Il Tirreno

Due mercantili affondati partirono da Carrara

Il giallo delle navi dei veleni

Il giallo delle navi dei veleni

Navi affondate con sospetti carichi radioattivi, misteri in fondo al mare. E un filo rosso che porta a Carrara: sia al nostro porto, sia alle cave. Perché - almeno a quanto riferiscono Repubblica e Corriere della Sera - alcuni dei mercantili finiti a fondo (almeno due) risultano partiti da Marina di Carrara e con un carico anche di polvere di marmo

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CARRARA. Navi affondate con sospetti carichi radioattivi, misteri in fondo al mare. E un filo rosso che porta a Carrara: sia al nostro porto, sia alle cave. Perché - almeno a quanto riferiscono Repubblica e Corriere della Sera - alcuni dei mercantili finiti a fondo (almeno due) risultano partiti da Marina di Carrara e con un carico anche di polvere di marmo, che sarebbe servito a impedire il propagarsi delle radiazioni.

Quello delle cosiddette "navi a perdere" è un argomento scottante, riportato d'attualità dalle dichiarazioni di un pentito, che è riuscito a far individuare una nave al largo di Cetraro in Calabria, forse la russa Cunski.

Come riferisce Repubblica, era il 2005 quando Legambiente pubblicò il dossier "Mare Monstrum" in cui dedicava un capitolo alle "navi dei veleni". L'anno successivo sono arrivate le dichiarazioni spontanee del pentito di 'ndrangheta Francesco Fonti, che ha permesso di ritrovare il mercantile.

Già nel 1994 Legambiente aveva denunciato l'affondamento assai dubbio della Rigel, sospettata di trasportare un carico di rifiuti radioattivi, avvenuto nel 1987 a Capo Spartivento. La nave, che batteva bandiera maltese, era partita dal porto di Marina di Carrara ed era diretta a Limassol, nell'isola di Cipro. Ufficialmente trasportava polveri di marmo e macchinari.

«Mentre la nave va giù lentamente - riporta la relazione di Legambiente - nessuno si preoccupa di lanciare l'allarme radio, non parte nessuna richiesta di soccorso. L'equipaggio abbandona frettolosamente il cargo su due scialuppe e viene tratto in salvo "provvidenzialmente" da una nave iugoslava che lo fa sbarcare nel porto di Tunisi. Da lì sparisce nel nulla, nemmeno il capitano verrà più rintracciato».

Ermete Realacci, parlamentare del Pd, sull'argomento ha presentato una interrogazione parlamentare, allegata vi è anche una cronologia degli eventi.

DUE NAVI VANNO GIÙ.
E si fa riferimento alla nave Mikigan, partita nel settembre 1986 dal porto di Marina di Carrara, affondata nel mar Tirreno calabrese con un carico sconosciuto di cui è certa solo la presenza di granulato di marmo. Le dinamiche del naufragio e di come si sia "lasciata andare" verso i fondali presentano impressionanti analogie con il successivo naufragio della Rigel.

Ed eccoci al 21 settembre 1987: la motonave Rigel fa naufragio a 20 miglia da Capo Spartivento. Ricostruisce Ermete Realacci: «Fu grazie alla denuncia di Legambiente che prese avvio l'inchiesta della magistratura. Un procedimento giudiziario per truffa ai danni della compagnia assicurativa accerta che si trattò di uno strano affondamento: la merce dichiarata per ottenere il risarcimento del danno non era in realtà mai salita a bordo. L'ispezione del carico dal porto di partenza di Marina di Carrara non fu mai effettuato. Dopo l'affondamento inoltre l'equipaggio è sparito e non fu più rintracciato neanche il Comandante».

L'inchiesta della procura calabrese di Paola, tuttora in corso, ha adesso un obiettivo: trovare tutte le «navi a perdere». Sui fondali ce ne sono tante, qualcuno dice decine. Secondo le ipotesi riferite da Repubblica, affondate, dagli uomini della 'ndrangheta su commissione di faccendieri e massoni, con la complicità di politici e uomini dei servizi deviati.

Rifiuti tossici e radioattivi simili, secondo il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, a quelli che molto probabilmente sono custoditi nella pancia della Cunsky, il mercantile ritrovato sabato da un robot della regione Calabria davanti alla costa di Cetraro in provincia di Cosenza. Un cargo che lo stesso Fonti ha indicato alla Procura di Paola, titolare dell'inchiesta, ammettendo di averlo fatto affondare con l'esplosivo nel´92. Nella sua stiva ci sono 120 fusti velenosi. Una minuzia rispetto alle migliaia di «bidoni da duecento litri, interrati in mezzo mondo o fatti inabissare».

DOMANDE ANGOSCIANTI.
Almeno due navi partirono anche da Carrara e la circostanza - sempre che, ovviamente, vengano confermte le ipotesi della magistratura e cioé che davvero a bordo ci fossero carichi radioattivi - apre scenari inquietanti e lascia spazio a domande angoscianti. Innanzitutto: nel periodo in cui si fermarono nel porto quelle navi con il loro carico radioattivo, cosa rischiarono i lavoratori portuali che maneggiarono il carico? Qualcuno era a conoscenza della vera natura del carico, tanto da tentare di schermarlo con la polvere di marmo? L'inchiesta della magistratura di Paola potrebbe aiutare a fare luce su quelle pagine oscure degli Anni Ottanta.

M.B.

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