Attenzione
MASSA
Falsi conti in odore di malavita
◗
Gli istituto di credito apuani nel mirino dei truffatoriLa malavita si rifornisce di blocchetti per gli assegni a Massa? Per ora è solo un'ipotesi investigativa, ma sia la polizia sia il pm titolare dell'inchiesta (Federico Manotti) credono sia molto vicina alla realtà.
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. La malavita si rifornisce di blocchetti per gli assegni a Massa? Per ora è solo un'ipotesi investigativa, ma sia la polizia sia il pm titolare dell'inchiesta (Federico Manotti) credono sia molto vicina alla realtà.
Tutto nasce dall'arresto di un uomo napoletano (A.R., 30 anni) pizzicato all'interno di un istituto bancario (la Unipol) con un documento di identità falso come i soldi del Monopoli. Gli agenti hanno scoperto che era la seconda volta che quell'uomo si presentava in una banca della provincia e soprattutto erano diversi gli istituti di credito ad aver ricevuto una visita negli ultimi tempi da fantomatici imprenditori edili campani che volevano aprire un conto. Il sospetto è che dietro a tutto questo ci sia la malavita organizzata.
A.R. si presentava allo sportello della banca prescelta per la truffa e con aria affabile, come soltanto i napoletani sanno darsi, si faceva "amico" il bancario. Lo chiamava dottore, gli diceva che la sua azienda edile doveva trasferirsi per un po' nella provincia di Massa-Carrara per via di alcuni appalti che si era aggiudicata: «Dottò ho bisogno di molto denaro e per questo devo aprire un conto corrente qui da voi. Ditemi quali documenti vi devo portare». Il trentenne napoletano arrestato in flagranza nella filiale Unipol dagli agenti della volante (ma chissà quanti altri compari l'hanno fatta franca), iniziava così a lavorarsi gli istituti di credito. Poi nella seconda visita portava i documenti richiesti. Tutto in regola, dalla iscrizione alla Camera di commercio (di Carrara), alla partita iva, al codice fiscale. L'unica cosa che quell'affabile signore presentava di falso era la carta d'identità, che si era procurato nei pressi della stazione centrale di Napoli per la modica cifra di 80 euro. O almeno così ha detto con un sorriso ai poliziotti che lo hanno portato in questura.
Con queste carte accendeva un conto corrente per sé e uno per la ditta. Poi versava un po' di denaro nei due c/c e infine si faceva dare cinque o sei blocchetti degli assegni («è meglio non girare con troppi contanti in tasca dottò, con stì mariuoli...»). Tre giorni dopo quel simpatico signore andava in rosso su entrambi i conti e buonanotte ai suonatori: con il prelievo si era coperto le spese sostenute per il trasferimento da Napoli a Massa e gli restavano gli assegni per inondare l'Italia di assegni cabriolet. Ha esagerato nelle sue truffe, però. Tanto che le volanti erano già alle sue calcagna e quando dall'Unipol è partita la telefonata del bancario («il vostro uomo è qui») per lui non c'era più nulla da fare. Anche se a difenderlo è arrivato dalla Campania un avvocato di grido in un batter d'occhio.
La vicenda, raccontata così può far sorridere, ma come detto c'è il sospetto che dietro a tutto questo manovri la malavita campana. Secondo gli inquirenti l'organizzazione manda decine di persone in province meno avvezze al crimine («a Napoli se vado in banca mi prendono a calci», ha detto il trentenne) e con i blocchetti per gli assegni poi può fare quello che vuole.
Tutto nasce dall'arresto di un uomo napoletano (A.R., 30 anni) pizzicato all'interno di un istituto bancario (la Unipol) con un documento di identità falso come i soldi del Monopoli. Gli agenti hanno scoperto che era la seconda volta che quell'uomo si presentava in una banca della provincia e soprattutto erano diversi gli istituti di credito ad aver ricevuto una visita negli ultimi tempi da fantomatici imprenditori edili campani che volevano aprire un conto. Il sospetto è che dietro a tutto questo ci sia la malavita organizzata.
A.R. si presentava allo sportello della banca prescelta per la truffa e con aria affabile, come soltanto i napoletani sanno darsi, si faceva "amico" il bancario. Lo chiamava dottore, gli diceva che la sua azienda edile doveva trasferirsi per un po' nella provincia di Massa-Carrara per via di alcuni appalti che si era aggiudicata: «Dottò ho bisogno di molto denaro e per questo devo aprire un conto corrente qui da voi. Ditemi quali documenti vi devo portare». Il trentenne napoletano arrestato in flagranza nella filiale Unipol dagli agenti della volante (ma chissà quanti altri compari l'hanno fatta franca), iniziava così a lavorarsi gli istituti di credito. Poi nella seconda visita portava i documenti richiesti. Tutto in regola, dalla iscrizione alla Camera di commercio (di Carrara), alla partita iva, al codice fiscale. L'unica cosa che quell'affabile signore presentava di falso era la carta d'identità, che si era procurato nei pressi della stazione centrale di Napoli per la modica cifra di 80 euro. O almeno così ha detto con un sorriso ai poliziotti che lo hanno portato in questura.
Con queste carte accendeva un conto corrente per sé e uno per la ditta. Poi versava un po' di denaro nei due c/c e infine si faceva dare cinque o sei blocchetti degli assegni («è meglio non girare con troppi contanti in tasca dottò, con stì mariuoli...»). Tre giorni dopo quel simpatico signore andava in rosso su entrambi i conti e buonanotte ai suonatori: con il prelievo si era coperto le spese sostenute per il trasferimento da Napoli a Massa e gli restavano gli assegni per inondare l'Italia di assegni cabriolet. Ha esagerato nelle sue truffe, però. Tanto che le volanti erano già alle sue calcagna e quando dall'Unipol è partita la telefonata del bancario («il vostro uomo è qui») per lui non c'era più nulla da fare. Anche se a difenderlo è arrivato dalla Campania un avvocato di grido in un batter d'occhio.
La vicenda, raccontata così può far sorridere, ma come detto c'è il sospetto che dietro a tutto questo manovri la malavita campana. Secondo gli inquirenti l'organizzazione manda decine di persone in province meno avvezze al crimine («a Napoli se vado in banca mi prendono a calci», ha detto il trentenne) e con i blocchetti per gli assegni poi può fare quello che vuole.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
