Proteste
i nostri soldi
Bonifica, accolto il ricorso
Claudio Figaia
Il balzello del "contributo di bonifica" imposto dalla Comunità montana a tutti i proprietari di terreni o immobili è illegittimo. O meglio: non è adeguatamente motivato. Per questo deve essere sospeso. Lo sostiene la Commissione tributaria provinciale, accogliendo il ricorso di circa 150 cittadini
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MASSA CARRARA. Il balzello del "contributo di bonifica" imposto dalla Comunità montana a tutti i proprietari di terreni o immobili è illegittimo. O meglio: non è adeguatamente motivato. Per questo deve essere sospeso. Lo sostiene la Commissione tributaria provinciale, accogliendo il ricorso di circa 150 cittadini (la maggior parte di Massa, una ventina di Carrara) che si erano rivolti agli avvocati Valter Mattarocci ed Emilia Lorenzetti, coadiuvati da Carrara da Elena Pollastrini e Antonella Caleo, per sostenere che quel contributo non è dovuto.
Balzello modesto ma generalizzato, quello del «contributo bonifica», detto anche "tassa sui fiumi". Una specie di Ici che grava sui proprietari dei terreni, ma anche di immobili, chiamati a versare una cifra che va da 8-9 euro a 300 e più (a seconda delle dimensioni dei beni) per finanziare la manutenzione e la messa in sicurezza di fossi, canali, argini e sponde.
In Lunigiana viene pagato da una quindicina d'anni. Quando la Montana ha iniziato a richiederlo anche a Carrara, Massa e Montignoso (in sostituzione del medesimo contributo che prima veniva chiesto dai defunti consorzi di bonifica), ci sono state vivacissime proteste. Da parte dei cittadini, chiaro. Ma anche di associazioni, partiti, sindacati. Che avevano contestato anche il recapito di alcune bollette «pazze».
Sono così partiti diversi ricorsi - per principio più che per i soldi, visto che le spese di carta bollata (non il patrocinio, fornito gratuitamente dai legali) superano in alcuni casi l'importo della "tassa" - indirizzati alla commissione tributaria.
Ebbene, uno di essi, quello presentato da Mattarocci & C. e riguardante gli avvisi di pagamento emessi dalla Comunità montana della Lunigiana per i contributi di bonifica relativi al 2006, è stato esaminato e accolto.
«Difetto di motivazione» era il primo argomento su cui puntava il ricorso. I cittadini, cioè, sostenevano che l'avviso di pagamento non indica il totale delle spese sostenute, la quota parte spettante a ciascun contribuente-possessore di immobili, il totale degli immobili assoggettati al pagamento. E, soprattutto, non indica quale beneficio deriverebbe all'immobile dal contributo versato, né con quali modalità e parametri è stato calcolato tale contributo.
La commissione ha accolto questo e gli altri argomenti sostenuti dai ricorrenti, respingendo le tesi difensive della Comunità montana, secondo cui le argomentazioni addotte dai ricorrenti erano viziate da un'errata interpretazione delle norme. La Montana sosteneva anche che la legittimità degli atti e la definizione del "perimetro di contribuenza" dispensa l'ente impositore dall'obbligo di dimostrare quali benefici il contributo apporta agli immobili tassati.
La Commissione tributaria provinciale, insomma, stoppa l'azione della Comunità Montana e dà piena ragione ai cittadini. Sospendendo l'efficacia giuridica della richiesta di pagamento e annullando l'avviso steso di pagamento. Aprendo così la strada ai rimborsi.
Ma non si tratta di un verdetto definitivo. La Montana sta già preparando il ricorso davanti alla Commissione tributaria regionale e il provvedimento non si estende automaticamente a tutti gli avvisi di pagamento emessi dall'ente. Insomma, la prima battaglia contro la tassa sui fiumi è vinta, la guerra è però ancora lunga.
Balzello modesto ma generalizzato, quello del «contributo bonifica», detto anche "tassa sui fiumi". Una specie di Ici che grava sui proprietari dei terreni, ma anche di immobili, chiamati a versare una cifra che va da 8-9 euro a 300 e più (a seconda delle dimensioni dei beni) per finanziare la manutenzione e la messa in sicurezza di fossi, canali, argini e sponde.
In Lunigiana viene pagato da una quindicina d'anni. Quando la Montana ha iniziato a richiederlo anche a Carrara, Massa e Montignoso (in sostituzione del medesimo contributo che prima veniva chiesto dai defunti consorzi di bonifica), ci sono state vivacissime proteste. Da parte dei cittadini, chiaro. Ma anche di associazioni, partiti, sindacati. Che avevano contestato anche il recapito di alcune bollette «pazze».
Sono così partiti diversi ricorsi - per principio più che per i soldi, visto che le spese di carta bollata (non il patrocinio, fornito gratuitamente dai legali) superano in alcuni casi l'importo della "tassa" - indirizzati alla commissione tributaria.
Ebbene, uno di essi, quello presentato da Mattarocci & C. e riguardante gli avvisi di pagamento emessi dalla Comunità montana della Lunigiana per i contributi di bonifica relativi al 2006, è stato esaminato e accolto.
«Difetto di motivazione» era il primo argomento su cui puntava il ricorso. I cittadini, cioè, sostenevano che l'avviso di pagamento non indica il totale delle spese sostenute, la quota parte spettante a ciascun contribuente-possessore di immobili, il totale degli immobili assoggettati al pagamento. E, soprattutto, non indica quale beneficio deriverebbe all'immobile dal contributo versato, né con quali modalità e parametri è stato calcolato tale contributo.
La commissione ha accolto questo e gli altri argomenti sostenuti dai ricorrenti, respingendo le tesi difensive della Comunità montana, secondo cui le argomentazioni addotte dai ricorrenti erano viziate da un'errata interpretazione delle norme. La Montana sosteneva anche che la legittimità degli atti e la definizione del "perimetro di contribuenza" dispensa l'ente impositore dall'obbligo di dimostrare quali benefici il contributo apporta agli immobili tassati.
La Commissione tributaria provinciale, insomma, stoppa l'azione della Comunità Montana e dà piena ragione ai cittadini. Sospendendo l'efficacia giuridica della richiesta di pagamento e annullando l'avviso steso di pagamento. Aprendo così la strada ai rimborsi.
Ma non si tratta di un verdetto definitivo. La Montana sta già preparando il ricorso davanti alla Commissione tributaria regionale e il provvedimento non si estende automaticamente a tutti gli avvisi di pagamento emessi dall'ente. Insomma, la prima battaglia contro la tassa sui fiumi è vinta, la guerra è però ancora lunga.
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