Il dolore
Massa-Carrara, giallo di quel trattino
Giuliano Fontani
Il parlamento doveva discutere del famoso "trattino", dopo la proposta di modificare la denominazione della Provincia apuana. Da «Massa-Carrara», con l’aborrito trattino a «Massa e Carrara». Ma l'ostruzionismo dell'opposizione sullo scudo fiscale ha portato al rinvio della seduta. La storia racconta che caduto il fascismo e messa da parte Apuania, il 9 luglio 1945 entrò in azione un'ignota manina che nel portare la delibera a Roma modificò la "e" in un trattino
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Ai tempi di "Cecco Beppe" Massa e Carrara non avevano modo di litigare. Nel giorno in cui si doveva discutere del famoso "trattino" in Parlamento (se ne doveva parlare ieri, ma l'ostruzionismo dell'opposizione sullo scudo fiscale ha portato al rinvio della seduta), c'è chi ricorda che con il trattato di Vienna le due città si trovarono insieme sotto le insegne del Ducato di Modena.
Anche in tempi più recenti, ma non di maggiore libertà, la discussione sulla denominazione della provincia fu radicalmente azzerata: il cavalier Benito Mussolini non ci andò tanto per il sottile e la provincia fu chiamata Apuania. Con l'aggiunta di Montignoso, tanto per gradire. Era già successo in Sicilia con Ionia. Poi è venuta la libertà, la democrazia e le discussioni hanno autorizzato il rispolvero di antichi campanilismi, che evidentemente covavano sotto le ceneri.
Dunque Massa e Carrara, uniti dalla breve congiunzione oppure da un semplice trattino? Disputa grammaticale ma anche politica, ditelo a Francesco Cossiga famoso per i suoi distingui sul centrosinistra, perché la scelta dovrebbe assegnare un ruolo diverso alle due città. La storia del secondo Novecento, sotto le Apuane, è intrisa di aneddoti e di spartizioni, da effettuare con la logica del manuale Cencelli. A Carrara il governo dell'economia (Cassa di risparmio, Camera di commercio, Associazione degli industriali), a Massa le istituzioni (prefettura, questura, distretto militare e, appunto, la sede della Provincia). E quando non basta anche inutili doppioni, come i due ospedali, le due stazioni ferroviarie, il tutto nello spazio di sette chilometri. Anche i partiti della prima repubblica stettero al gioco, il Pci, il Psi e il Pri a Carrara, la Dc e l'Msi a Massa, in funzione anche dell'elettorato.
Periodicamente la velleità carrarese di rivedere la dizione viene a galla. Tutti i motivi sono buoni, dalla targa delle auto (si era prospettato un salomonico Mc ma Macerata non rinuncia alla sua sigla) al nuovo ospedale di costa che sorgerà, guarda caso, ai Grottini, vale a dire proprio ai confini dei due Comuni.
L'aspirazione carrarese trae origine da una storia che sembra scritta da un romanziere. Caduto il fascismo e messa da parte Apuania il 9 luglio 1945 i rappresentanti di tutti i Comuni votarono una delibera che concordava sulla dizione di Massa e Carrara. E qui sarebbe entrata in azione un'ignota manina che nel portare la delibera a Roma per trasformarla in un decreto luogotenenziale, modificò la "e" in un trattino. Vera o falsa la storia dell'unghia lunga massese, da allora la provincia si chiama Massa-Carrara.
La disputa oggi è identica a quella di sempre. Con un paio di significative aggiunte. La prima è che un esponente della maggioranza, la deputata Isabella Bertolini (Pdl) ha presentato una proposta in commissione affari costituzionali per tornare alla vecchia "e" e che la Provincia - vista la maggioranza di consiglieri carraresi - le ha dato fiato. Causando la replica dei massesi, a cominciare dal sindaco Roberto Pucci, che ha trovato un argomento su cui riscuotere un sostegno unanime. Il sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, invece non ne vuole parlare: «Oggi mi sono occupato del Cantiere e del porto turistico...» risponde per far capire di avere altro da fare piuttosto che cimentarsi in una contesa sterile. Qui la crisi impazza, con numeri e prospettive di lavoro da far paura. Forse anche Zubbani avrebbe voglia di dire che mentre a Roma si discute, a Sagunto si muore.
Anche in tempi più recenti, ma non di maggiore libertà, la discussione sulla denominazione della provincia fu radicalmente azzerata: il cavalier Benito Mussolini non ci andò tanto per il sottile e la provincia fu chiamata Apuania. Con l'aggiunta di Montignoso, tanto per gradire. Era già successo in Sicilia con Ionia. Poi è venuta la libertà, la democrazia e le discussioni hanno autorizzato il rispolvero di antichi campanilismi, che evidentemente covavano sotto le ceneri.
Dunque Massa e Carrara, uniti dalla breve congiunzione oppure da un semplice trattino? Disputa grammaticale ma anche politica, ditelo a Francesco Cossiga famoso per i suoi distingui sul centrosinistra, perché la scelta dovrebbe assegnare un ruolo diverso alle due città. La storia del secondo Novecento, sotto le Apuane, è intrisa di aneddoti e di spartizioni, da effettuare con la logica del manuale Cencelli. A Carrara il governo dell'economia (Cassa di risparmio, Camera di commercio, Associazione degli industriali), a Massa le istituzioni (prefettura, questura, distretto militare e, appunto, la sede della Provincia). E quando non basta anche inutili doppioni, come i due ospedali, le due stazioni ferroviarie, il tutto nello spazio di sette chilometri. Anche i partiti della prima repubblica stettero al gioco, il Pci, il Psi e il Pri a Carrara, la Dc e l'Msi a Massa, in funzione anche dell'elettorato.
Periodicamente la velleità carrarese di rivedere la dizione viene a galla. Tutti i motivi sono buoni, dalla targa delle auto (si era prospettato un salomonico Mc ma Macerata non rinuncia alla sua sigla) al nuovo ospedale di costa che sorgerà, guarda caso, ai Grottini, vale a dire proprio ai confini dei due Comuni.
L'aspirazione carrarese trae origine da una storia che sembra scritta da un romanziere. Caduto il fascismo e messa da parte Apuania il 9 luglio 1945 i rappresentanti di tutti i Comuni votarono una delibera che concordava sulla dizione di Massa e Carrara. E qui sarebbe entrata in azione un'ignota manina che nel portare la delibera a Roma per trasformarla in un decreto luogotenenziale, modificò la "e" in un trattino. Vera o falsa la storia dell'unghia lunga massese, da allora la provincia si chiama Massa-Carrara.
La disputa oggi è identica a quella di sempre. Con un paio di significative aggiunte. La prima è che un esponente della maggioranza, la deputata Isabella Bertolini (Pdl) ha presentato una proposta in commissione affari costituzionali per tornare alla vecchia "e" e che la Provincia - vista la maggioranza di consiglieri carraresi - le ha dato fiato. Causando la replica dei massesi, a cominciare dal sindaco Roberto Pucci, che ha trovato un argomento su cui riscuotere un sostegno unanime. Il sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, invece non ne vuole parlare: «Oggi mi sono occupato del Cantiere e del porto turistico...» risponde per far capire di avere altro da fare piuttosto che cimentarsi in una contesa sterile. Qui la crisi impazza, con numeri e prospettive di lavoro da far paura. Forse anche Zubbani avrebbe voglia di dire che mentre a Roma si discute, a Sagunto si muore.
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