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CARRARA

Zanetti: gonfalone a RomaZubbani: no, altre iniziative

Il gonfalone di Carrara in una cerimonia
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Il gonfalone di Carrara in una cerimonia

La spaccatura rimane: il sindaco Zubbani dice no al gonfalone di Carrara il 10 ottobre alla manifestazione per i diritti dei gay e lotta all'omofobia. «E mi prendo tutta la responsabilitàdi questa decisione»

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CARRARA. La spaccatura rimane: il sindaco Zubbani dice no al gonfalone di Carrara il 10 ottobre alla manifestazione per i diritti dei gay e lotta all'omofobia. «E mi prendo tutta la responsabilitàdi questa decisione». Il vice sindaco Zanetti non è d'accordo: «il gonfalone, che rappresenta le varie anime della città e le sue diverse sensibilità, deve essere a Roma il prossimo 10 ottobre, per manifestare contro l'intolleranza dilagante nel nostro paese». Così in giunta ieri non è uscita una posizione unanime. E Zubbani commenta: «La discussine è stata serena e approfondita, ho ribadito mia posizione di non portare il gonfalone. Non mi sono neppure trincerato dietro lo statuto comunale che ne prevede la presenza solo alle cerimonie ufficiali e pubbliche ricorrenze. Semplicemente il gonfalone alla manifestazione di Roma non mi pare conforme agli interessi della città, a un comune sentire che non ho percepito neanche nella votazione in consiglio comunale del secondo ordine del giorno: il primo invitava la giunta a valutare una presenza a Roma per portare lo spirito libertario di Carrara. E su questo la giunta tornerà a discutere prima del 10 ottobre per decidere come partecipare. Nel secondo ordine del giorno, sul gonfalone, dico che pur rispettoso degli indirizzi del consiglio, ritengo di non dovere accogliere la richiesta. In giunta - dibadisce il sindaco - non ho modificato la posizione. Zanetti ha la sua, io la mia. E per quanto mi riguarda la questione del gonfalone è chiusa. Il dibattito è strumentale».

Zanetti contro Zubbani. «Coraggio, solidarietà sociale e civile, libertà, speranza, futuro: queste sono state alcune parole chiave - dice il vice sindaco - in vari interventi di Con-vivere: numerosi pensatori hanno ribadito che è arrivato il momento di avere coraggio, quel coraggio che Obama sta dimostrando, nel portare avanti la riforma del sistema sanitario americano e che in Italia dobbiamo ritrovare per debellare la mafia. Coraggio anche nel difendere i diritti di quanti vivono un disagio, una discriminazione e che non si devono sentire abbandonati dalla società civile e dalla politica, che si deve mobilitare dimostrando quella solidarietà che non ci deve fare paura». Per questo riteine giusto che a Roma ci sia il gonfalone di Carrara il 10 ottobre. «E' un modo per ribadire il valore che il Gonfalone ha quale testimone della storia, dell'identità e dei valori su cui si fonda la nostra città. Carrara ha dato un importante contributo per la riaffermazione dei valori di libertà e democrazia, che oggi sono pericolosamente minacciati: ce lo ricorda il nostro Gonfalone ogni volta che sfila durante le cerimonie sulla Resistenza». Zanetti dice che si stanno diffondendo nuove paure. «Siamo di fronte ad un sistema sociale e politico che ne fomenta la diffusione, forse per distogliere l'attenzione verso quelle vere: la perdita delle libertà, della democrazia, del diritto di esprimere opinioni diverse, di tutela delle minoranze. E' quindi apprezzabile che il onsiglio comunale, si sia pronunciato su un tema così alto, pur prendendo posizioni diverse nell'ambito del dibattito in atto, che non deve ridursi ad una mera campagna ideologica. Bisogna allora dimostrare di non aver paura di prendere una posizione contro ogni forma di discriminazione, condannando le vili aggressioni che hanno subito di recente alcune persone omosessuali e che subisce ogni giorno tutta quella gente che non ha la forza di far sentire la propria voce, quella gente, come canta Francesco De Gregori, "che fa la storia quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare". Carrara da sempre è una città che si è distinta per la sua capacità di accoglienza e rispetto delle diversità, perché vissute come valori di crescita collettiva. Ma alloracosa aspettiamo, che sia davvero troppo tardi? Serve una risposta forte contro ogni forma di discriminazione, di intolleranza, contro la politica dei respingimenti, favorendo la cultura dell'integrazione e recuperando quei valori di cui oggi stanno cercando di farci avere paura».

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