Proteste
Festival della Mente di Sarzana
In 4mila per Saviano
Federico Ricci
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Sergio Saviano ha partecipato al Festival della Mente di SarzanaUna città invasa per ascoltarlo in religioso silenzio. Roberto Saviano sul palco con un leggio ed un microfono ed alle spalle due angeli custodi (guardie del corpo che non lo lasciano mai un istante), ha parlato a ruota libera della forza delle parole e di come le parole stesse hanno cambiato la sua vita
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SARZANA. Una città invasa per ascoltarlo in religioso silenzio. Roberto Saviano sul palco con un leggio ed un microfono ed alle spalle due angeli custodi (guardie del corpo che non lo lasciano mai un istante), ha parlato a ruota libera della forza delle parole e di come le parole stesse hanno cambiato la sua vita. Ad ascoltarlo un pubblico variegato, da giovani ad anziani.
Duemila le persone a Firmafede altrettante, circa quelle che hanno preso posto davanti al maxi schermo predisposto al Canale Lunense. Una folla da stadio che ha seguito l'autore per un'ora quasi in ossequioso silenzio, come a voler dimostrare gratitudine a quel giovane ragazzo del meridione d'Italia, che con un suo libro ha scoperchiato affari della malavita organizzata napoletana.
«Gomorra lo riscriverei, anche se mi ha tolto molto, è stata una scelta di cui non mi pento. Mi dispiace solo che anche chi mi è vicino deve sottostare a delle misure di prevenzione». E sul palco Saviano ha ricordato quelle persone che per colpa delle parole hanno perso la vita. Dai tanti giornalisti a Don Puglisi, a Miriam Makeba, a Danilo Dolci, «nomi che per tanti forse - ha detto - dicono poco, ma che sono stati importanti per la mia formazione». E mentre Roberto raccontava storie di mafia non solo di quella italiana, il silenzio calava ancora di più sull'affollata piazza d'Armi della fortezza Firmafede, e su quanti all'esterno e sul tendone allestito con un mega schermo nell'area del Canale Lunense lo potevano ascoltare, segno evidente della potenza delle sue parole e dell'attenzione con cui il pubblico del festival Della Mente», lo seguiva e non è mancato da parte dello scrittore napoletano neppure un'accenno all'attualità, alle famose domande che infastidiscono. «Non si possono fermare le domande e io sogno che sia la parte buona del centrodestra a fare pressione per far capire che non è pensabile fermare le domande. E la legalità è una questione troppo importante e che senza quel concetto sopra tutto gli altri il paese non andrà da nessuna parte».
Spesso interrotto da applausi Saviano ha chiuso dopo un'ora di ininterrotta relazione sulla potenza della parola, o meglio su come la libertà comincia con le parole. E alla fine dopo un lungo applauso di saluto, i suoi tre angeli custodi lo hanno avvolto come in un telo immaginario portandolo via, nella sua ad oggi, finta libertà.
Duemila le persone a Firmafede altrettante, circa quelle che hanno preso posto davanti al maxi schermo predisposto al Canale Lunense. Una folla da stadio che ha seguito l'autore per un'ora quasi in ossequioso silenzio, come a voler dimostrare gratitudine a quel giovane ragazzo del meridione d'Italia, che con un suo libro ha scoperchiato affari della malavita organizzata napoletana.
«Gomorra lo riscriverei, anche se mi ha tolto molto, è stata una scelta di cui non mi pento. Mi dispiace solo che anche chi mi è vicino deve sottostare a delle misure di prevenzione». E sul palco Saviano ha ricordato quelle persone che per colpa delle parole hanno perso la vita. Dai tanti giornalisti a Don Puglisi, a Miriam Makeba, a Danilo Dolci, «nomi che per tanti forse - ha detto - dicono poco, ma che sono stati importanti per la mia formazione». E mentre Roberto raccontava storie di mafia non solo di quella italiana, il silenzio calava ancora di più sull'affollata piazza d'Armi della fortezza Firmafede, e su quanti all'esterno e sul tendone allestito con un mega schermo nell'area del Canale Lunense lo potevano ascoltare, segno evidente della potenza delle sue parole e dell'attenzione con cui il pubblico del festival Della Mente», lo seguiva e non è mancato da parte dello scrittore napoletano neppure un'accenno all'attualità, alle famose domande che infastidiscono. «Non si possono fermare le domande e io sogno che sia la parte buona del centrodestra a fare pressione per far capire che non è pensabile fermare le domande. E la legalità è una questione troppo importante e che senza quel concetto sopra tutto gli altri il paese non andrà da nessuna parte».
Spesso interrotto da applausi Saviano ha chiuso dopo un'ora di ininterrotta relazione sulla potenza della parola, o meglio su come la libertà comincia con le parole. E alla fine dopo un lungo applauso di saluto, i suoi tre angeli custodi lo hanno avvolto come in un telo immaginario portandolo via, nella sua ad oggi, finta libertà.
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