Attenzione
MASSA
Balneari, in nero il 75% dei redditi
Corrado Benzio
◗
Una veduta del litorale di Marina. Dagli accertamenti esclusi bar e ristorantiAttraverso il calcolo del numero di ombrelloni, lettini e cabine l'Agenzia delle Entrate ha ricostruito il reale giri d'affari dei 'bagni', con un reddito medio accertato di 38 mila euro, 2,5 volte superiore a quanto dichiarato
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MASSA. Un'attività di controllo e accertamento sicuramente mai fatta dalla nostra Agenzia delle Entrate. Le cifre parlano chiaro: due anni, anzi due stagioni di controlli a tappeto (estate 2008 e quella appena finita) 50 stabilimenti balneari controllati sui 105 che si aprono sul litorale massese.
E la scoperta che i redditi effettivi sono almeno quattro volte quelli dichiarati, in media, fra i titolari dei bagni di Marina di Massa e Montignoso (area di competenza dell'Agenzia di Massa). Un'attività, dicevamo, mai fatta, i cui risultati stanno uscendo fuori anche se in modo informale dagli studi di commercialisti apuani che in questi giorni sono convocati dall'Agenzia per definire come e in che misura pagare rispetto all'accertamento fatto.
La decisione di verificare i redditi degli stabilimenti balneari nasce lontano da Massa. E' già stato fatto un lavoro del genere sia in Versilia che sul litorale maremmano.
Il dato dei redditi troppo bassi (in media) rispetto ai presumibili guadagni era saltato all'occhio del Fisco, sia a Roma che a Firenze.
L'indagine è inziata nel 2008 con i primi 25 stabilimenti balneari. Gli altri 25 sono stati controllati in quest'estate. Si è verificato il numero di ombrelloni e tende, quante cabine c'erano, la percentuale di occupazione stagionale, ma anche dati come la presenza di giornalieri e quanti giorni di maltempo ci sono stati nella stagione.
Da ricordare che, per legge, i bagni non sono tenuti a rilasvciare né scontrino, né ricevuta fiscale. Da segnalare anche che i controlli hanno rigurdato solo l'attività del bagno e non dei bar e ristoranti annessi.
I balneari sono stati invitati a collaborare a questa operazione delle Entrate e sembra che l'abbiano fatto di buon grado. Ad aiutare questa inedita collaborazione tra Fisco e balneari è stato il fatto che l'accertamento non riguardava un singolo stabilimento, ma di fatto tutta una categoria. Insomma, la frase «perché proprio a me?» nessuno ha potuto pronunciarla.
Dopo due anni di controlli il dato emerso è sicuramente significativo. Di fronte a una media di reddito dichiarato che viaggiava fino al 2007 sui 10/11mila euro a stabilimento, l'Agenzia delle Entrate ha accertato una media annua di 38/39mila. Di fatto i redditi accertati sarebbero il quadruplo di quelli dichiarati.
Ora saranno i bagni (e i loro commercialisti) a decidere se aderire all'accertamento, ovvero pagare quanto richiesto, oppure aprire un contenzioso con lo Stato e fare ricorso in Commissione tributaria provinciale. Dalla parte del contribuente che deve pagare c'è un vantaggio: se aderisci all'accertamento le sanzioni da pagare sono oggi veramente esigue. In caso contrario, nel rischio di perdere il ricorso, le sanzioni sono altissime e si va incontro a grosse spese legali.
Una prospettiva che sembra non piacere agli stabilimenti balneari. Secondo una voce che esce dall'Agenzia tributaria, al momento sono pochi i commercialisti che a nome del cliente hanno preannunciato di volersi rivolgere alla commissione. Un successo per le Entrate? Un successo per tutti quelli che credono che l'equità fiscale sia un valore.
E la scoperta che i redditi effettivi sono almeno quattro volte quelli dichiarati, in media, fra i titolari dei bagni di Marina di Massa e Montignoso (area di competenza dell'Agenzia di Massa). Un'attività, dicevamo, mai fatta, i cui risultati stanno uscendo fuori anche se in modo informale dagli studi di commercialisti apuani che in questi giorni sono convocati dall'Agenzia per definire come e in che misura pagare rispetto all'accertamento fatto.
La decisione di verificare i redditi degli stabilimenti balneari nasce lontano da Massa. E' già stato fatto un lavoro del genere sia in Versilia che sul litorale maremmano.
Il dato dei redditi troppo bassi (in media) rispetto ai presumibili guadagni era saltato all'occhio del Fisco, sia a Roma che a Firenze.
L'indagine è inziata nel 2008 con i primi 25 stabilimenti balneari. Gli altri 25 sono stati controllati in quest'estate. Si è verificato il numero di ombrelloni e tende, quante cabine c'erano, la percentuale di occupazione stagionale, ma anche dati come la presenza di giornalieri e quanti giorni di maltempo ci sono stati nella stagione.
Da ricordare che, per legge, i bagni non sono tenuti a rilasvciare né scontrino, né ricevuta fiscale. Da segnalare anche che i controlli hanno rigurdato solo l'attività del bagno e non dei bar e ristoranti annessi.
I balneari sono stati invitati a collaborare a questa operazione delle Entrate e sembra che l'abbiano fatto di buon grado. Ad aiutare questa inedita collaborazione tra Fisco e balneari è stato il fatto che l'accertamento non riguardava un singolo stabilimento, ma di fatto tutta una categoria. Insomma, la frase «perché proprio a me?» nessuno ha potuto pronunciarla.
Dopo due anni di controlli il dato emerso è sicuramente significativo. Di fronte a una media di reddito dichiarato che viaggiava fino al 2007 sui 10/11mila euro a stabilimento, l'Agenzia delle Entrate ha accertato una media annua di 38/39mila. Di fatto i redditi accertati sarebbero il quadruplo di quelli dichiarati.
Ora saranno i bagni (e i loro commercialisti) a decidere se aderire all'accertamento, ovvero pagare quanto richiesto, oppure aprire un contenzioso con lo Stato e fare ricorso in Commissione tributaria provinciale. Dalla parte del contribuente che deve pagare c'è un vantaggio: se aderisci all'accertamento le sanzioni da pagare sono oggi veramente esigue. In caso contrario, nel rischio di perdere il ricorso, le sanzioni sono altissime e si va incontro a grosse spese legali.
Una prospettiva che sembra non piacere agli stabilimenti balneari. Secondo una voce che esce dall'Agenzia tributaria, al momento sono pochi i commercialisti che a nome del cliente hanno preannunciato di volersi rivolgere alla commissione. Un successo per le Entrate? Un successo per tutti quelli che credono che l'equità fiscale sia un valore.
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