Proteste
IL PREMIO LETTERARIO
Krakauer vince di un soffio
Sergio Mastrini
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Il palco in piazza della Repubblica per la 46ª edizioneo del Bancarella SportHa vinto per un soffio, o meglio per un voto, la 46º Edizione del Premio Bancarella Sport, il libro «Nelle terre estreme» di Jhon Krakauer (edizioni Corbaccio): l'unico che non parlava di calcio. Secondo posto (36 voti) per «Averti trovato ora» di Roberto Perrone (Mondadori) e medaglia di bronzo (23 voti) a «Un carcere nel pallone» di Francesco Ceniti (edizioni Laruffa)
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PONTREMOLI. Ha vinto per un soffio, o meglio per un voto, la 46º Edizione del Premio Bancarella Sport, il libro «Nelle terre estreme» di Jhon Krakauer (edizioni Corbaccio): l'unico che non parlava di calcio. Secondo posto (36 voti) per «Averti trovato ora» di Roberto Perrone (Mondadori) e medaglia di bronzo (23 voti) a «Un carcere nel pallone» di Francesco Ceniti (edizioni Laruffa).
La classifica del Premio bancarella Sport si chiude con «Tifare contro» di Giovanni Francesio (Sperling&Kupfer), al 4º posto con 6 voti. In quinta posizione (4 voti) «A pedate» di Marco Ballestracci (edizioni Mattioli 1885) e infine «Calcio d'addio» di Pier Francesco Pompei (Palomar) con 3 voti.
La giornata del Bancarella si era aperta alle ore 10 in Duomo con la messa del Libraio officiata dal parroco del Duomo, monsignor Silvano Lecchini, alla quale hanno partecipato i librai, gli autori finalisti, gli organizzatori del Premio Bancarella e con Bruno Pizzul che dall'altare, con voce suadente, ha dato lettura della" preghiera dello sportivo". Poi tutti nella sala di rappresentanza di Palazzo Dosi per la cerimonia della consegna del Vº premio giornalistico intitolato a Bruno Raschi. Giuseppe Benelli, presidente della Fondazione Città del Libro ha illustrato il motivo del premio "nato per onorare la memoria di un grande giornalista che scrivendo di sport ha voluto privilegiare sempre i valori educativi anche in ambito agonistico". Si è aperta quindi una interessante tavola rotonda, con Paolo Francia in veste di moderatore, alla quale hanno preso parte lo stesso Pizzul, Claudio Sala, Giampaolo Ormezzano, Giuseppe Benelli e Paolo Liguori L'argomento: "Come è cambiato nel tempo il linguaggio sportivo". Tra le tante domande, quella di Claudio Sala: «Ditemi un po' perché le scarpette da calcio per qualcuno sono diventate scarpini?» La risposta immediata e condivisa da tutti l'ha data Paolo Francia: «Per non fare confusione diciamo subito che gli scarpini ci fanno pensare più a Paola Fracci che a Rino Gattuso».
Quando Bruno Pizzul è stato invitato a parlare del Premio ha detto: «Sento imbarazzo personale nel leggere i nomi di coloro che mi hanno preceduto nel ricevere questo Premio» e ha tessuto un grande elogio di Bruno Raschi: «espressione di grandi valori culturali che ha saputo trarre nello sport come nella scuola il momento educativo per i giovani». Sulla sua carriera in Rai Pizzul ha detto con molta modestia: «Nel 1969 ero calciatore e giornalista, due cose che a quel tempo non era facile trovare in una sola persona. Partecipai al concorso in Rai e fui assunto assieme a Bruno Vespa e Anna Buttiglione. Devo dire che sono stato fortunato perché, anche se poco, sono stato sempre pagato per un lavoro che avrei fatto volentieri gratis; anzi, ad essere sincero, avrei pagato per farlo, tanto mi piaceva». Ovazione del pubblico nel salone di Palazzo Dosi quando l'ing.Vincenzo Lorenzelli, rettore del Campus Universitario dell'Università di Roma, ha consegnato a Bruno Pizzul, visibilmente emozionato, il Premio Bruno Raschi, opera ceramica dell'indimenticabile Lele Luzzati, l'artista, recentemente scomparso, che con i suoi manifesti ha fatto la storia del Bancarella.
La classifica del Premio bancarella Sport si chiude con «Tifare contro» di Giovanni Francesio (Sperling&Kupfer), al 4º posto con 6 voti. In quinta posizione (4 voti) «A pedate» di Marco Ballestracci (edizioni Mattioli 1885) e infine «Calcio d'addio» di Pier Francesco Pompei (Palomar) con 3 voti.
La giornata del Bancarella si era aperta alle ore 10 in Duomo con la messa del Libraio officiata dal parroco del Duomo, monsignor Silvano Lecchini, alla quale hanno partecipato i librai, gli autori finalisti, gli organizzatori del Premio Bancarella e con Bruno Pizzul che dall'altare, con voce suadente, ha dato lettura della" preghiera dello sportivo". Poi tutti nella sala di rappresentanza di Palazzo Dosi per la cerimonia della consegna del Vº premio giornalistico intitolato a Bruno Raschi. Giuseppe Benelli, presidente della Fondazione Città del Libro ha illustrato il motivo del premio "nato per onorare la memoria di un grande giornalista che scrivendo di sport ha voluto privilegiare sempre i valori educativi anche in ambito agonistico". Si è aperta quindi una interessante tavola rotonda, con Paolo Francia in veste di moderatore, alla quale hanno preso parte lo stesso Pizzul, Claudio Sala, Giampaolo Ormezzano, Giuseppe Benelli e Paolo Liguori L'argomento: "Come è cambiato nel tempo il linguaggio sportivo". Tra le tante domande, quella di Claudio Sala: «Ditemi un po' perché le scarpette da calcio per qualcuno sono diventate scarpini?» La risposta immediata e condivisa da tutti l'ha data Paolo Francia: «Per non fare confusione diciamo subito che gli scarpini ci fanno pensare più a Paola Fracci che a Rino Gattuso».
Quando Bruno Pizzul è stato invitato a parlare del Premio ha detto: «Sento imbarazzo personale nel leggere i nomi di coloro che mi hanno preceduto nel ricevere questo Premio» e ha tessuto un grande elogio di Bruno Raschi: «espressione di grandi valori culturali che ha saputo trarre nello sport come nella scuola il momento educativo per i giovani». Sulla sua carriera in Rai Pizzul ha detto con molta modestia: «Nel 1969 ero calciatore e giornalista, due cose che a quel tempo non era facile trovare in una sola persona. Partecipai al concorso in Rai e fui assunto assieme a Bruno Vespa e Anna Buttiglione. Devo dire che sono stato fortunato perché, anche se poco, sono stato sempre pagato per un lavoro che avrei fatto volentieri gratis; anzi, ad essere sincero, avrei pagato per farlo, tanto mi piaceva». Ovazione del pubblico nel salone di Palazzo Dosi quando l'ing.Vincenzo Lorenzelli, rettore del Campus Universitario dell'Università di Roma, ha consegnato a Bruno Pizzul, visibilmente emozionato, il Premio Bruno Raschi, opera ceramica dell'indimenticabile Lele Luzzati, l'artista, recentemente scomparso, che con i suoi manifesti ha fatto la storia del Bancarella.
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