Sicurezza
LA QUESTIONE DELL’EX CAVA VITI
Imprese contro Tar:l'alt alla discarica danno all'economia
La sentenza del Tar Liguria che sospende temporaneamente l'attività della discarica di Cava Viti è un «pessimo segnale». Un pessimo segnale per «il mondo delle imprese che da anni chiede una politica territoriale capace di conciliare tutela ambientale e sviluppo economico»
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MONTIGNOSO. La sentenza del Tar Liguria che sospende temporaneamente l'attività della discarica di Cava Viti è un «pessimo segnale». Un pessimo segnale per «il mondo delle imprese che da anni chiede una politica territoriale capace di conciliare tutela ambientale e sviluppo economico». Con un documento congiunto,le Associazioni degli industriali delle province di Lucca e di Massa Carrara, attaccano con forza i giudici amministrativi liguri.
Il problema, dice Confindustria, è che una parte importante delle attività del territorio ha difficoltà a trovare, «nel pieno rispetto delle normative vigenti», siti per lo smaltimento dei propri rifiuti "non pericolosi". La ex Cava Viti può essere una risposta: per le aziende del settore lapideo, ma anche per il comparto edilizio penalizzato dall'imposssibiltà di smaltire i suoi rifiuti; per il comparto della nautica, con le lavorazioni di vetroresine e per le aziende che producono alcuni sali non organici.
La gestione della discarica, proseguono gli Industriali, «è da tempo oggetto di un serrato confronto; la Conferenza dei servizi per la Valutazione di impatto ambientale, a cui partecipano ben 23 tecnici in rappresentanza di enti ed istituzioni, sta vagliando attentamente i nuovi progetti presentati dal gestore e da poco si è conclusa una inchiesta pubblica che ha dato la possibilità di esaminare nel dettaglio le caratteristiche della discarica (le 1.000 pagine con i risultati si possono consultare sul sito della Provincia)». Di tutto, dunque, accusano le due associaizoni «avevamo bisogno, tranne che di un pronunciamento, per di più di un giudice di un'altra regione, che certo non fa fare passi avanti alla valutazione tecnica delle attività della discarica ma lancia segnali profondamente ostili alle attività economiche».
Noi, scrivono ancora le Associazioni industriali di Massa Carrara e di Lucca, «siamo impegnati affinché le attività economiche si svolgano nel rispetto delle normative e in armonia con l'ambiente. E siamo convinti che una elevata qualità della vita costituisca un asset fondamentale per tutto il territorio». Le imprese associate sono impegnate poi, a ridurre le quantità di rifiuti prodotti, a riciclare quelli che trovano applicazioni e a smaltire correttamente quelli che residuano». Ma per riusirvi, occorrono norme e procedure chiare. Per questo le due Associazioni (che rappresentano 700 imprese per un totale di 16.000 addetti) chiedono alle amministrazioni «un quadro certo e sostenibile al quale riferirsi per poter smaltire i rifiuti legati alle produzioni svolte e denunciano apertamente l'insostenibilità di un contesto normativo dove una qualsiasi mattina uno dei tanti funzionari della pubblica amministrazione (in questo caso un magistrato) può prendere liberamente, e senza esporsi alle responsabilità per gli effetti provocati, decisioni che non tutelano nessuno ma procurano danni ingenti agli operatori economici e, soprattutto, allontano le imprese e lo sviluppo economico dal nostro territorio.
Il problema, dice Confindustria, è che una parte importante delle attività del territorio ha difficoltà a trovare, «nel pieno rispetto delle normative vigenti», siti per lo smaltimento dei propri rifiuti "non pericolosi". La ex Cava Viti può essere una risposta: per le aziende del settore lapideo, ma anche per il comparto edilizio penalizzato dall'imposssibiltà di smaltire i suoi rifiuti; per il comparto della nautica, con le lavorazioni di vetroresine e per le aziende che producono alcuni sali non organici.
La gestione della discarica, proseguono gli Industriali, «è da tempo oggetto di un serrato confronto; la Conferenza dei servizi per la Valutazione di impatto ambientale, a cui partecipano ben 23 tecnici in rappresentanza di enti ed istituzioni, sta vagliando attentamente i nuovi progetti presentati dal gestore e da poco si è conclusa una inchiesta pubblica che ha dato la possibilità di esaminare nel dettaglio le caratteristiche della discarica (le 1.000 pagine con i risultati si possono consultare sul sito della Provincia)». Di tutto, dunque, accusano le due associaizoni «avevamo bisogno, tranne che di un pronunciamento, per di più di un giudice di un'altra regione, che certo non fa fare passi avanti alla valutazione tecnica delle attività della discarica ma lancia segnali profondamente ostili alle attività economiche».
Noi, scrivono ancora le Associazioni industriali di Massa Carrara e di Lucca, «siamo impegnati affinché le attività economiche si svolgano nel rispetto delle normative e in armonia con l'ambiente. E siamo convinti che una elevata qualità della vita costituisca un asset fondamentale per tutto il territorio». Le imprese associate sono impegnate poi, a ridurre le quantità di rifiuti prodotti, a riciclare quelli che trovano applicazioni e a smaltire correttamente quelli che residuano». Ma per riusirvi, occorrono norme e procedure chiare. Per questo le due Associazioni (che rappresentano 700 imprese per un totale di 16.000 addetti) chiedono alle amministrazioni «un quadro certo e sostenibile al quale riferirsi per poter smaltire i rifiuti legati alle produzioni svolte e denunciano apertamente l'insostenibilità di un contesto normativo dove una qualsiasi mattina uno dei tanti funzionari della pubblica amministrazione (in questo caso un magistrato) può prendere liberamente, e senza esporsi alle responsabilità per gli effetti provocati, decisioni che non tutelano nessuno ma procurano danni ingenti agli operatori economici e, soprattutto, allontano le imprese e lo sviluppo economico dal nostro territorio.
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