Il Tirreno

MASSA

I nomadi vogliono una casa

Serena Bongiorni
Alcuni dei membri della famiglia Iussi
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Alcuni dei membri della famiglia Iussi

Trentadue bambini, venti adulti, dieci roulotte e nessun posto in cui sostare: ecco la famiglia Iussi, un nucleo di nomadi di origine piemontese che vivono nelle nostre zone da più di trent'anni

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MASSA. Trentadue bambini, venti adulti, dieci roulotte e nessun posto in cui sostare: ecco la famiglia Iussi, un nucleo di nomadi di origine piemontese che vivono nelle nostre zone da più di trent'anni. Invisibili, senza reddito e senza lavoro fisso, ora si compattano e occupano il suolo pubblico: chiedono una zona di sosta autorizzata con bagni, luce e gas. Per dare ai loro figli una vita normale.

Non passano certo inosservati trentadue bambini che gridano «dateci una casa», facendo coro ai genitori che rivendicano il diritto ad un'abitazione, o almeno ad una zona di sosta autorizzata. E non passano neppure inosservati i sei camper che da ieri occupano via Don Minzoni, vicino al cimitero di Mirteto. Mentre a poco servono gli interventi della polizia municipale, che intimano la famiglia di sgombrare la strada: gli Iussi restano lì, «finchè non ci daranno un posto in cui andare».

La famiglia, originaria di Asti, chiede adesso che l'amministrazione provveda a sistemarli in una zona fornita di luce, gas ed elettricità, e che valuti la possibilità di dar loro una casa. «Lo chiediamo soprattutto per i bambini - chiosa Michele Iussi - che a settembre andranno a scuola». Fino a qualche tempo fa tutta la famiglia sostava nel campo dei nonni in via Tavola (dietro il cimitero), ma con l'arrivo di altri bambini gli spazi si sono ridotti e la situazione si è complicata. Nel campo, di proprietà della famiglia, c'è posto solo per una piccola casa di legno (in cui vivono i nonni) e per tre roulotte.

«Non ci stiamo tutti - prosegue Michele Iussi - quindi ci siamo trasferiti nel parcheggio del cimitero, ma qui non possiamo dare ai bambini la sicurezza che vorremmo». La sicurezza di una casa, prima di tutto, e poi la sicurezza economica. Perchè nessuno degli Iussi ha un lavoro fisso: le donne vendono piantine in giro, gli uomini raccolgono ferro e lo rivendono oppure fanno i giardini. Due fratelli raccontano anche gli interventi con cui nei mesi scorsi l'amministrazione cercò di risolvere il problema di un paio di nuclei: «Ci hanno ospitato alla Turimar per cinque mesi - dichiara Michele Iussi - ma poi ci hanno mandato via, rimettendoci nella situazione di prima». Addirittura qualcuno sostiene che l'amministrazione abbia promesso una casa ad un'altro nucleo che ne aveva fatto richiesta: «Ci hanno fatto vedere la casa (in largo Matteotti) e noi abbiamo comprato i mobili per arredarla, poi un giorno ci hanno detto che non ne avevamo più il diritto, così abbiamo rivenduto tutto perdendo un sacco di soldi». Il fronte compatto degli Iussi chiede quindi che il comune si ricordi di loro: «Siamo italiani, ci serve un posto in cui vivere».

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