Il Tirreno

LA RE-INDUSTRIALIZZAZIONE

Industrie verdi alla Eaton

Claudio Figaia
Lo stabilimento Eaton in via Aurelia
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Lo stabilimento Eaton in via Aurelia

Un futuro verde per Eaton? La multinazionale di componentistica per auto trasformata in un'industria della green economy? Per molti un sogno, per qualcuno un progetto sui cui vale la pena lavorare. Per i circa 350 (ex) lavoratori della multinazionale una speranza in più di evitare la disoccupazione

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MASSA. Un futuro verde per Eaton? La multinazionale di componentistica per auto trasformata in un'industria della green economy? Per molti un sogno, per qualcuno un progetto sui cui vale la pena lavorare. Per i circa 350 (ex) lavoratori della multinazionale una speranza in più di evitare la disoccupazione.

Da settimane, un gruppo di imprese che opera nel campo delle tecnologie di risparmio energetico sta lavorando a un'ipotesi di re-industrializzazione dello stabilimento di via Aurelia. Si tratta di imprese di fuori zona che, riunite in un consorzio, hanno messo a punto un business plan, ossia una bozza di progetto (di massima, va detto, non certo un dettagliato piano industriale) che circola da giorni tra gli addetti ai lavori. E che è all'attenzione di Sofitel, la società di scouting incaricata dalla stessa Eaton di trovare aziende disposte a insediarsi nello stabilimento.

Che cosa contiene il business plan è, per ora, cosa riservata. Si sa, però, che le imprese coinvolte nell'operazione sono produttrici di Led (luci a diodi ad alta efficienza e bassissimo consumo, che stanno conoscendo un boom in questi ultimi mesi); di tecnologie per pannelli solari fotovoltaici, si occupano di rigenerazione di macchinari. Aziende di dimensioni tali da non essere in grado - se prese singolarmente - di dare lavoro ai 350 cassintegrati-futuri disoccupati di Eaton; e neanche di occupare tutti gli spazi dello stabilimento. Ma che, consorziate in una specie di pool della produzione hi-tech e pulita, darebbero garanzie di ri-assorbimento di tutto il personale della multinazionale Usa. Il progetto è "sponsorizzato" dai Verdi che con il segretario Daniele Terzoni si è speso per fare marciare questa ipotesi. Che guarda al settore industriale che, con ogni probabilità avrà il maggior tasso di crescita nel futuro prossimo: quello, appunto, della green economy.

Il modello, diciamo così, è quello della multinazionale Zanussi-Electrolux di Scandicci, come Eaton chiusa dall'oggi al domani. Ma che, grazie all'intervento di Energia Futura (e al supporto delle istituzioni), si è trasformata in un'industria di pannelli solari, salvando 370 posti di lavoro.

Un'operazione, quella di Scandicci (che tra i protagonisti ebbe proprio Sofitel), difficilmente ripetibile, ma provarci si deve.

I sindacati non si sbilanciano. «Abbiamo visto e sentito di diverse proposte, compresa questa - dice Alessio Castelli, segretario Fiom Cgil - ma finchè non conosceremo i soggetti interessati, finchè non vedremo un piano industriale credibile, in cui è scritto come e quando saranno riassunti i 350 di Eaton, in che modo sarà garantita l'unicità del sito ed evitato lo spezzatino dell'area, beh, fino ad allora non daremo giudizi».

Lunedì prossimo gli scout di Sofitel, enti locali e delegati del ministero si incontreranon per fare il punto su Eaton. E del progetto verde se ne potrà sapere di più.

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