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INDAGINE FINITA

Cimiteri, notifiche al ralenty

Gli scavi dei carabinieri nel cimitero del Mirteto: i militari hanno setacciato il camposanto a caccia di resti nascosti sotto terra
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Gli scavi dei carabinieri nel cimitero del Mirteto: i militari hanno setacciato il camposanto a caccia di resti nascosti sotto terra

Notifiche al ralenty e così dopo la chiusura delle indagini sulle cremazioni fantasma del Mirteto slittano i tempi dell'udienza davanti al gip. Ormai se ne parlerà a ottobre inoltrato, visto che ci sono ancora delle persone che non sanno che il pm Federico Manotti ha intenzione di chiederà per loro il rinvio a giudizio

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MASSA. Notifiche al ralenty e così dopo la chiusura delle indagini sulle cremazioni fantasma del Mirteto slittano i tempi dell'udienza davanti al gip. Ormai se ne parlerà a ottobre inoltrato, visto che ci sono ancora delle persone che non sanno che il pm Federico Manotti ha intenzione di chiederà per loro il rinvio a giudizio. E fino al 15 settembre le notifiche non arriveranno a destinazione. Soltanto quando verranno recapitate si potranno far partire i venti giorni di tempo per produrre le memorie difensive. Eccoci arrivati a ottobre.

Manotti ha chiuso le indagini a metà luglio. Diciassette le persone che dovranno produrre una memoria difensiva per evitare la richiesta di rinvio a giudizio. Tra chi rischia di andare alla sbarra c'è pure un addetto di un'azienda di pompe funebri, con sede al di fuori della provincia apuana, che per convincere il nuovo funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Massa a far passare prima una salma di sua competenza era disposto a pagare per il disturbo. Il funzionario però lo ha denunciato. Per il magistrato è il segno di come veniva concepito il servizio.
L'accusa per la maggior parte degli indagati ruota tutta attorno a Euroservizi, società che gestiva per il Comune di Massa le cremazioni a Mirteto. E al suo titolare Renato Alibani. Alibani e i suoi dipendenti sono accusati di aver sottratto prima e disperso poi cinquecento chilogrammi di ceneri relative - secondo il pm - ad almeno cinquecento tra salme e resti mortali non identificati. Cinquecento persone cremate o dissepolte in maniera non consona. Un aspetto che rende più precisi i contorni di una vicenda che ha sconvolto la città. C'è poi anche il caso - da approfondire - delle salme trovate e lasciate in una cella frigorifera. Ci sono pure i falsi attestati di avvenuta cremazione, contestati a un paio di dipendenti. Gli inquirenti fanno i nomi delle persone che dovevano essere cremate (come certificato dai documenti) e spiegano anche dove sono stati ritrovati i resti che i parenti credevano essere contenuti nell'urna che gli era stata consegnata dalla Euroservizi. Sabbia invece di cenere. In un caso, avvenuto a Fidenza però, alla figlia di un uomo defunto e cremato al Mirteto invece delle ceneri era stata consegnata un'urna contenente sabbia. Il contenitore con i resti umani invece veniva custodito nell'ufficio che la ditta aveva nel camposanto.

Si pensava che nella seconda metà di settembre potesse essere già fissata la data dell'udienza davanti al gip per i rinvii a giudizio veri e propri. Invece l'estate ha rallentato tutto, anche perché dal primo agosto al 15 settembre c'è stata la sospensione di ogni atto giudiziario. La prossima settimana si torna a pieno regime. Ma bisognerà attendere le memorie difensive della persona che ha ricevuto l'ultima notifica.

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