Il Tirreno

MASSA

«Ma questo Candia non è più tipico»

Claudio Figaia
«Ma questo Candia non è più tipico»

Vendemmia in corso sulle colline del Candia: l'annata sarà ottima, dicono gli esperti, e poi c'è la novità della Doc per il rosso dei nostri colli. Solo sole, dunque, sui vitigni apuani? Non proprio

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MASSA. Vendemmia in corso sulle colline del Candia: l'annata sarà ottima, dicono gli esperti, e poi c'è la novità della Doc per il rosso dei nostri colli. Solo sole, dunque, sui vitigni apuani? Non proprio. C'è qualcuno che storce il naso, contesta il nuovo disciplinare e dice: «Ma così i nostri vini rischiano di perdere la loro tipicità». Una questione da addetti ai lavori ma non solo.
Il fatto è che il nuovo disciplinare di produzione dei vini Doc «Candia dei Colli apuani» - lo stesso che riconosce la denominazione di origine controllata per il Candia rosso, modifica anche la "base ampelografica" dei vigneti utilizzabili per produrre i più classici fra i vini delle nostre colline: il bianco (secco o amabile) e il vermentino. Allargando di parecchio le varietà di vitigni che possono concorrere a "formare" queste tipologie.

Prima, fino allo scorso anno, il Candia dei Colli apuani bianco doveva essere composto al 70% da vermentino bianco e per il restante 30% da uve tipiche della nostra zona: albarola, trebbiano toscano e malvasia. Il nuovo disciplinare fissa ancora il 70% di Vermentino come base principale di queste bottiglie, ma stabilisce che «possono concorrere alla produzione di detto vino, da soli o congiuntamente, le uve dei vitigni idonei alla coltivazione in Toscana, in una misura massima del 30%». Stesso discorso per la tipologia "vermentino bianco", che prevede l'85% di vermentino bianco (come minimo) e il 15% di altre uve: ieri quelle di vitigni locali (albarola & C.), oggi quelle "idonee alla coltivazione in Toscana". Che sono ben 35.
Questo significa che se fino a ieri, questi vini potevano essere composti, diciamo così, da 4-5 tipi di uve diverse e tutte tipiche del Candia, oggi possono essere fatti con 35 uve diverse. Tante quanti sono i vitigni a bacca bianca presenti in Toscana.

Un bel problema, secondo Romeo Raffi, sommelier dell'Ais, attento conoscitore e degustratore dei vini apuani. «Questo vuol dire che, per la legge, si potrà fare il Candia con Chardonnay, Muller Turghau, Traminer, o anche con la Vernaccia di San Gimignano, basta aggiungerli al 70% di vermentino. Siamo sicuri di dare una forte impronta di territorio a un vino così fatto?»
Una provocazione, quella di Raffi, in nome della tipicità del Candia. In realtà, sulle colline apuane, i vitigni a bacca bianca coltivati a fianco del vermentino sono, appunto, l'albarola, la malvasia, il trebbiano toscano. Ed è probabile che i produttori continueranno a vinificare con queste uve. Il rischio di "snaturamento" del prodotto è, dunque, solo potenziale.
«Già, ma i padri produttori della ormai vecchia Doc del Candia - insiste Raffi - impiegarono molto tempo per individuare i vitigni più rappresentativi del nostro territorio. Con il nuovo disciplinare, ne avremo 35 vitigni diversi su cui scegliere. Qualcuno dice che così avremo un Candia "più moderno", più "adatto ai tempi". Ma non credo che sia una buona scelta quelle di dire, fate (quasi) come volete. Per questa strada - è la sua conclusione - ci ritroveremo con un Candia al limone, alla menta o al pistacchio».

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