La manifestazione
Omicidio-suicidio
«Tragedia annunciata»
◗
Giovanni CinacchiUna donna dolce che voleva una vita normale per sé e la sua famiglia Ma ha dovuto lottare contro il mondo
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MARINA. Dio è con noi. È questo il significato del nome Emanuele, quello che Giovanni e soprattutto Albina Cinacchi avevano scelto per quel loro figlio tanto voluto e tanto atteso. Albina era molto religiosa e quella gravidanza alla soglia dei quarant'anni l'aveva proprio presa come una grazia ricevuta.
Chi ha seguito i Cinacchi in questa dura prova lunga 26 anni - assistenti sociali e psicologi dell'Asl di Massa-Carrara - parla di «tragedia annunciata». Restano anonimi ma aprono la porta di quella villetta di via Garosi. Una famiglia lasciata sola che ha lottato contro tutto e contro tutti per dare una parvenza di normalità a quel ragazzone che aveva tanti problemi. Tra questi anche quello di essere alto quasi due metri e maledettamente massiccio, tanto che ultimamente era diventato anche ingestibile. Suo malgrado, ma ingestibile.
Giovanni e Albina però hanno fatto l'impossibile per Emanuele. Nonostante i suoi problemi - aveva anche un ritardo mentale - il ragazzo si è diplomato all'istituto d'arte Palma di Massa.
È stato seguito sia dall'Asl apuana sia dell'azienda sanitaria di Lucca, dove in estate era stato ricoverato nel reparto di psichiatria per una forte crisi. In più veniva portato regolarmente dagli specialisti per visite che costavano parecchi soldi. Sacrifici che non contavano per un padre e una madre che avevano come sola ragione di vita quel figlio.
Per terapia Emanuele dopo la scuola aveva fatto qualche lavoretto, in un cantiere edile aveva dato una mano ai muratori e si era fatto benvolere anche in quell'ambiente. In fondo fino a qualche anno fa le sue condizioni di salute non erano così gravi. Erano peggiorate però negli ultimi tempi, con una preoccupante accelerazione negli ultimi mesi.
A preoccuparsi era soprattutto Albina, che a fine anni Novanta aveva dovuto combattere con un male difficile da curare. Era stata operata, ma non era tornata più come prima. Faceva tanta fatica a stare dietro a quel suo ragazzone che le stava diventando uomo sotto gli occhi. E tutto si complicava maledettamente. Nonostante Giovanni fosse lì con lei, sempre accanto a sua moglie e al suo bambino.
Una ex collega della donna l'ha descritta come una madonna addolorata. E Albina era proprio così: piccola di statura, dolce come soltanto una signora del meridione può essere. Era una mamma che voleva un gran bene a quel suo ragazzone e che cominciava a pensare a quando lei non ci sarebbe stata più. Se lo era preso sotto la sua ala protettiva e lo aveva portato a Pietrasanta, forse anche per far smettere le lamentele di chi abita in via Garosi. Emanuele quando aveva le sue crisi urlava come un ossesso e aveva dei momenti dove con tutta la sua irruenza sbatteva la testa contro le pareti di casa. Quando si calmava c'era la madonna addolorata ad accarezzare quel corpo martoriato. Ma gli altri cosa dicevano? Qualcuno si è per forza lamentato per quelle grida: «Impossibile non sentirlo - dice uno degli assistenti -. Erano urla disperate che passavano i muri. Per forza i vicini hanno sentito, ma spero davvero che non si siano lamentati e che il trasloco a Pietrasanta dipendesse soltanto dalla vicinanza alle strutture dell'Asl di Lucca».
Albina si sentiva sola. Aveva soltanto il suo Giovanni accanto. Loro contro il mondo e contro chi non dà strutture adeguate a famiglie come questa. Si sono svenati i due genitori per il loro Emanuele. Lo hanno fatto crescere finché hanno potuto come un ragazzo normale. Lo hanno mandato a scuola, gli hanno fatto prendere un pezzo di carta. Poi lei non ce l'ha fatta più e se lo è portata via con sé. Compiendo un gesto d'amore. L'ultimo.
D.D.
Chi ha seguito i Cinacchi in questa dura prova lunga 26 anni - assistenti sociali e psicologi dell'Asl di Massa-Carrara - parla di «tragedia annunciata». Restano anonimi ma aprono la porta di quella villetta di via Garosi. Una famiglia lasciata sola che ha lottato contro tutto e contro tutti per dare una parvenza di normalità a quel ragazzone che aveva tanti problemi. Tra questi anche quello di essere alto quasi due metri e maledettamente massiccio, tanto che ultimamente era diventato anche ingestibile. Suo malgrado, ma ingestibile.
Giovanni e Albina però hanno fatto l'impossibile per Emanuele. Nonostante i suoi problemi - aveva anche un ritardo mentale - il ragazzo si è diplomato all'istituto d'arte Palma di Massa.
È stato seguito sia dall'Asl apuana sia dell'azienda sanitaria di Lucca, dove in estate era stato ricoverato nel reparto di psichiatria per una forte crisi. In più veniva portato regolarmente dagli specialisti per visite che costavano parecchi soldi. Sacrifici che non contavano per un padre e una madre che avevano come sola ragione di vita quel figlio.
Per terapia Emanuele dopo la scuola aveva fatto qualche lavoretto, in un cantiere edile aveva dato una mano ai muratori e si era fatto benvolere anche in quell'ambiente. In fondo fino a qualche anno fa le sue condizioni di salute non erano così gravi. Erano peggiorate però negli ultimi tempi, con una preoccupante accelerazione negli ultimi mesi.
A preoccuparsi era soprattutto Albina, che a fine anni Novanta aveva dovuto combattere con un male difficile da curare. Era stata operata, ma non era tornata più come prima. Faceva tanta fatica a stare dietro a quel suo ragazzone che le stava diventando uomo sotto gli occhi. E tutto si complicava maledettamente. Nonostante Giovanni fosse lì con lei, sempre accanto a sua moglie e al suo bambino.
Una ex collega della donna l'ha descritta come una madonna addolorata. E Albina era proprio così: piccola di statura, dolce come soltanto una signora del meridione può essere. Era una mamma che voleva un gran bene a quel suo ragazzone e che cominciava a pensare a quando lei non ci sarebbe stata più. Se lo era preso sotto la sua ala protettiva e lo aveva portato a Pietrasanta, forse anche per far smettere le lamentele di chi abita in via Garosi. Emanuele quando aveva le sue crisi urlava come un ossesso e aveva dei momenti dove con tutta la sua irruenza sbatteva la testa contro le pareti di casa. Quando si calmava c'era la madonna addolorata ad accarezzare quel corpo martoriato. Ma gli altri cosa dicevano? Qualcuno si è per forza lamentato per quelle grida: «Impossibile non sentirlo - dice uno degli assistenti -. Erano urla disperate che passavano i muri. Per forza i vicini hanno sentito, ma spero davvero che non si siano lamentati e che il trasloco a Pietrasanta dipendesse soltanto dalla vicinanza alle strutture dell'Asl di Lucca».
Albina si sentiva sola. Aveva soltanto il suo Giovanni accanto. Loro contro il mondo e contro chi non dà strutture adeguate a famiglie come questa. Si sono svenati i due genitori per il loro Emanuele. Lo hanno fatto crescere finché hanno potuto come un ragazzo normale. Lo hanno mandato a scuola, gli hanno fatto prendere un pezzo di carta. Poi lei non ce l'ha fatta più e se lo è portata via con sé. Compiendo un gesto d'amore. L'ultimo.
D.D.
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