Il Tirreno

IL CASO RIFIUTI

Rispunta il maxi debitocon De Bartolomeis: un salasso da 2,35 milioni

Claudio Figaia
In una vecchia foto la costruzione dell’impianto da parte della De Bartolomeis
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In una vecchia foto la costruzione dell’impianto da parte della De Bartolomeis

C'è chi eredita soldi e beni, chi debiti e grane. È il caso del Comune, che si ritrova a pagare 2,35 milioni di euro per un vecchio - e a suo tempo "celebre" - contenzioso: quello con la De Bartolomeis Spa, per la costruzione dell'impianto di recupero dei rifiuti del Cermec

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MASSA. C'è chi eredita soldi e beni, chi debiti e grane. È il caso del Comune, che si ritrova a pagare 2,35 milioni di euro per un vecchio - e a suo tempo "celebre" - contenzioso: quello con la De Bartolomeis Spa, per la costruzione dell'impianto di recupero dei rifiuti del Cermec. Soldi che, inevitabilmente, dovranno essere reperiti nel bilancio di palazzo civico.
La vicenda risale al 1984, quando i Comuni di Carrara e di Massa affidano alla De Bartolomeis il potenziamento dell'impianto di trattamento Rsu e l'adeguamento dell'inceneritore (che oggi non esiste più). L'impianto di trattamento viene finito nel 1987; l'inceneritore no: anzi, anche sulla spinta dei timori creati dagli incidenti alla Farmoplant, viene smantellato. Nel 1995, il Comune di Massa recede unilateralmente dal contratto.

Nel frattempo, si innesca un vasto contenzioso sulla gestione provvisoria dell'impianto di trattamento dei rifiuti (che fino al 1997, non venne collaudato) e sui rapporti dare-avere fra la ditta costruttrice e i Comuni di Carrara e Massa. E a fianco del contenzioso civile, si apre un processo penale con il sindaco Barbaresi e la sua giunta accusati di abuso d'ufficio.
Comincia così a formarsi il super-debito. Il tribunale di Massa, con diverse sentenze, stabilisce che gli enti pubblici hanno mancato il pagamento del servizio di smaltimento del percolato dei rifiuti; del nolo di una pala gommata e di macchinari, attrezzature e ricambi vari.
A complicare le cose, il fallimento di Ecosud (che negli anni aveva formato un raggruppamento con De Bartolomeis e della stessa De Bartolomeis. I crediti da esse vantati vengono ceduti alla società svizzera Credit d'Investissement Sa (Cdi). Successivamente anche Cdi viene messa in liquidazione coatta dalle autorità elvetiche.

I crediti vengono a questo punto acquistati da Finleonardo Spa, finanziaria con sede a Milano (amministrata dal libico Elie Fadlun). Ed è questa società che bussa alle casse del Comune per chiedere il rientro di quei crediti. Dalla sua ha i decreti ingiuntivi emessi dal tribunale, che ha respinto via via tutti i ricorsi presentati da palazzo civico (tra i professionisti impegnati: l'avvocato Sergio Menchini per il Comune, il tributarista Giulio Andreani, chiamato dal giudice come consulente per ricostruire la contabilità del caso).
Il debito complessivo (ci sono decenni di interessi maturati) è nel frattempo lievitato a 4,2 milioni di euro. Le trattative fra Comune e Finleonardo portano a una riduzione dell'esborso a 2,35 milioni, da versarsi in tre tranche (la prima, 800mila euro entro il 2009) fino a giugno 2011. Un bello sconto, ma comunque un salasso per le finanze municipali. La giunta, per farvi fronte, ha predisposto una variazione di bilancio (da 2,35 milioni) che dovrà essere approvata dal consiglio comunale. Altri ricorsi sembrano improbabili. Anche perché, si legge nella delibera stessa, «vi è un probabile esito di soccombenza del Comune vista la sentenza già emessa dal tribunale».

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