Finanza
CARRARA
Morì in cava: in due a processo
Alessandra Vivoli
◗
La cava in galleria dopo l’incidente mortaleParte civile la figlia di sei anni dell'uomo travolto da un blocco
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CARRARA. Tre anni fa Andrea Giovari morì a 33 anni, schiacciato da un blocco di marmo mentre lavorava in galleria, nella cava Poggio Silvestre, nel bacino di Torano (in località Bettogli). Ieri si è aperto il processo per omicidio colposo nei confronti del ruspista e del sorvegliante di cava. La figlia di sei anni, rappresentata dalla madre, si è costituita parte civile.
Al via il processo. L'aula del tribunale di Carrara all'improvviso si riempie. Entrano i cavatori, colleghi di Andrea Giovari, i parenti (anche loro costituiti parte civile) gli imprenditori titolari della ditta dove tre anni fa si verificò la tragedia. E i tecnici dell'Asl citati fra i testimoni. Oltre a naturalmente gli imputati: Claudio Mazzi, autista della pala meccanica da cui cadde il blocco di 40 tonnellate che colpì in pieno Giovari, e Pucci, il sorvegliante della cava numero 66 di Poggio Silvestre. Entrambi assistiti dall'avvocato Susini del foro di Massa.
Ieri mattina davanti al giudice Maurizio Mauceri avrebbero dovuto sfilare i primi due testimoni del processo per omicidio colposo. Ma proprio il giudice ha deciso di disporre (ai sensi dell'articolo 507) una perizia tecnica in cava, proprio nel luogo dove si è verificato l'incidente.
È stato nominato quale perito l'ingegner Bernardini: e l'udienza è stata rinviata a metà ottobre per il conferimento dell'incarico.
Fra le parti civili una bambina. È la novità assoluta di uno (purtroppo) dei tanti processi celebrati per le morti nel mondo del marmo.
Fra le parti civili la moglie di Andrea Giovari, Barbara, rappresenta gli interessi della figlia minorenne, di soli sei anni (assistita dall'avvocato Luca Pietrini). Proprio quella bambina che alla morte del papà aveva solo tre anni. Nel processo a carico del ruspista e del sorvegliante di cava adesso quella bambina è parte civile (naturalmente è la madre che la rappresenta «nel suo interesse»).
Le prime scintille in aula. Si annuncia un processo delicato e complesso quello a carico dei due dipendenti della ditta Vanelli dove ha trovato la morte Andrea Giovari. Delicato il tema, si parla della morte di un uomo di 33 anni, per molti un collega di lavoro. Dall'altra c'è una famiglia spezzata dal dolore: la moglie Barbara, la figlia minorenne, e i parenti. Per questo l'avvio del processo è stato caratterizzato da un batti e ribatti fra i due avvocati, Pietrini e Susini. Il legale delle parti civili ha, infatti, chiesto che venisse tolto dal fascicolo del giudice il mappale prodotto dalla difesa e alcune dichiarazioni rese dai testimoni. L'avvocato Susini ha sbottato: «Siamo qui tutti per stabilire la verità dei fatti, nessuno vuole condizionare il processo. Abbiamo inserito quel mappale perché è quotato e quindi riesce a dare una migliore visualità del luogo dove si è verificato l'incidente».
Partendo da questi presupposti è arrivata la decisione del giudice di predisporre una perizia tecnica in cava prima di entrare nel vivo del procedimento.
La morte in cava. L'incidente che ha spezzato la vita di Andrea Giovari, a soli 33 anni, è avvenuto in una fredda mattina del dicembre del 2006. Poco dopo le 7 e 30 aveva iniziato a lavorare nella cava di Poggio Silvestre, a circa 400 metri dal livello del mare, della ditta "Aldo Vanelli marmi" di Giorgio Vanelli. Andrea Giovari era in galleria quando la pala meccanica stava trasportando un blocco per scaricarlo nel ravaneto. Ad un tratto le 40 tonnellate di marmo si sono spezzate in due parti: una ha colpito Giovari. L'uomo è rimasto intrappolato tra il blocco e la parete del monte: per lui non c'è stato nulla da fare.
Al via il processo. L'aula del tribunale di Carrara all'improvviso si riempie. Entrano i cavatori, colleghi di Andrea Giovari, i parenti (anche loro costituiti parte civile) gli imprenditori titolari della ditta dove tre anni fa si verificò la tragedia. E i tecnici dell'Asl citati fra i testimoni. Oltre a naturalmente gli imputati: Claudio Mazzi, autista della pala meccanica da cui cadde il blocco di 40 tonnellate che colpì in pieno Giovari, e Pucci, il sorvegliante della cava numero 66 di Poggio Silvestre. Entrambi assistiti dall'avvocato Susini del foro di Massa.
Ieri mattina davanti al giudice Maurizio Mauceri avrebbero dovuto sfilare i primi due testimoni del processo per omicidio colposo. Ma proprio il giudice ha deciso di disporre (ai sensi dell'articolo 507) una perizia tecnica in cava, proprio nel luogo dove si è verificato l'incidente.
È stato nominato quale perito l'ingegner Bernardini: e l'udienza è stata rinviata a metà ottobre per il conferimento dell'incarico.
Fra le parti civili una bambina. È la novità assoluta di uno (purtroppo) dei tanti processi celebrati per le morti nel mondo del marmo.
Fra le parti civili la moglie di Andrea Giovari, Barbara, rappresenta gli interessi della figlia minorenne, di soli sei anni (assistita dall'avvocato Luca Pietrini). Proprio quella bambina che alla morte del papà aveva solo tre anni. Nel processo a carico del ruspista e del sorvegliante di cava adesso quella bambina è parte civile (naturalmente è la madre che la rappresenta «nel suo interesse»).
Le prime scintille in aula. Si annuncia un processo delicato e complesso quello a carico dei due dipendenti della ditta Vanelli dove ha trovato la morte Andrea Giovari. Delicato il tema, si parla della morte di un uomo di 33 anni, per molti un collega di lavoro. Dall'altra c'è una famiglia spezzata dal dolore: la moglie Barbara, la figlia minorenne, e i parenti. Per questo l'avvio del processo è stato caratterizzato da un batti e ribatti fra i due avvocati, Pietrini e Susini. Il legale delle parti civili ha, infatti, chiesto che venisse tolto dal fascicolo del giudice il mappale prodotto dalla difesa e alcune dichiarazioni rese dai testimoni. L'avvocato Susini ha sbottato: «Siamo qui tutti per stabilire la verità dei fatti, nessuno vuole condizionare il processo. Abbiamo inserito quel mappale perché è quotato e quindi riesce a dare una migliore visualità del luogo dove si è verificato l'incidente».
Partendo da questi presupposti è arrivata la decisione del giudice di predisporre una perizia tecnica in cava prima di entrare nel vivo del procedimento.
La morte in cava. L'incidente che ha spezzato la vita di Andrea Giovari, a soli 33 anni, è avvenuto in una fredda mattina del dicembre del 2006. Poco dopo le 7 e 30 aveva iniziato a lavorare nella cava di Poggio Silvestre, a circa 400 metri dal livello del mare, della ditta "Aldo Vanelli marmi" di Giorgio Vanelli. Andrea Giovari era in galleria quando la pala meccanica stava trasportando un blocco per scaricarlo nel ravaneto. Ad un tratto le 40 tonnellate di marmo si sono spezzate in due parti: una ha colpito Giovari. L'uomo è rimasto intrappolato tra il blocco e la parete del monte: per lui non c'è stato nulla da fare.
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