effetti, la sua preoccupazione qualche fondamento ce l'ha. Il paziente, con una prescrizione dell'ortopedico, si presenta all'Asl o alla Fondazione Pelù, in via Marina Vecchia, e scopre che il suo turno arriverà dopo 5, 6, anche 8 mesi. Insomma dovrà sopportare quel noioso mal di schiena per parecchio tempo. Nell'attesa, può combattere il dolore cominciando un percorso di educazione al movimento, in parole più semplici, può scegliere una palestra e rimettere in attività i suoi muscoli doloranti. L'azienda sanitaria gli fornisce un elenco di centri sportivi e il paziente seleziona. A costi contenuti, perché per ogni lezione paga solo due euro. Le palestre in realtà ci guadagnano poco: si mettono in tasca solo la moneta da 2. Tanto che il direttore dell'unità funzionale di riabilitazione, il dottor Massimo Santini parla di «lavoro ammirevole, quasi volontariato». Ma come si giustifica un'attesa così lunga? I ben informati garantiscono che il problema è economico. Insomma l'azienda sanitaria non riuscirebbe a far fronte alle spese per la riabilitazione e non avrebbe abbastanza soldi per pagare i centri convenzionati (Anffas, Aias e Don Gnocchi) e per le strutture erogare la prestazione diventerebbe quindi sempre più difficile. Lo stesso Benedetti fa sapere che dallo scorso mese Anffas e Aias hanno teminato il budget a loro assegnato. L'Asl però smentisce, il direttore sanitario Andrea Macuzzi spiega che «circa 10milioni di euro, un budget robustissimo, ogni anno sono destinati dall'Asl alla riabilitazione nei centri convenzionati.». A cui si aggiungono quelli gestiti direttamente dall'azienda (uno a Marina di Carrara, uno ad Aulla, uno a Fivizzano, uno a Pontremoli e uno a Massa, la Fondazione Pelù appunto). Nessun dato certo sui tempi di attesa, ma il direttore sanitario non smentisce che in alcuni casi i pazienti attendano qualche mese, ma ci tiene a fare dei distinguo. «Non c'è un traumatizzato - spiega - che debba aspettare, né una persona colpita da ictus. È vero però che la richiesta è enorme, chiedono la riabilitazione anche persone per cui la risposta sarebbe piuttosto un percorso educativo -comportamentale». È il dottor Massimo Santini a spiegare nel dettaglio cosa si intenda per percorso educativo: «Esiste una delibera della giunta regionale, la 595 del 2005, che disegna i vari percorsi riabilitativi definiti chiaramente in base alla gravità del problema. Chi ha una protesi, ad esempio, è subito preso in carico dal sistema sanitario. Chi ha un mal di schiena, invece, a seconda della gravità appunto o della sua storia clinica, può essere invitato ad un percorso di attività motoria adattata». In altre parole alla palestra. Insomma, l'idea è che ad attendere sia chi ha disturbi, magari fastidiosi e causa di dolori, ma non gravi, persone che potrebbero risolvere il loro problema con uno stile di vita corretto e più movimento.

«In media ogni anno nella nostra provincia 680 persone sono colpite da ictus e l'azienda sanitaria affronta il problema con efficienza». Priorità a chi sta peggio, quindi. Il principio è condivisibile, anche se non è facile spiegarlo a chi deve fare i conti con un pur semplice ma dolorosissimo mal di schiena e a cui, non dimentichiamolo, la riabilitazione, l'ha prescritta il medico.

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