Sicurezza
LA TUTELA DELL'AMBIENTE
Amianto fuorilegge all'ex cava Viti
Claudio Figaia
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Una veduta dell’ex Cava Viti, oggi discarica gestita da Programma Ambiente SpaErano andati in discarica per verificare quello che sostenevano due denunce di "Amici di Beppe Grillo" e Comitato cittadini, e cioè la presenza, nell'ex Cava Viti, di fanghi di dragaggio e terre di bonifica "fuorilegge". Hanno trovato dell'altro
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MONTIGNOSO. Erano andati in discarica per verificare quello che sostenevano due denunce di "Amici di Beppe Grillo" e Comitato cittadini, e cioè la presenza, nell'ex Cava Viti, di fanghi di dragaggio e terre di bonifica "fuorilegge". Hanno trovato dell'altro.
Hanno trovato, cioè, 22 grossi sacchi contenenti materiali terrosi frammisti ad amianto. Materiali che non potevano essere scaricati in quel luogo. Così i tecnici dell'Arpat hanno sequestrato oltre 32 tonnellate di «terreno di scarifica contenente cemento-amianto in matrice compatta» raccolti nei 22 big-bags (così si chiamano i grossi sacchi) e trasmesso il loro rapporto alla Procura della Repubblica.
I sacconi provengono dal Lido di Venezia, dal cantiere per la costruzione del nuovo palacinema del Festival del Cinema, e sono stati scaricati proprio nello stesso giorno in cui l'Arpat ha fatto il suo blitz in discarica, il 25 agosto scorso.
Secondo gli accertamenti dell'Agenzia per la protezione ambientale, la "Demont Ambiente" (impegnata nei lavori a Lido di Venezia), ha conferito nell'impianto gestito dalla "Programma Ambiente di Montignoso" rifiuti pericolosi individuati erroneamente con il codice (il Cer 17.06.05) che classifica i "materiali da costruzione contenenti amianto". Il materiale arrivato dal Lido era invece - così ricostruisce Arpat - "terreno contenente amianto", ossia un materiale con un codice diverso (il Cer 17.05.03) che deve essere smaltito in una discarica per i rifiuti pericolosi. Non nell'ex cava Viti, non autorizzata a ricevbere tale tipo di matariali.
In altre parole: la discarica può ricevere sì amianto, ma solo sotto forma di "materiale solido e arido", vale a dire lastre (eternit), tegole, contenitori, rivestimenti ecc. smaltibili in discariche per rifiuti non pericolosi. Quello ritrovato nei big bags, invece, è amianto «a matrice compatta», classificato come rifiuto pericoloso.
Da qui il sequestro da parte dell'Arpat in base alle leggi sulla tutela ambientale, per violazione dell'articolo 256 sulla attività non autorizzata nella gestione dei rifiuti. Un reato che prevede fino a 2 amnni di carcere e 26mila euro di ammenda quando si tratta di rifiuti pericolosi.
Gli accertamenti di Arpat sulla presenza di rifiuti pericolosi tra nei fanghi di dragaggio e nelle terre di bonifica stoccati alla ex Viti non hanno dato, invece, esito.
Hanno trovato, cioè, 22 grossi sacchi contenenti materiali terrosi frammisti ad amianto. Materiali che non potevano essere scaricati in quel luogo. Così i tecnici dell'Arpat hanno sequestrato oltre 32 tonnellate di «terreno di scarifica contenente cemento-amianto in matrice compatta» raccolti nei 22 big-bags (così si chiamano i grossi sacchi) e trasmesso il loro rapporto alla Procura della Repubblica.
I sacconi provengono dal Lido di Venezia, dal cantiere per la costruzione del nuovo palacinema del Festival del Cinema, e sono stati scaricati proprio nello stesso giorno in cui l'Arpat ha fatto il suo blitz in discarica, il 25 agosto scorso.
Secondo gli accertamenti dell'Agenzia per la protezione ambientale, la "Demont Ambiente" (impegnata nei lavori a Lido di Venezia), ha conferito nell'impianto gestito dalla "Programma Ambiente di Montignoso" rifiuti pericolosi individuati erroneamente con il codice (il Cer 17.06.05) che classifica i "materiali da costruzione contenenti amianto". Il materiale arrivato dal Lido era invece - così ricostruisce Arpat - "terreno contenente amianto", ossia un materiale con un codice diverso (il Cer 17.05.03) che deve essere smaltito in una discarica per i rifiuti pericolosi. Non nell'ex cava Viti, non autorizzata a ricevbere tale tipo di matariali.
In altre parole: la discarica può ricevere sì amianto, ma solo sotto forma di "materiale solido e arido", vale a dire lastre (eternit), tegole, contenitori, rivestimenti ecc. smaltibili in discariche per rifiuti non pericolosi. Quello ritrovato nei big bags, invece, è amianto «a matrice compatta», classificato come rifiuto pericoloso.
Da qui il sequestro da parte dell'Arpat in base alle leggi sulla tutela ambientale, per violazione dell'articolo 256 sulla attività non autorizzata nella gestione dei rifiuti. Un reato che prevede fino a 2 amnni di carcere e 26mila euro di ammenda quando si tratta di rifiuti pericolosi.
Gli accertamenti di Arpat sulla presenza di rifiuti pericolosi tra nei fanghi di dragaggio e nelle terre di bonifica stoccati alla ex Viti non hanno dato, invece, esito.
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