Sicurezza
MASSA
Otto negozi chiusi a Marina
Chiara Sillicani
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DESERTO. Il centro commerciale di Marina non è decollato. Otto negozi sono chiusiIl dibattito sulla crisi economica è aperto, se ne parla in tv e sui giornali. Ma per avere veramente la dimensione del fenomeno, basta fare un giro a Marina, nel centro commerciale compreso tra via San Leonardo e via Ascoli. Nel complesso che avrebbe dovuto inaugurare una fase di rilancio per il litorale massese, otto negozi hanno chiuso i battenti.
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MARINA. Il dibattito sulla crisi economica è aperto, se ne parla in tv e sui giornali. Ma per avere veramente la dimensione del fenomeno, basta fare un giro a Marina, nel centro commerciale compreso tra via San Leonardo e via Ascoli. Nel complesso che avrebbe dovuto inaugurare una fase di rilancio per il litorale massese, otto negozi hanno chiuso i battenti.
Porte sigillate, vetrine con la scritta "vendesi" e "affittasi" ben in vista. E la cosa più preoccupante è che molti di quei cartelli sono lì da mesi perché sul centro nessuno scommette più. Eppure nelle sue potenzialità hanno creduto tanti giovani che nel commercio hanno investito soldi ed energie. Dei circa trenta negozi che si trovano in quell'area, la maggior parte era gestita da ragazzi sotto i trent'anni. Ora, in qualsiasi parte del centro si passeggi, saltano agli occhi le porte a vetro chiuse. Il segno di un commercio in piena crisi e di un litorale incapace di rilanciarsi. Ieri, nel primo pomeriggio, il centro era deserto, a chiacchierare con gli amici, su una panchina, c'era Claudio Lotto, il titolare dell'hotel Daisy. «Non ci sono più residenti a Marina, la politica delle seconde case - spiegava Lotto - ha penalizzato il commercio e i negozi non possono sopravvivere puntando solo sui guadagni estivi». Dal centro commerciale se n'è andato Mario Giusti, ex calciatore della massese e oggi organizzatore di eventi: «Ho ancora il punto vendita a Massa - racconta -, ma a Marina c'è poca gente e i guadagni sono contenuti». Andrea Lazzini, lo storico fioraio di Piazza Betti e presidente del Centro commerciale naturale, non si nasconde dietro un dito: «il mercato è fermo, la crisi c'è». E azzarda una percentuale: «Credo che il calo sfiori il 30%».
Le cose vanno meglio in città, anche se la recessione non risparmia neppure i commercianti di vecchia data. Franco Talamoni, proprietario di "Valentino", il negozio che ha vestito generazioni di massesi, ammette che «chi è riuscito a contenere il calo delle vendite al 10% è stato molto bravo. Sento parlare di ripresa, ma non vedono scenari positivi all'orizzonte». Tutt'altro. Nei prossimi mesi il commerciante prevede la gara al ribasso, con sconti anticipati e promozioni. «Mi sono già chiesto più volte - ammette - se la categoria ce la farà a reggere fino a Natale. Temo di no». E non va meglio per le catene: Talamoni gestisce anche i punti vendita di Benetton e Sisley e garantisce «che anche nei negozi più economici, i problemi sono gli stessi». Neanche per le boutique di fascia alta le cose vanno bene. «Il problema - sintetizza il titolare di "Oleggini" - è che la classe media è in ginocchio». E quando i soldi non ci sono, si taglia il superfluo, a partire dagli abiti.
Porte sigillate, vetrine con la scritta "vendesi" e "affittasi" ben in vista. E la cosa più preoccupante è che molti di quei cartelli sono lì da mesi perché sul centro nessuno scommette più. Eppure nelle sue potenzialità hanno creduto tanti giovani che nel commercio hanno investito soldi ed energie. Dei circa trenta negozi che si trovano in quell'area, la maggior parte era gestita da ragazzi sotto i trent'anni. Ora, in qualsiasi parte del centro si passeggi, saltano agli occhi le porte a vetro chiuse. Il segno di un commercio in piena crisi e di un litorale incapace di rilanciarsi. Ieri, nel primo pomeriggio, il centro era deserto, a chiacchierare con gli amici, su una panchina, c'era Claudio Lotto, il titolare dell'hotel Daisy. «Non ci sono più residenti a Marina, la politica delle seconde case - spiegava Lotto - ha penalizzato il commercio e i negozi non possono sopravvivere puntando solo sui guadagni estivi». Dal centro commerciale se n'è andato Mario Giusti, ex calciatore della massese e oggi organizzatore di eventi: «Ho ancora il punto vendita a Massa - racconta -, ma a Marina c'è poca gente e i guadagni sono contenuti». Andrea Lazzini, lo storico fioraio di Piazza Betti e presidente del Centro commerciale naturale, non si nasconde dietro un dito: «il mercato è fermo, la crisi c'è». E azzarda una percentuale: «Credo che il calo sfiori il 30%».
Le cose vanno meglio in città, anche se la recessione non risparmia neppure i commercianti di vecchia data. Franco Talamoni, proprietario di "Valentino", il negozio che ha vestito generazioni di massesi, ammette che «chi è riuscito a contenere il calo delle vendite al 10% è stato molto bravo. Sento parlare di ripresa, ma non vedono scenari positivi all'orizzonte». Tutt'altro. Nei prossimi mesi il commerciante prevede la gara al ribasso, con sconti anticipati e promozioni. «Mi sono già chiesto più volte - ammette - se la categoria ce la farà a reggere fino a Natale. Temo di no». E non va meglio per le catene: Talamoni gestisce anche i punti vendita di Benetton e Sisley e garantisce «che anche nei negozi più economici, i problemi sono gli stessi». Neanche per le boutique di fascia alta le cose vanno bene. «Il problema - sintetizza il titolare di "Oleggini" - è che la classe media è in ginocchio». E quando i soldi non ci sono, si taglia il superfluo, a partire dagli abiti.
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