La manifestazione
TRAGEDIA DI PIETRASANTA
«Gesto comprensibile: siamo soli»
Rossana Lazzini
◗
Albina Lombardo«Comprendiamo il gesto di mamma Albina, un gesto disperato ma pieno d'amore, di una donna sola, incapace di aiutare un figlio imprigionato nella sua malattia». Con queste parole si apre la lettera di un gruppo di genitori che hanno figli con problemi mentali
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA.«Comprendiamo il gesto di mamma Albina, un gesto disperato ma pieno d'amore, di una donna sola, incapace di aiutare un figlio imprigionato nella sua malattia». Con queste parole si apre la lettera di un gruppo di genitori che hanno figli con problemi mentali.
«Molti di noi non condividono questo gesto estremo e continuano a lottare per trovare un modo per aiutare i nostri figli. In questa lotta però sempre più spesso ci troviamo soli. I parenti, gli amici si allontanano, per paura, per disinteresse e le strutture che dovrebbero aiutare il malato ma anche la famiglia, non funzionano».
L'attacco verso il Centro di igiene mentale è diretto. «Non si possono curare i malati psichiatrici come si curano i pazienti che hanno altre malattie, il centro di igiene mentale non può essere soltanto un distributore di farmaci. Il disagio mentale non può essere curato soltanto dal lunedì al sabato e su orari prestabiliti per poi lasciare che dentro le mura domestiche si consumino tragedie come queste».
Dalle parole di questi genitori traspare tutto il dolore e l'angoscia che si trova all'interno di queste famiglie. «Provate a leggere sui giornali le cronache delle tragedie: quante volte si leggono frasi del tipo "era una persona depressa", "con problemi psichici", "da un po' di tempo era seguito dal centro di igiene mentale". Queste frasi dovrebbero far riflettere - proseguono questi genitori - probabilmente dimostrano che qualcosa non funziona. Soltanto chi deve convivere 24 ore su 24 questo tipo di disagio può comprendere perchè una donna come Albina ha deciso di uccidere suo figlio e togliersi la vita. Passano i giorni, i mesi, gli anni e comprendi che nessuno vuole aiutarti, vedi tuo figlio che sta sempre peggio, nel migliore dei casi vive addormentato dai farmaci, oppure sei costretto a vivere giornate piene di angoscia, di violenza, ma ne la sua ne la tua può essere più considerata una vita vera. Provi a parlare con i medici ma spesso i genitori riescono soltanto a sentirsi messi sotto accusa. Provi a pensare al futuro, pensi a che cosa potrebbe succedere a questo figlio quando tu non ci sarai più e allora riesci anche a comprendere il gesto di Albina abbandonata al suo calvario».
I genitori provano a rivolgersi alle istituzioni. «Provate a frequentare questi centri, dove i medici sono i primi a considerare questi malati persone che non possono essere recuperate, dove quando dopo anni di sofferenza e di richieste d'aiuto trovi persone che ti rispondono di avere pazienza, oppure ti invitano alla rassegnazione. Quando non ce la fai più puoi decidere anche di fare come Albina».
«Molti di noi non condividono questo gesto estremo e continuano a lottare per trovare un modo per aiutare i nostri figli. In questa lotta però sempre più spesso ci troviamo soli. I parenti, gli amici si allontanano, per paura, per disinteresse e le strutture che dovrebbero aiutare il malato ma anche la famiglia, non funzionano».
L'attacco verso il Centro di igiene mentale è diretto. «Non si possono curare i malati psichiatrici come si curano i pazienti che hanno altre malattie, il centro di igiene mentale non può essere soltanto un distributore di farmaci. Il disagio mentale non può essere curato soltanto dal lunedì al sabato e su orari prestabiliti per poi lasciare che dentro le mura domestiche si consumino tragedie come queste».
Dalle parole di questi genitori traspare tutto il dolore e l'angoscia che si trova all'interno di queste famiglie. «Provate a leggere sui giornali le cronache delle tragedie: quante volte si leggono frasi del tipo "era una persona depressa", "con problemi psichici", "da un po' di tempo era seguito dal centro di igiene mentale". Queste frasi dovrebbero far riflettere - proseguono questi genitori - probabilmente dimostrano che qualcosa non funziona. Soltanto chi deve convivere 24 ore su 24 questo tipo di disagio può comprendere perchè una donna come Albina ha deciso di uccidere suo figlio e togliersi la vita. Passano i giorni, i mesi, gli anni e comprendi che nessuno vuole aiutarti, vedi tuo figlio che sta sempre peggio, nel migliore dei casi vive addormentato dai farmaci, oppure sei costretto a vivere giornate piene di angoscia, di violenza, ma ne la sua ne la tua può essere più considerata una vita vera. Provi a parlare con i medici ma spesso i genitori riescono soltanto a sentirsi messi sotto accusa. Provi a pensare al futuro, pensi a che cosa potrebbe succedere a questo figlio quando tu non ci sarai più e allora riesci anche a comprendere il gesto di Albina abbandonata al suo calvario».
I genitori provano a rivolgersi alle istituzioni. «Provate a frequentare questi centri, dove i medici sono i primi a considerare questi malati persone che non possono essere recuperate, dove quando dopo anni di sofferenza e di richieste d'aiuto trovi persone che ti rispondono di avere pazienza, oppure ti invitano alla rassegnazione. Quando non ce la fai più puoi decidere anche di fare come Albina».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
