Sicurezza
RITORNO IN AULA
Si farà la scuola in carcere
È salva la scuola del carcere. I detenuti della casa circondariale cittadina potranno, anche per quest'anno, frequentare i corsi di scuola media organizzati nell'ambito del progetto didattico del Centro territoriale per l'educazione della "Dazzi" di Carrara
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MASSA. È salva la scuola del carcere. I detenuti della casa circondariale cittadina potranno, anche per quest'anno, frequentare i corsi di scuola media organizzati nell'ambito del progetto didattico del Centro territoriale per l'educazione della "Dazzi" di Carrara.
È stata la dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale (ex provveditorato agli studi) Maria Alfano a comunicare, proprio mentre suonava la prima campanella nella maggior parte degli istituti cittadini, il salvataggio dei corsi tra le sbarre. «Nonostante i tagli e le difficoltà in cui si è trovato l'Ufficio scolastico per la definizione delle dotazioni organiche e per l'autorizzazione delle classi - spiega la stessa dottoressa Alfano - siamo riusciti a recuperare i due posti necessari per assicurare, anche per il 2009-10 - la prosecuzione della scuola carceraria». Il tutto grazie a una diminuzione di alunni che ha consentito la soppressione di una classe in provincia e di riorganizzare l'assetto dei posti assegnati.
La dirigente dell'ex provveditorato tiene però a precisare che la scuola in carcere non è a costo zero. «Per il funzionamento del corso in questione - spiega - occorrono due posti che, ovviamente, hanno un costo e perciò devono essere autorizzati. Posti che erano stati richiesti alla direzione generale regionale ma non concessi, per mancanza di risorse».
Una buona notizia, comunque, per un mondo della scuola che torna al lavoro fra tanti problemi.
«Sono contento che la questione si sia risolta in modo positivo - commenta Salvatore Iodice, direttore del carcere di Massa - l'istruzione, insieme al lavoro, sono fondamentali per il reinserimento dei detenuti nella società».
Soddisfatti anche i detenuti-studenti - oltre 50 su un totale di 246 quelli che si erano iscritto lo scorso anno - e le insegnanti. Dice Alessandra Brenzini, una di loro: «È la soluzione giusta, anche perchè non c'era una ragione per chiudere la scuola. Anche perchè in Italia vi sono corsi in carcere con un numero di iscritti molto inferiore a quello di Massa».
Per scongiurare la soppressione della scuola tra le sbarre, i detenuti avevano scritto una appassionata lettera a ministro e istituzioni locali; il deputato dell'Idv Fabio Evangelisti aveva annunciaot un'interrogazione parlamentare, mentre l'associazione «Alternativa radicale» aveva organizzato per ieri mattina una manifestazione davanti al carcere. Anullate entrambe le iniziative.
È stata la dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale (ex provveditorato agli studi) Maria Alfano a comunicare, proprio mentre suonava la prima campanella nella maggior parte degli istituti cittadini, il salvataggio dei corsi tra le sbarre. «Nonostante i tagli e le difficoltà in cui si è trovato l'Ufficio scolastico per la definizione delle dotazioni organiche e per l'autorizzazione delle classi - spiega la stessa dottoressa Alfano - siamo riusciti a recuperare i due posti necessari per assicurare, anche per il 2009-10 - la prosecuzione della scuola carceraria». Il tutto grazie a una diminuzione di alunni che ha consentito la soppressione di una classe in provincia e di riorganizzare l'assetto dei posti assegnati.
La dirigente dell'ex provveditorato tiene però a precisare che la scuola in carcere non è a costo zero. «Per il funzionamento del corso in questione - spiega - occorrono due posti che, ovviamente, hanno un costo e perciò devono essere autorizzati. Posti che erano stati richiesti alla direzione generale regionale ma non concessi, per mancanza di risorse».
Una buona notizia, comunque, per un mondo della scuola che torna al lavoro fra tanti problemi.
«Sono contento che la questione si sia risolta in modo positivo - commenta Salvatore Iodice, direttore del carcere di Massa - l'istruzione, insieme al lavoro, sono fondamentali per il reinserimento dei detenuti nella società».
Soddisfatti anche i detenuti-studenti - oltre 50 su un totale di 246 quelli che si erano iscritto lo scorso anno - e le insegnanti. Dice Alessandra Brenzini, una di loro: «È la soluzione giusta, anche perchè non c'era una ragione per chiudere la scuola. Anche perchè in Italia vi sono corsi in carcere con un numero di iscritti molto inferiore a quello di Massa».
Per scongiurare la soppressione della scuola tra le sbarre, i detenuti avevano scritto una appassionata lettera a ministro e istituzioni locali; il deputato dell'Idv Fabio Evangelisti aveva annunciaot un'interrogazione parlamentare, mentre l'associazione «Alternativa radicale» aveva organizzato per ieri mattina una manifestazione davanti al carcere. Anullate entrambe le iniziative.
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