Il Tirreno

CARRARA

Non abusava della figlia: assolto

Il giudice Alessandro Ranaldi
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Il giudice Alessandro Ranaldi

La fine di un incubo. Non era un mostro pedofilo o un seviziatore della propria bambina, un giovane padre di famiglia che ha dovuto difendersi dall'accusa più infamante. Tutelato dall'avvocato Giuseppe Ricciotti del foro di Massa, è stato alla fine prosciolto.

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CARRARA. La fine di un incubo. Non era un mostro pedofilo o un seviziatore della propria bambina, un giovane padre di famiglia che ha dovuto difendersi dall'accusa più infamante. Tutelato dall'avvocato Giuseppe Ricciotti del foro di Massa, è stato alla fine prosciolto.

Di fronte al gup Alessandro Ranaldi, con rito abbreviato - cioé basato sugli atti delle indagini - è stato infatti sentenziato che i fatti ascritti nei confronti del trentasettenne operaio di Carrara, "non sussistono"; quindi, assolto con formula piena (il pm aveva chiesto sei anni).

Una storia amara. Il giovane padre non ha vizi, non fuma e non beve, di mestiere fa il cottimista nel settore dell'edilizia. Verso la fine del 2002 la convivenza tra l'operaio e la donna, casalinga anch'essa di Carrara, di 4 anni più anziana di lui, si interrompe, e la donna - così è stato ricostruito da parte della difesa - spesso rifiuta di fargli incontrare la figlioletta.
Passano tre anni e l'uomo si riaccompagna, cerca di rifarsi una vita accanto ad un'altra donna. La ex però si rende irreperibile assieme alla piccina.

Lui si vede obbligato a rivolgersi al Tribunale dei minori di Genova affinchè gli venga concesso il diritto di accudire o quanto meno vedere in modo regolare sua figlia.
Il giudice nel frattempo affida la bambina ai Servizi sociali, e dà la possibilità al babbo di vederla e frequentarla presso una istituzione minorile.

Nel 2007 l'operaio riceve una telefonata "distensiva" dalla ex convivente che gli fissa un appuntamento presso un bar del centro città. Che bello, c'è anche la sua piccola che gli fa festa, mentre la madre finalmente concede al padre di portarla in visita dai nonni.
Magnifico pomeriggio quello tra padre, nonno, nonna e bambina che viene poi ricondotta alla casa materna verso le otto della sera. Tutto tranquillo fino alla settimana successiva quando l'operaio si reca nella struttura d'infanzia a rivedere la sua bambina. «Le visite alla sua bambina sono sospese - annunciano le assistenti sociali al padre allibito - la mamma ha denunciato che lei avrebbe abusato di sua figlia durante la visita pomeridiana dai nonni della scorsa settimana».
Un macigno sulla testa dell'operaio. La denuncia si trasforma in processo penale. «La piccola sembra ripetere una lezione contro il babbo imparata a memoria», ammettono gli psichiatri infantili, mentre le assistenti sociali testimoniano che mai hanno scorto l'operaio in atteggiamenti equivoci nei riguardi della pargoletta. Nella denuncia presentata dalla mamma c'era anche scritto che l'ex convivente avrebbe ustionato le dita di una mano della bimba con la brace di una sigaretta. Terrificante accusa. Più un'altra accusa, irriferibile. Il giudice decide per l'incidente probatorio, oltre a numerose visite medico legali sulla incolpevole bambina. Non risultano abusi di sorta, da parte di nessuno: fra l'altro ha anche un buon profitto scolastico, la bambina è serena.

Finalmente arriva la verità: il castello di carte delle tremende accuse precipita sul tavolino della giustizia.
E la tortura delle dita bruciate: una cattiva, orribile bugia.
Dopo la sentenza la disavventura del povero innocente muratore di Carrara non è finita. «Ho sofferto le pene di mille inferni - ammette - nessuno mi dava più lavoro e mi sbattevano le porte in faccia. Non riesco ancora a prender sonno e la bambina non me la fanno ancora vedere. Dovrò di nuovo rivolgermi al Tribunale di Genova per poter amare e veder crescere bene la piccina». Al più presto inizierà il procedimento per poter avere l'affidamento della figlia, o quanto meno di poterla vedere assiduamente.

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