Finanza
MASSA
Incendi, task force anti piromani
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L’elicottero in azione per spegnere l’incendioForze dell'ordine mobilitate per prevenire gli incendi dolosi. È questo il risultato del vertice che si è tenuto in prefettura ieri pomeriggio. Tradotto: è caccia ai piromani. Anche perché i tecnici hanno dimostrato al prefetto, a polizia e carabinieri che i roghi colposi - dovuti cioè a disattenzioni - sono in forte calo
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MASSA. Forze dell'ordine mobilitate per prevenire gli incendi dolosi. È questo il risultato del vertice che si è tenuto in prefettura ieri pomeriggio. Tradotto: è caccia ai piromani. Anche perché i tecnici hanno dimostrato al prefetto, a polizia e carabinieri che i roghi colposi - dovuti cioè a disattenzioni - sono in forte calo. Crescono invece gli incendi provocati di proposito. Nella nostra provincia gli incendiari solitamente hanno come obiettivo quello di attirare l'attenzione, ma in alcuni casi viene dato fuoco per trarre dei vantaggi.
La decisione di incontrarsi e di parlare del problema incendi dolosi è stata presa dal prefetto Giuseppe Merendino all'indomani del rogo che ha mandato in fumo dieci ettari di bosco alla Foce. E soprattutto dopo aver visto cosa possono combinare le azioni dei piromani in giornate particolarmente ventose (Liguria e Campania insegnano). In pratica i tecnici della Provincia hanno detto senza giri di parole che a colpire è l'uomo, non si può pensare né all'autocombustione («domenica era sera inoltrata», è stato più volte sottolineato durante il vertice) né alla trascuratezza del nostro verde (gli interventi di bonifica e di esboscamento hanno evitato che i danni potessero essere più gravi). Quindi? C'è qualcuno (più di uno) che colpisce. E - come nel caso della Foce - lo fa per divertimento. Anche perché dall'incendio di quel tratto di collina non può trarre alcun vantaggio.
Ma come colpisce? Per ora non sono stati trovati inneschi particolari. Anche perché l'impressione degli esperti è che gli incendiari usino della benzina (o carburanti assimilabili) e si concentrino su un punto particolarmente secco e ripido della vegetazione (vedi scheda a fianco). Poi con un accendino danno il via. Per fare più danni possibile aspettano che ci sia vento. Come accaduto domenica.
A proposito del rogo di Bergiola e della Foce c'è la netta sensazione che chi ha acceso il fuoco lo abbia fatto subito dopo aver visto il mega incendio di Genova alla televisione. Le fiamme infatti sono partite qualche minuto dopo la messa in onda dei servizi dei vari telegiornali. E siccome le previsioni meteo parlando di un aumento considerevole delle raffiche di vento la task force di polizia, carabinieri e forestale avrà il compito di prevenire piuttosto che reprimere. La presenza delle pattuglie nei pressi delle zone più sensibili - si spera - faccia da deterrente. Ma in alcuni casi - soprattutto di sera - verranno predisposti dei servizi di controllo che avranno come unico scopo quello di cogliere sul fatto l'incendiario di turno.
Non sarà semplice coprire tutta la provincia apuana, ma un tentativo bisogna pur farlo. Anche perché una volta accesi i roghi le spese per lo spegnimento sono considerevoli. E incidono sui bilanci degli enti e quindi sulle nostre tasche. Tanto per fare un esempio: lunedì mattina quattro elicotteri e un Canadair sono costati più di cinquantamila euro. Soprattutto l'utilizzo dell'aereo è un vero e proprio salasso: diciottomila euro all'ora. E tutto perché poi qualcuno possa godersi lo spettacolo del disastro che ha provocato.
La decisione di incontrarsi e di parlare del problema incendi dolosi è stata presa dal prefetto Giuseppe Merendino all'indomani del rogo che ha mandato in fumo dieci ettari di bosco alla Foce. E soprattutto dopo aver visto cosa possono combinare le azioni dei piromani in giornate particolarmente ventose (Liguria e Campania insegnano). In pratica i tecnici della Provincia hanno detto senza giri di parole che a colpire è l'uomo, non si può pensare né all'autocombustione («domenica era sera inoltrata», è stato più volte sottolineato durante il vertice) né alla trascuratezza del nostro verde (gli interventi di bonifica e di esboscamento hanno evitato che i danni potessero essere più gravi). Quindi? C'è qualcuno (più di uno) che colpisce. E - come nel caso della Foce - lo fa per divertimento. Anche perché dall'incendio di quel tratto di collina non può trarre alcun vantaggio.
Ma come colpisce? Per ora non sono stati trovati inneschi particolari. Anche perché l'impressione degli esperti è che gli incendiari usino della benzina (o carburanti assimilabili) e si concentrino su un punto particolarmente secco e ripido della vegetazione (vedi scheda a fianco). Poi con un accendino danno il via. Per fare più danni possibile aspettano che ci sia vento. Come accaduto domenica.
A proposito del rogo di Bergiola e della Foce c'è la netta sensazione che chi ha acceso il fuoco lo abbia fatto subito dopo aver visto il mega incendio di Genova alla televisione. Le fiamme infatti sono partite qualche minuto dopo la messa in onda dei servizi dei vari telegiornali. E siccome le previsioni meteo parlando di un aumento considerevole delle raffiche di vento la task force di polizia, carabinieri e forestale avrà il compito di prevenire piuttosto che reprimere. La presenza delle pattuglie nei pressi delle zone più sensibili - si spera - faccia da deterrente. Ma in alcuni casi - soprattutto di sera - verranno predisposti dei servizi di controllo che avranno come unico scopo quello di cogliere sul fatto l'incendiario di turno.
Non sarà semplice coprire tutta la provincia apuana, ma un tentativo bisogna pur farlo. Anche perché una volta accesi i roghi le spese per lo spegnimento sono considerevoli. E incidono sui bilanci degli enti e quindi sulle nostre tasche. Tanto per fare un esempio: lunedì mattina quattro elicotteri e un Canadair sono costati più di cinquantamila euro. Soprattutto l'utilizzo dell'aereo è un vero e proprio salasso: diciottomila euro all'ora. E tutto perché poi qualcuno possa godersi lo spettacolo del disastro che ha provocato.
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