La manifestazione
LO SCANDALO DEL MIRTETO
Un cimitero fuori controllo
Claudio Figaia
◗
Agosto 2008: un sopralluogo dei carabinieir a MirtetoMa come ha potuto crescere lo scandalo del Mirteto? Quali sono stati (al di là delle responsabilità penali degli indagati) i meccanismi che hanno consentito che in quel cimitero accadesse di tutto senza che il Comune sapesse nulla? Sono le domande a cui ha cercato di rispondere la commissione di indagine consiliare
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MASSA. Ma come ha potuto crescere lo scandalo del Mirteto? Quali sono stati (al di là delle responsabilità penali degli indagati) i meccanismi che hanno consentito che in quel cimitero accadesse di tutto senza che il Comune sapesse nulla? Sono le domande a cui ha cercato di rispondere la commissione di indagine consiliare.
Commissione che ha licenziato nei giorni scorsi la sua relazione conclusiva che verrà discussa in consiglio comunale probabilmente la prossima settimana (in una seduta a porte chiuse). Ebbene quella relazione conferma - se ce ne fosse bisogno - che nel camposanto del Mirteto accadeva di tutto senza alcun preciso controllo.
Risulta, ad esempio, che la ditta Euroservizi avesse «la disponibilità delle chiavi del cimitero dopo che Massa Servizi (a cui il Comune aveva appaltato i servizi) aveva provveduto a cambiare le serratire». Ma Massa Servizi, che in base all'appalto, doveva avere funzioni di custodia «non svolgeva alcuna attività di controllo sulle attività svolte in orari diversi». E le attività in "orari diversi" erano proprio quelle illecite, le cremazioni multiple, l'accatastamento dei resti mortali e via dicendo.
Ma la relazione finale - così come il Tirreno aveva anticipato quando riuscì a leggere la bozza del lavoro della commissione - contiene critiche aperte alla precedente amministrazione e a Massa Servizi. Quest'ultima è «accusata» di non avere rispettato le normative specifiche attraverso «una non conforme gestione dei servizi cimiteriali, una incompleta resgistrazione delle salme provenienti da altri comuni, la non registrazione del conferimento di resti mortali...».
Censure pesanti, se si tien conto che nessun componente di Massa Servizi è indagato nell'inchiesta penale condotta dal pm Federico Manotti.
«Discutibile e controproducente» viene poi definita la posizione dell'amministrazione Neri «dopo il sequestro del forno crematorio e all'arresto di Enzo Pucci di Euroservizi» (il 4 maggio 2007, prima tranche dell'inchiesta giudiziaria), quando cioè «il 22 gennaio 2008 ricorre contro la sentenza del Tar sul ricorso presentato dalla ditta Saie e proroga i servizi cimiteriali a Euroservizi» e chiede al pm il dissequestro del formo crematorio. Richiesta a cui il Pm si oppone in quanto «permane il pericolo di reiterazione del reato, essendo escluso che la gestione dell'attività di cremazione possa essere siappure temporaneamente affidata a soggetti sottoposti a indagini». «Censurabile», dunque, il continuo ricorso a proroghe, ma anche l'assenza di uno specifico regolamento che «dettagliasse ruoli e servizi».
Mai citato il dipendente comunale Renzo Fialdini (indagato per corruzione), mentre alla nuova giunta viene riconosciuto di «avere rapidamente attivato interventi, come il riaffidamento alla Saie del forno crematorio».
Nessun clamoroso risultato, dunque, da questa "indagine" a cui la maggioranza ha dato il suo placet.
Commissione che ha licenziato nei giorni scorsi la sua relazione conclusiva che verrà discussa in consiglio comunale probabilmente la prossima settimana (in una seduta a porte chiuse). Ebbene quella relazione conferma - se ce ne fosse bisogno - che nel camposanto del Mirteto accadeva di tutto senza alcun preciso controllo.
Risulta, ad esempio, che la ditta Euroservizi avesse «la disponibilità delle chiavi del cimitero dopo che Massa Servizi (a cui il Comune aveva appaltato i servizi) aveva provveduto a cambiare le serratire». Ma Massa Servizi, che in base all'appalto, doveva avere funzioni di custodia «non svolgeva alcuna attività di controllo sulle attività svolte in orari diversi». E le attività in "orari diversi" erano proprio quelle illecite, le cremazioni multiple, l'accatastamento dei resti mortali e via dicendo.
Ma la relazione finale - così come il Tirreno aveva anticipato quando riuscì a leggere la bozza del lavoro della commissione - contiene critiche aperte alla precedente amministrazione e a Massa Servizi. Quest'ultima è «accusata» di non avere rispettato le normative specifiche attraverso «una non conforme gestione dei servizi cimiteriali, una incompleta resgistrazione delle salme provenienti da altri comuni, la non registrazione del conferimento di resti mortali...».
Censure pesanti, se si tien conto che nessun componente di Massa Servizi è indagato nell'inchiesta penale condotta dal pm Federico Manotti.
«Discutibile e controproducente» viene poi definita la posizione dell'amministrazione Neri «dopo il sequestro del forno crematorio e all'arresto di Enzo Pucci di Euroservizi» (il 4 maggio 2007, prima tranche dell'inchiesta giudiziaria), quando cioè «il 22 gennaio 2008 ricorre contro la sentenza del Tar sul ricorso presentato dalla ditta Saie e proroga i servizi cimiteriali a Euroservizi» e chiede al pm il dissequestro del formo crematorio. Richiesta a cui il Pm si oppone in quanto «permane il pericolo di reiterazione del reato, essendo escluso che la gestione dell'attività di cremazione possa essere siappure temporaneamente affidata a soggetti sottoposti a indagini». «Censurabile», dunque, il continuo ricorso a proroghe, ma anche l'assenza di uno specifico regolamento che «dettagliasse ruoli e servizi».
Mai citato il dipendente comunale Renzo Fialdini (indagato per corruzione), mentre alla nuova giunta viene riconosciuto di «avere rapidamente attivato interventi, come il riaffidamento alla Saie del forno crematorio».
Nessun clamoroso risultato, dunque, da questa "indagine" a cui la maggioranza ha dato il suo placet.
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