Italia
Demanio
Bagni, concessioni a rischio
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Gli stabilimenti balneari di nuovo nel mirino dell’Unione EuropeaSi sta trattando anche con la Regione per capire quanti rischi ci possono essere. Parliamo della direttiva europea che prevede che le concessioni demaniali alla scadenza (6 anni, secondo la legge Baldini) vadano all'asta.
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MASSA DI MARINA. Si sta trattando anche con la Regione per capire quanti rischi ci possono essere. Parliamo della direttiva europea che prevede che le concessioni demaniali alla scadenza (6 anni, secondo la legge Baldini) vadano all'asta. Una spada di damocle per i balneari di tutta Italia. Soprattutto perchè la situazione non si sblocca.
C'è anche una sentenza del Consiglio di Stato, la numero 158 del 2005, che, recependo la precisa direttiva europea in materia, stabilisce che «non vale il diritto d'insistenza, né il rinnovo automatico in materia di concessioni su spiaggia».
Cosa significa in sostanza? Significa che gli stabilimenti balneari, alcuni sono scaduti quest'anno, altri a dicembre 2010, quando verrà appunto a finire la concessione in essere, potrebbero diventare oggetto dell'interesse di altri soggetti, privati o società come del resto già accaduto in altre regioni, con corsa all'offerta più vantaggiosa per accaparrarsi una striscia privilegiata di spiaggia.
Un disastro per gli attuali titolari di attività, come spiega il presidente dell'associazione balneari di Marina di Pietrasanta, Francesco Belli, già a capo di tutti i balneari della costa.
«Più che un disastro. Il rischio però esiste ed infatti l'argomento, anche in ambito nazionale, è da tempo oggetto di discussione».
Come a dire che i 500 bagni della Versilia, più i 150 del litorale apuano con concessioni in scadenza ogni 6 anni - nella maggioranza dei casi appunto al 31 dicembre 2010, ndr - potrebbero cambiare di mano, tramite un'asta più o meno selvaggia?
«Diciamo che al momento il rischio è solo teorico, ma il problema va affrontato. Servono quindi leggi ad hoc, sempre su scala regionale, pensate per tutelare le imprese in essere, gli investimenti fatti, le aspettative di chi è titolare dell'attività. Ricordiamoci che stiamo parlando di aziende a carattere prettamente familiare. Il rischio concreto è che venga una società importante, una multinazionale che manifesti un interesse su tutte le aree oggetto d'asta, con gravi ripercussioni economiche su tutto il territorio e per l'indotto. Impossibile? E' già successo in un'altra regione. In presenza di tale interesse il Comune sarebbe chiamato a rendere esecutivo un bando».
«Diciamo che c'è una volontà - conclude Belli - per trovare una soluzione come quella, ad esempio, pensata dalla Regione Emilia, di prolungare la durata delle concessioni fino a 20 anni, in modo da non rimettere tutto in discussione ogni 6 anni». Su questo fronte ci sarebbe anche l'occhio del ministro Tremonti, pronto ad incassare di più. Ma non sottovalutiamo la forza delle direttive europee. Può bastare un ricorso per costringere Bruxelles ad applicarle a tutti, Versilia ed Apuania compresa.
C'è anche una sentenza del Consiglio di Stato, la numero 158 del 2005, che, recependo la precisa direttiva europea in materia, stabilisce che «non vale il diritto d'insistenza, né il rinnovo automatico in materia di concessioni su spiaggia».
Cosa significa in sostanza? Significa che gli stabilimenti balneari, alcuni sono scaduti quest'anno, altri a dicembre 2010, quando verrà appunto a finire la concessione in essere, potrebbero diventare oggetto dell'interesse di altri soggetti, privati o società come del resto già accaduto in altre regioni, con corsa all'offerta più vantaggiosa per accaparrarsi una striscia privilegiata di spiaggia.
Un disastro per gli attuali titolari di attività, come spiega il presidente dell'associazione balneari di Marina di Pietrasanta, Francesco Belli, già a capo di tutti i balneari della costa.
«Più che un disastro. Il rischio però esiste ed infatti l'argomento, anche in ambito nazionale, è da tempo oggetto di discussione».
Come a dire che i 500 bagni della Versilia, più i 150 del litorale apuano con concessioni in scadenza ogni 6 anni - nella maggioranza dei casi appunto al 31 dicembre 2010, ndr - potrebbero cambiare di mano, tramite un'asta più o meno selvaggia?
«Diciamo che al momento il rischio è solo teorico, ma il problema va affrontato. Servono quindi leggi ad hoc, sempre su scala regionale, pensate per tutelare le imprese in essere, gli investimenti fatti, le aspettative di chi è titolare dell'attività. Ricordiamoci che stiamo parlando di aziende a carattere prettamente familiare. Il rischio concreto è che venga una società importante, una multinazionale che manifesti un interesse su tutte le aree oggetto d'asta, con gravi ripercussioni economiche su tutto il territorio e per l'indotto. Impossibile? E' già successo in un'altra regione. In presenza di tale interesse il Comune sarebbe chiamato a rendere esecutivo un bando».
«Diciamo che c'è una volontà - conclude Belli - per trovare una soluzione come quella, ad esempio, pensata dalla Regione Emilia, di prolungare la durata delle concessioni fino a 20 anni, in modo da non rimettere tutto in discussione ogni 6 anni». Su questo fronte ci sarebbe anche l'occhio del ministro Tremonti, pronto ad incassare di più. Ma non sottovalutiamo la forza delle direttive europee. Può bastare un ricorso per costringere Bruxelles ad applicarle a tutti, Versilia ed Apuania compresa.
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