Attenzione
IL CASO
Bar Battistini, ex soci ai domiciliari
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Il capo della mobile Enrico Tassi ha condotto le indagini dopo le denunce presentate dal titolare del bar di via Eugenio Chiesa: l’uomo era perseguitato dagli ex soci che rivolevano il localeArrestati per stalking, dopo aver chiuso per sette volte con lucchetto e catene il bar Battistini, in via Eugenio Chiesa, in pieno centro di Massa. Fernando Borghini, 56 anni, e la moglie Angela Trupia, 50, rivendicavano la proprietà dello storico locale
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MASSA. Arrestati per stalking, dopo aver chiuso per sette volte con lucchetto e catene il bar Battistini, in via Eugenio Chiesa, in pieno centro di Massa. Fernando Borghini, 56 anni, e la moglie Angela Trupia, 50, rivendicavano la proprietà dello storico locale. Ma secondo il pm Federico Manotti nel farlo hanno usato modi illegittimi. Risultato? Da ieri sono ai domiciliari.
Il magistrato ha cercato di risolvere la questione senza arrivare agli arresti. Ma i coniugi Borghini hanno rivendicato vivacemente quello che ritenevano un loro diritto (la proprietà di metà bar) Il pm non è entrato nel merito del procedimento civile ma non ha potuto fare altro che constatare come il titolare del locale - Massimo Liretti - non poteva entrare nel suo bar e lavorare perché trovava l'ingresso sbarrato da catene e lucchetti. Questo per ben sette volte, finché l'uomo non ha deciso di fermarsi. Anche perché esasperato dal comportamento degli ex soci, che sono tornati alla carica dopo che un'ordinanza del tribunale invitava la Camera di commercio a reintegrarli nella gestione.
Liretti ha presentato denuncia in questura ogni volta che si è trovato la strada sbarrata da catene e lucchetti. E tutte le volte le forze dell'ordine tagliavano le catene e identificavano le persone che si trovavano davanti: Angela o Fernando. Tra i reati contestati ai coniugi Borghini c'è anche la diffamazione, dovuta al contenuto di alcuni cartelli affissi sulle vetrine del bar dove si parla di una frode mai certificata. In pratica il Battistini era diventato una sorta di tazebao che riportava le puntate di una lite giudiziaria di due famiglie che si contendevano la proprietà del locale.
Procura, questura e carabinieri per un po' hanno cercato di convincere gli ex soci a soprassedere, hanno spiegato loro che doveva essere il giudice a stabilire di chi erano le ragioni. Ma non c'è stato verso. E così all'ottava volta della comparsa dei lucchetti hanno chiesto al pm - e il pm ha girato la richiesta al gup - un'ordinanza di custodia cautelare. Che si è trasformata negli arresti domiciliari notificati giovedì ai coniugi Borghini. Il rischio è quello della reiterazione del reato, visto che per un po' hanno continuato ad affiggere manifesti.
Le indagini della squadra mobile - guidata da Enrico Tassi - hanno permesso di ricostruire i singoli episodi che avevano assunto la forma dei veri e propri atti persecutori. Da qui l'accusa di stalking, caratterizzato dalla continuità di azioni persecutorie nei confronti della vittima, tali da causare un perdurante e grave stato di ansia e paura e da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria e dei propri congiunti. Liretti per questa persecuzione è in cura da un medico e ha raccontato agli agenti che più volte si è trovato uno degli ex soci pararsi davanti alla sua auto, battendo i pugni sul cofano. Lui lo ha definito un incubo.
Il magistrato ha cercato di risolvere la questione senza arrivare agli arresti. Ma i coniugi Borghini hanno rivendicato vivacemente quello che ritenevano un loro diritto (la proprietà di metà bar) Il pm non è entrato nel merito del procedimento civile ma non ha potuto fare altro che constatare come il titolare del locale - Massimo Liretti - non poteva entrare nel suo bar e lavorare perché trovava l'ingresso sbarrato da catene e lucchetti. Questo per ben sette volte, finché l'uomo non ha deciso di fermarsi. Anche perché esasperato dal comportamento degli ex soci, che sono tornati alla carica dopo che un'ordinanza del tribunale invitava la Camera di commercio a reintegrarli nella gestione.
Liretti ha presentato denuncia in questura ogni volta che si è trovato la strada sbarrata da catene e lucchetti. E tutte le volte le forze dell'ordine tagliavano le catene e identificavano le persone che si trovavano davanti: Angela o Fernando. Tra i reati contestati ai coniugi Borghini c'è anche la diffamazione, dovuta al contenuto di alcuni cartelli affissi sulle vetrine del bar dove si parla di una frode mai certificata. In pratica il Battistini era diventato una sorta di tazebao che riportava le puntate di una lite giudiziaria di due famiglie che si contendevano la proprietà del locale.
Procura, questura e carabinieri per un po' hanno cercato di convincere gli ex soci a soprassedere, hanno spiegato loro che doveva essere il giudice a stabilire di chi erano le ragioni. Ma non c'è stato verso. E così all'ottava volta della comparsa dei lucchetti hanno chiesto al pm - e il pm ha girato la richiesta al gup - un'ordinanza di custodia cautelare. Che si è trasformata negli arresti domiciliari notificati giovedì ai coniugi Borghini. Il rischio è quello della reiterazione del reato, visto che per un po' hanno continuato ad affiggere manifesti.
Le indagini della squadra mobile - guidata da Enrico Tassi - hanno permesso di ricostruire i singoli episodi che avevano assunto la forma dei veri e propri atti persecutori. Da qui l'accusa di stalking, caratterizzato dalla continuità di azioni persecutorie nei confronti della vittima, tali da causare un perdurante e grave stato di ansia e paura e da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria e dei propri congiunti. Liretti per questa persecuzione è in cura da un medico e ha raccontato agli agenti che più volte si è trovato uno degli ex soci pararsi davanti alla sua auto, battendo i pugni sul cofano. Lui lo ha definito un incubo.
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