Proteste
MASSA
«Nessun rimborso della Tarsu»
Francesco Turchi
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Il Comune ha chiarito l’equivoco sui rimborsi della Tarsu«I cittadini massesi non dovranno chiedere nessun rimborso, perché l'Iva sulla Tarsu non l'hanno mai pagata». L'assessore alle finanze Alessandro Volpi chiarisce l'equivoco e spegne sul nascere qualsiasi polemica su un argomento che nelle ultime settimane sta tenendo banco a livello nazionale
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MASSA. «I cittadini massesi non dovranno chiedere nessun rimborso, perché l'Iva sulla Tarsu non l'hanno mai pagata». L'assessore alle finanze Alessandro Volpi chiarisce l'equivoco e spegne sul nascere qualsiasi polemica su un argomento che nelle ultime settimane sta tenendo banco a livello nazionale.
A scatenare la corsa al rimborso è stata la sentenza n. 238 dello scorso 24 luglio della Corte Costituzionale, in base alla quale sia la Tarsu che la Tia non devono essere soggette ad Iva, perché non rappresentano un servizio dovuto a contratto, ma una tassa che di per sè, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio.
C'è da dire che nella nostra provincia soltanto il Comune di Pontremoli è passato alla Tia (nel 2005), mentre tutti gli altri in tema di rifiuti hanno mantenuto la Tarsu: il passaggio peraltro è stato poi "congelato" e sarà nuovamente possibile soltanto dal prossimo anno.
In base alla sentenza della Corte Costituzionale, i cittadini hanno il diritto di chiedere il rimborso dell'Iva versata nei cinque anni precedenti: ma tutto questo vale soltanto per la Tia, alla quale finora è stata applicata l'Iva (a quanto pare ingiustamente), ma non per la tassa per per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per la quale (e i cittadini possono verificarlo direttamente sulle loro bollette arretrate) non c'è l'applicazione dell'imposta del 10%. «Se qualche Comune l'ha fatta pagare in passato - sottolinea l'assessore Alessandro Volpi - ha sbagliato e in questi casi i cittadini hanno tutto il diritto di chiedere il rimborso, anche se sono ancora tutte da vedere le modalità. Ma questo discorso non vale sicuramente per il Comune di Massa, dove alla Tarsu non è mai stata applicata l'Iva del 10%».
Di conseguenza, questo è evidente, non ci sarà nessun rimborso. Chiarito così un equivoco che stava facendo scattare una vera e propria corsa dei cittadini al recupero di quei soldi che erano stati chiesti e incassati dal Comune senza averne il diritto, per anni. Le richieste di restituzione dei soldi possono invece essere fatte in quei comuni che sono passati alla Tia, relativamente agli ultimi cinque anni (oltre questo termine scatta la prescrizione).
A scatenare la corsa al rimborso è stata la sentenza n. 238 dello scorso 24 luglio della Corte Costituzionale, in base alla quale sia la Tarsu che la Tia non devono essere soggette ad Iva, perché non rappresentano un servizio dovuto a contratto, ma una tassa che di per sè, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio.
C'è da dire che nella nostra provincia soltanto il Comune di Pontremoli è passato alla Tia (nel 2005), mentre tutti gli altri in tema di rifiuti hanno mantenuto la Tarsu: il passaggio peraltro è stato poi "congelato" e sarà nuovamente possibile soltanto dal prossimo anno.
In base alla sentenza della Corte Costituzionale, i cittadini hanno il diritto di chiedere il rimborso dell'Iva versata nei cinque anni precedenti: ma tutto questo vale soltanto per la Tia, alla quale finora è stata applicata l'Iva (a quanto pare ingiustamente), ma non per la tassa per per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per la quale (e i cittadini possono verificarlo direttamente sulle loro bollette arretrate) non c'è l'applicazione dell'imposta del 10%. «Se qualche Comune l'ha fatta pagare in passato - sottolinea l'assessore Alessandro Volpi - ha sbagliato e in questi casi i cittadini hanno tutto il diritto di chiedere il rimborso, anche se sono ancora tutte da vedere le modalità. Ma questo discorso non vale sicuramente per il Comune di Massa, dove alla Tarsu non è mai stata applicata l'Iva del 10%».
Di conseguenza, questo è evidente, non ci sarà nessun rimborso. Chiarito così un equivoco che stava facendo scattare una vera e propria corsa dei cittadini al recupero di quei soldi che erano stati chiesti e incassati dal Comune senza averne il diritto, per anni. Le richieste di restituzione dei soldi possono invece essere fatte in quei comuni che sono passati alla Tia, relativamente agli ultimi cinque anni (oltre questo termine scatta la prescrizione).
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