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FESTIVAL CON-VIVERE

«Felice di essere a Carrara»

Mario Calabresi in piazza D’Armi
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Mario Calabresi in piazza D’Armi

«Io nella patria dell'anarchia? Ma no, perché mi dovete fare questa domanda? La verità è che sarebbe stato strano se non fossi venuto qui per questo motivo, visto che mi hanno invitato. E sono molto felice di esserci»

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CARRARA. «Io nella patria dell'anarchia? Ma no, perché mi dovete fare questa domanda? La verità è che sarebbe stato strano se non fossi venuto qui per questo motivo, visto che mi hanno invitato. E sono molto felice di esserci».
Così Mario Calabresi prende di petto la questione di Carara anarchica e il passato, quella pagina di storia che parla della morte dell'anarchico Pinelli e dell'uccisione di suo padre, il commissario Luigi Calabresi.
Sguardo aperto, sorriso e look informale, Mario Calabresi sembra proprio trovarsi a suo agio a Carrara e nel parterre di Convivere dove arriva trafelato: «sono rimasto imbottigliato nel traffico in autostrada».
La sua presenza nella terra dell'anarchia merita un commento. E il direttore della Stampa non si tira certo indietro.

«Ci ho scritto un libro, ed è da una vita che dico che questa stagione di divisioni è finita per sempre - dichiara - Non sono solo parole, mi sembra che si sia fatto tanto, anche a livello pubblico per dimostrarlo. Io, mia madre e mia sorella abbiamo incontrato la vedova dell'anarchico Pinelli. Un gesto importante e sentito, per dimostrare che, se anche nella storia ci sono state delle divisioni, queste non hanno mai toccato le famiglie».
«Penso che 40 anni dopo un paese, io, tutti quanti, sbaglieremmo a stare fermi su certe posizioni - continua Calabresi - La storia deve avere insegnato a tutti una grande lezione, che bisogna guardare avanti».
E, tornando alla sua presenza a Carrara, con tanto di anarchici fra il pubblico, il direttore della Stampa conclude: «Essere qui non è stata una cosa difficoltosa, ma spero con questa mia presenza di aver dato un ulteriore contributo a dimostrare che certe pagine sono davvero chiuse e che non sarebbe più giusto continuare a parlarne - conclude - Questo mio intervento di oggi mi auguro serva proprio anche a questo».
Prima di abbandonare l'argomento legato alla patria degli anarchici, Calabresi rivela: «Io a Carrara ci sono già stato un'altra volta, ma per mangiare il buonissimo lardo di Colonnata».
Archiviato il capitolo anarchico, Calabresi affronta il tema dell'America, quello che sarà poi al centro del suo brillante intervento sul palco di Convivere, intervistato dalla giornalista di Sky Letizia Leviti.
«L'America in questo momento è più in crisi dell'Europa. E' da lì che è partito il grande crollo economico - dice - E' un paese in difficoltà, ma gli Stati Uniti hanno un presidente che sta investendo moltissimo e penso che saranno proprio loro ad uscire per primi dalla crisi».
«Dovevo fare un libro su un paese che sta crollando - rivela - e ho capito che l'idea di una "seconda vita" è nel Dna dei cittadini americani. Anche se hai sbagliato, fallito, se hai perso le gambe o sei senza lavoro, la vita non è finita: si può sempre ricominciare. La scelta del presidente Barack Obama non è altro che la trasformazione in politica di questo sentimento. È la scelta di ricominciare, eleggendo un presidente che, sulla carta fino a quattro o cinque anni fa sarebbe stato ineleggibile: se ci fosse stato un concorso a titoli il suo curriculum sarebbe stato scartato per primo. E invece gli americani hanno deciso di girare pagina».
E sulle aspettative legate il ruolo del presidente Obama Calabresi afferma: «Obama non è un simbolo, non si devono chiedere i grandi cambiamenti a un singolo. Il presidente degli Usa è una persona che sta cercando di fare quello che aveva promesso in campagna elettorale. Mi sembra che un segnale importante sia la riforma dell'assistenza sanitaria. Non si può ancora definire un successo perché non è stata approvata, ma, se lo sarà, si tratterrà di un grande passo avanti per l'America intera».
Infine sul calo di consensi che sta vivendo la presidenza Obama: «È quello che succede ai politici che decidono di fare subito le grandi cose, come appunto la riforma sanitaria - conclude Calabresi - Oggi si parla di crollo per un presidente che ha dalla sua parte il 50% dei cittadini americani, credo che molti politici italiani farebbero volentieri a cambio. E poi sono dell'opinione che un grande presidente non può stare tutti i giorni a guardare i sondaggi: deve fare delle scelte concrete, anche difficili. Ed è quello che sta facendo Obama».

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