Il Tirreno

CARRARA

Club Nautico, niente sconti

Il presidente del Club Nautico, Emilio Cucurnia
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Il presidente del Club Nautico, Emilio Cucurnia

Niente maxi-sconto per il Club Nautico: lo storico circolo carrarese, con 700 soci e una tradizione eccezionale nella vela, aveva chiesto al Tar di ridurre il canone demaniale da 90mila a circa 10mila euro l'anno, ma i giudici amministrativi hanno risposto picche

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CARRARA. Niente maxi-sconto per il Club Nautico: lo storico circolo carrarese, con 700 soci e una tradizione eccezionale nella vela, aveva chiesto al Tar di ridurre il canone demaniale da 90mila a circa 10mila euro l'anno, ma i giudici amministrativi hanno risposto picche. La richiesta partiva dal fatto che il Club da statuto non ha fini di lucro, ma da Firenze hanno ribattuto: però avete consistenti proventi...
La diatriba con l'Autorità portuale (cioé l'ente che materialmente calcola il canone demaniale dovuto) nasce nel giugno del 2006. Il Club Nautico del presidente Emilio Cucurnia si rivolge all'avvocato Attilio Pegazzano Ferrando, mentre la Port Authority è rappresentata dall'Avvocatura distrettuale dello Stato. Il circolo marinello chiede quello che in termine giuridico si chiama "canone ricognitorio", in parole povere, ridotto, con lo sconto.

Il Club Nautico di Marina di Carrara, si ricorda nel testo del ricorso, è un'associazione sportiva dilettantistica, affiliata alle federazioni sportive Fiv (Vela), Fin (Nuoto e pallanuoto) e Fit (Tennis), riconosciuta dal Coni. Ha ottenuto la concessione demaniale per 22.623 metri quadrati, nel 2005, che comprende, fra l'altro, scivolo su arenile, ristorante, bar, terrazza, sede sociale, ripostigli, magazzino, officina, palestra, servizi, pontili, tettoia per rimessa, scalo, banchina, un distributore di carburante e quattro serbatoi.
Un anno dopo, il 20 giugno 2006, il circolo chiedeva l'applicazione del canone nella misura ridotta, motivandola con il fatto che non svolge attività per fini di lucro e che non avrebbe alcun provento dall'utilizzo del bene demaniale.

L'Autorità Portuale il 9 agosto 2006, respingeva la richiesta, spiegando che in realtà il Club riscuoteva entrate (ad esempio per l'ormeggio di imbarcazioni da diporto).
È contro questo diniego che il Club Nautico ha fatto ricorso. E ai giudici del Tar ha fatto presente di non svolgere attività lucrativa, come si afferma nel proprio Statuto; e di avere quindi diritto all'applicazione del canone demaniale nella misura ridotta. E ancora: l'attività di ormeggio per soggetti terzi (cioé i non soci) è del tutto occasionale, marginale e non lucrativa; che il compenso richiesto è finalizzato unicamente al recupero delle spese; che l'Autorità portuale non aveva svolto un'idonea attività istruttoria, e che inoltre incorreva nella disparità di trattamento tra casi similari.

Ma il Tar ha dato in pieno ragione alla Port Authority, definendo il ricorso infondato nel merito. Lapidario il parere dei giudici: «Risulta agli atti che il Club svolge attività lucrativa e ritrae stabilmente e direttamente proventi dai beni demaniali in concessione e dunque non può beneficiare dell'applicazione del canone ridotto». Risulta poi - aggiunge il Tar - che la concessione demaniale attiene a specifiche aree per ristorante, bar, palestra, scalo, distributore di carburanti, ai quali derivano consistenti proventi anche dall'ormeggio di un buon numero di imbarcazioni da diporto; e che a due ditte esterne è stata affidata la gestione rispettivamente delle attività di bar ristorante e di erogazione di carburante». E la presunta disparità di trattamento? «Non è suffragata dal minimo elemento di riscontro».
Quindi, il Club continuerà a pagare 90mila euro l'anno.

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