Attenzione
Il sindaco: «Inopportuno»
Donne contro Zubbani: gonfalone a Roma
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Il gonfalone del Comune di CarraraE ora, contro il sindaco Zubbani, si schierano le donne dell'Italia dei Valori il cui coordinamento provinciale, è «a favore dell'invio del Gonfalone di Carrara, alla manifestazione contro l'omofobia prevista il 10 ottobre a Roma»
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CARRARA. E ora, contro il sindaco Zubbani, si schierano le donne dell'Italia dei Valori il cui coordinamento provinciale, è «a favore dell'invio del Gonfalone di Carrara, alla manifestazione contro l'omofobia prevista il 10 ottobre a Roma».
Zubbani ha una gatta da pelare fra le mura di palazzo civico: mercoledì avrà un incontro con la giunta per spiegare ulteriormente perché non intende inviare il gonfalone a Roma, e ritiene invece possibili altre iniziative di adesione. Al gonfalone a Roma è favorevole il vice sindaco Andrea Zanetti, mentre lo ritengono inopportuno (senza per togliere questo la solidarietà alla manifestazione) gli assessorei Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanni Nannini, Roberto Dell'Amico, Dante Benedini. «Ho chiesto un parere al segretario generale, - dice Zubbani -ma il nostro statuto prevede un uso del gonfalone per celebrazioni ufficiali e cerimonie. Non è il caso di Roma e non intendo violare lo statuto. Non voglio neppure che questo diventi un caso politico».
Ma in qualche modo lo è perché la votazione articolata che c'è stata in consiglio comunale, con sfilacciature nella maggioranza, impone un chiarimento. «Farò un incontro con i capigruppo dopo la riunione di giunta - dice Zubbani - Sono rispettoso del consiglio comunale, ma un conto è un'espressione unanime da parte dei consiglieri eletti dalla città, perché in quel caso l'invio del gonfalone a Roma potevba indicare la volontà di tutta Carrara; un altro conto è l'esito che c'è stato nelle votazioni. Il tema del gonfalone, delegato al sindaco, deve sottintendere un sentire comune».
Nessuna riunione di maggioranza, secondo Zubbani, ma solo un chiarimento con giunta e capigruppo. La votazione in consiglio rischia il naufragio. Un pasticcio di fine estate.
E intanto le donne dell'Idv vanno all'arrembaggio: «Da un po' di tempo si respira sempre più intensamente una certa "arietta" che ricorda i periodi più bui dell'Italia, quando non solo venivano promulgate leggi razziali, ma era legittimato chi mostrava i muscoli, e si adoperava al linciaggio di chi non era maschio e virile, tanto quanto i coraggiosi virgulti neonazi e neofasci.
La laicità è stata per molto tempo considerata un elemento acquisito, nessuno però ha mai detto chiaramente che la laicità come metodo aiuta a difendere i diritti delle donne, dei gay, dei trans e delle lesbiche. L'arietta da fine ventennio che aleggia intorno a noi, è la conseguenza di una sottovalutazione della laicità, che ha determinato poca convinzione e debolezza nel combattere efficacemente contro il maschilismo feroce e intollerante, che oggi trova pienissima legittimazione nella violenza diffusa, istituzionale e domestica». Il coordinamento femminile Idv, propone una riflessione sulle «donne immigrate e la loro condanna all'invisibilità», «Donne respinte verso le coste libiche, massacrate e stuprate nelle carceri libiche, fino alla prossima partenza per l'Italia, fino alla morte in mare», «Violenza istituzionale contro le prostitute», «rappresentanti delle pari opportunità che negano qualsiasi pari opportunità», «donne viste come "carichi" da assumere da parte di imprenditori a cui vanno benefici fiscali, oppure come ammortizzatori sociali». «Tutta questa violenza noi la respiriamo tutti i giorni, una violenza che alimenta le ronde, le leggi liberticide, le politiche discriminatorie, razziste ed intolleranti, e di fatto fa precipitare la condizione dei "diversi" verso un baratro che si chiama negazione della stessa esistenza».
Le donne dell'Ivd aggiungono: «Fa sorridere, anche se amaramente, la questione del "gonfalone si-gonfalone no" di fronte a questo scenario, ma sono i simboli che possono ridare forza e speranza». Obierttivo: «Garantire la libertà degli individui, in tutte le loro espressioni».
C.C.
Zubbani ha una gatta da pelare fra le mura di palazzo civico: mercoledì avrà un incontro con la giunta per spiegare ulteriormente perché non intende inviare il gonfalone a Roma, e ritiene invece possibili altre iniziative di adesione. Al gonfalone a Roma è favorevole il vice sindaco Andrea Zanetti, mentre lo ritengono inopportuno (senza per togliere questo la solidarietà alla manifestazione) gli assessorei Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanni Nannini, Roberto Dell'Amico, Dante Benedini. «Ho chiesto un parere al segretario generale, - dice Zubbani -ma il nostro statuto prevede un uso del gonfalone per celebrazioni ufficiali e cerimonie. Non è il caso di Roma e non intendo violare lo statuto. Non voglio neppure che questo diventi un caso politico».
Ma in qualche modo lo è perché la votazione articolata che c'è stata in consiglio comunale, con sfilacciature nella maggioranza, impone un chiarimento. «Farò un incontro con i capigruppo dopo la riunione di giunta - dice Zubbani - Sono rispettoso del consiglio comunale, ma un conto è un'espressione unanime da parte dei consiglieri eletti dalla città, perché in quel caso l'invio del gonfalone a Roma potevba indicare la volontà di tutta Carrara; un altro conto è l'esito che c'è stato nelle votazioni. Il tema del gonfalone, delegato al sindaco, deve sottintendere un sentire comune».
Nessuna riunione di maggioranza, secondo Zubbani, ma solo un chiarimento con giunta e capigruppo. La votazione in consiglio rischia il naufragio. Un pasticcio di fine estate.
E intanto le donne dell'Idv vanno all'arrembaggio: «Da un po' di tempo si respira sempre più intensamente una certa "arietta" che ricorda i periodi più bui dell'Italia, quando non solo venivano promulgate leggi razziali, ma era legittimato chi mostrava i muscoli, e si adoperava al linciaggio di chi non era maschio e virile, tanto quanto i coraggiosi virgulti neonazi e neofasci.
La laicità è stata per molto tempo considerata un elemento acquisito, nessuno però ha mai detto chiaramente che la laicità come metodo aiuta a difendere i diritti delle donne, dei gay, dei trans e delle lesbiche. L'arietta da fine ventennio che aleggia intorno a noi, è la conseguenza di una sottovalutazione della laicità, che ha determinato poca convinzione e debolezza nel combattere efficacemente contro il maschilismo feroce e intollerante, che oggi trova pienissima legittimazione nella violenza diffusa, istituzionale e domestica». Il coordinamento femminile Idv, propone una riflessione sulle «donne immigrate e la loro condanna all'invisibilità», «Donne respinte verso le coste libiche, massacrate e stuprate nelle carceri libiche, fino alla prossima partenza per l'Italia, fino alla morte in mare», «Violenza istituzionale contro le prostitute», «rappresentanti delle pari opportunità che negano qualsiasi pari opportunità», «donne viste come "carichi" da assumere da parte di imprenditori a cui vanno benefici fiscali, oppure come ammortizzatori sociali». «Tutta questa violenza noi la respiriamo tutti i giorni, una violenza che alimenta le ronde, le leggi liberticide, le politiche discriminatorie, razziste ed intolleranti, e di fatto fa precipitare la condizione dei "diversi" verso un baratro che si chiama negazione della stessa esistenza».
Le donne dell'Ivd aggiungono: «Fa sorridere, anche se amaramente, la questione del "gonfalone si-gonfalone no" di fronte a questo scenario, ma sono i simboli che possono ridare forza e speranza». Obierttivo: «Garantire la libertà degli individui, in tutte le loro espressioni».
C.C.
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