Il Tirreno

"Niente varo, nave in ostaggio" protesta degli operai a Carrara

"Niente varo, nave in ostaggio" protesta degli operai a Carrara

Dopo l'ultima commessa a metà 2010, ai Nuovi cantieri apuania scatterà la cassa integrazione che potrebbe diventare l’anticamera della chiusura definitiva, con problemi per 200 dipendenti e un indotto di alcune centinaia di addetti. E così gli operai hanno preso in ostaggio una nave: "Senza garanzie non sarà varata"

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MARINA DI CARRARA. Traghetto in ostaggio: lo avevano minacciato e ora passano alle vie di fatto, i lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania. Il varo dell’unità 1243, la penultima motonave del pacchetto di 8 commissionato da Aldo Grimaldi, doveva essere varata il 26 prossimo, «poi l’azienda, per motivi tecnici - da quanto risulta agli operai - ha deciso per il 2 ottobre». Ma il 30 settembre c’è il tavolo a Roma per Nca. «E fino a che non avremo risposte certe sull’assetto societario e sulle commesse di lavoro, niente varo».

Questa è la decisione annunciata ieri dai rappresentanti sindacali interni nell’assemblea in cantiere. Palpabile, nella sala mensa, il timore che il nuovo incontro convocato dal ministero dello sviluppo economico, sul destino di Nca, si traduca in un altro rinvio delle decisioni del governo. Di tempo non ce n’è più, stante la situazione: a fine anno, in vista della consegna dell’ultima commessa a metà 2010, scatterà la cassa integrazione che potrebbe diventare l’anticamera della chiusura definitiva dell’ultimo stabilimento della navalmeccanica in Toscana, con 200 dipendenti e un indotto di alcune centinaia di addetti. Un’altra nave in più non farebbe la differenza, senza chiarezza sull’assetto societario del dopo Invitalia.

Clima di sospetto. Mentre il Comune (presente all’assemblea con l’assessore Andrea Vannucci) mantiene contatti assidui con Roma, e il governo toscano, come ha detto ieri l’assessore regionale Giuseppe Bertolucci, è impegnato perché si facciano passi avanti, dai sindacati nazionali Fiom, Fim e Uilm, arrivano giudizi severi e un clima di sospetto.

Emilio Lonati della Fim (Cisl) nazionale, dice che «il futuro non sono i mega yacht ma le autostrade del mare. La soluzione da trovare in tempi brevi è: garantire la presenza pubblica in Nca, con Fintecna, e far rimanere il cantiere nella navalmeccanica pesante». Ritiene improponibile la vendita a privati. In uno scenario di crisi generale, dove perfino Fincantieri ha aperto la cassa integrazione in diversi cantieri, da Palermo, a Sestri, da Ancona a Bari, e dove «i cantieri d’Europa stanno peggio», il governo secondo Lonati, dovrebbe giocare un ruolo forte per favorire il turn-over delle navi da rottamare. «Allora avremmo una chance». Auspica cioè «interventi pubblici che favoriscano nuove commesse per il cantiere».

Sandro Bianchi della Fiom (Cgil) nazionale, va giù duro: «Vanno evitate trappole. Il rischio è grave. Chi vuol far fuori il cantiere, usa contemporaneamente la mancanza di un assetto societario e la crisi del settore». Ribadisce gli obiettivi: Nca sotto l’ala di Fintecna e carichi di lavoro, «operazione pubblica e risorse pubbliche». Descrive uno scenario complicato. «La mia impressione - dice Bianchi - è che le due navi offerte da Grimaldi non ci siano mai state davvero». E non crede inoltre a voci secondo le quali Nca potrebbe essere incaricato di riparare il traghetto Vincenzo Florio (incendio a bordo il 29 maggio, fra Palermo e Napoli). Invita «a essere cattivi se non ci saranno risposte da Roma»: oltre al blocco del varo, «iniziative esterne ad altissima visibilità». E’ a questo punto che un lavoratore balza in piedi e grida: «Bloccheremo la ferrovia!». Ma è l’unica voce che si alza dalla sala. Bianchi conclude accennando alle aree: «Qui c’è un valore che fa gola a molti».

Mario Ghini della Uilm nazionale, è sulla stessa linea: controllo pubblico di Nca e permanenza nella navalmeccanica. Sì a Fintecna, «ma anche la Regione - Bertolucci non lo sente perché si è accomiatato - deve fare la sua parte magari entrando nel capitale sociale di Nca, però non come in passato con Mps».

Andrea Figaia segretario Cisl provinciale: «Ormai siamo alla frutta, occorrono soluzioni urgenti». Alessio Castelli della Fiom apuana e Franco Borghini della Uil, assieme agli altri sindacalisti preparano “la marcia su Roma” del 30 prossimo.

La rsu suona la carica. La mattinata con sciopero, è finita. L’assemblea ha ascoltato ma non ci sono reazioni, e i casi sono due: o i lavoratori credono che Nca si salverà comunque, oppure sono già convinti della sua morte.

A scuoterli ci aveva subito pensato nella sua introduzione a inizio assemblea, Emanuale Peselli della rsu, che aveva messo in guardia: «La vertenza non finirà il 30 settembre. Senza certezze su assetto societario e carichi di lavoro, ci saranno ben poche speranze per Nca». E alla fine un altro rsu, Daniele Corsini, ingoiando un po’ di rabbia lancia l’appello alle maestranze, perché, ne è convinto, «il 30 settembre non avremo risposte decisive. Occorre perciò coesione sulle iniziative di lotta, date una mano alla rsu».
In conclusione, avanti tutta. Dall’assemblea non ci sono virate: no alla privatizzazione del cantiere.

Ma, se il 30 settembre il ministero facesse rientrare dalla finestra ciò che è uscito (nessuna offerta vincolante di privati a Invitalia) dalla porta? Il cerchio è infernale: quale armatore, in questa “nebbia”, si arrischierebbe a ordinare navi a Nca seppure il cantiere sia in grado di costruirle in 5 mesi? E se non arrivano nuove commesse, dopo la cassa integrazione, che 2010 sarà per i lavoratori?

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