Finanza
LA TRAGEDIA
Un lungo applauso per Marina
Corrado Benzio
◗
Federico Scolari, il figlio in chiesa con il padre ex marito di Marina Galano e a destra la prima fila in chiesa con Anna, sorella della vittima e la nipote Andree (foto Cuffaro)Un lungo applauso, ormai oggi usa così salutare i morti, soprattutto se periti in qualche vicenda con risvolto mediatico, ha salutato Marina Galano, 45 anni, ultima vittima (l'unica massese) della strage alla stazione di Viareggio
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Un lungo applauso, ormai oggi usa così salutare i morti, soprattutto se periti in qualche vicenda con risvolto mediatico, ha salutato Marina Galano, 45 anni, ultima vittima (l'unica massese) della strage alla stazione di Viareggio.
Tanta gente (e tanto caldo) ieri pomeriggio nella chiesa del Corpus Domini in viale Roma, tantissime le autorità.
Nella prime file di panche a destra dell'altare c'erano il figlio Federico, la nipote Andree, la sorella Anna, l'ex marito. E poi, dietro, gli amici e le tantissime amiche e colleghe di lavoro di Forte dei Marmi, dove la bella Marina lavorava come commessa in una boutique del centro.
Un dolore intenso ma chiuso che si è sciolto in pianto solo a fine cerimonia. Per amici e parenti, ci sono stati due lunghissimi mesi per prepararsi a questo momento.
Nell'altra fila di panche erano schierate le autorità. In prima fila c'era il sindaco Roberto Pucci, il suo collega di Viareggio Luca Lunardini, il prefetto Merendino, il vicepresidente della Provincia di Lucca Patrizio Petrucci.
E poi il questore Paul Nash, il comandante dei carabinieri, della Capitaneria di porto, della Finanza Vendola. C'era anche una rappresentanza di chi è stato protagonista della notte di fuoco. C'erano i vigili del fuoco, la Croce Rossa, i volontari di Misericordia e Croce Verde di Viareggio (a questa associazione apparteneva Alessandro Farnocchia, il nuovo compagno di Marina, anche lui rimasto ustionato in via Ponchielli e spirato a Genova il 12 luglio scorso).
Marina, coperta di ustioni per oltre l'80% del corpo ha resistito di più alle ferite del gpl uscito dalla cisterna. Una tragedia immane di cui non si è trovata eco nella omelia di don Roberto, mentre il feretro aveva il picchetto di 4 membri della Croce Bianca massese
Il prete ha ricordato che la morte è la conclusione naturale della vita, interpretando - come è legittimo - tutta la cerimonia funebre in chiave strettamente religiosa. Nessun accenno al fatto che nella morte di Marina ci potesse essere una mano umana, una responsabilità umana. Un glissare che ha colpito molti, ma che rientra forse in una «politica» della nostra curia. Anche sullo scandalo dei cimiteri, del resto, si attende ancora una parola dalla Chiesa apuana. Don Roberto si è tenuto lungo questo stretto sentiero.
E così quel doppio applauso (all'uscita della salma dalla chiesa e poi ripetuto alla partenza del carro funebre verso il cimitero) voleva dire: non ti scorderemo e non dimenticheremo la tragedia di Viareggio.
Tanta gente (e tanto caldo) ieri pomeriggio nella chiesa del Corpus Domini in viale Roma, tantissime le autorità.
Nella prime file di panche a destra dell'altare c'erano il figlio Federico, la nipote Andree, la sorella Anna, l'ex marito. E poi, dietro, gli amici e le tantissime amiche e colleghe di lavoro di Forte dei Marmi, dove la bella Marina lavorava come commessa in una boutique del centro.
Un dolore intenso ma chiuso che si è sciolto in pianto solo a fine cerimonia. Per amici e parenti, ci sono stati due lunghissimi mesi per prepararsi a questo momento.
Nell'altra fila di panche erano schierate le autorità. In prima fila c'era il sindaco Roberto Pucci, il suo collega di Viareggio Luca Lunardini, il prefetto Merendino, il vicepresidente della Provincia di Lucca Patrizio Petrucci.
E poi il questore Paul Nash, il comandante dei carabinieri, della Capitaneria di porto, della Finanza Vendola. C'era anche una rappresentanza di chi è stato protagonista della notte di fuoco. C'erano i vigili del fuoco, la Croce Rossa, i volontari di Misericordia e Croce Verde di Viareggio (a questa associazione apparteneva Alessandro Farnocchia, il nuovo compagno di Marina, anche lui rimasto ustionato in via Ponchielli e spirato a Genova il 12 luglio scorso).
Marina, coperta di ustioni per oltre l'80% del corpo ha resistito di più alle ferite del gpl uscito dalla cisterna. Una tragedia immane di cui non si è trovata eco nella omelia di don Roberto, mentre il feretro aveva il picchetto di 4 membri della Croce Bianca massese
Il prete ha ricordato che la morte è la conclusione naturale della vita, interpretando - come è legittimo - tutta la cerimonia funebre in chiave strettamente religiosa. Nessun accenno al fatto che nella morte di Marina ci potesse essere una mano umana, una responsabilità umana. Un glissare che ha colpito molti, ma che rientra forse in una «politica» della nostra curia. Anche sullo scandalo dei cimiteri, del resto, si attende ancora una parola dalla Chiesa apuana. Don Roberto si è tenuto lungo questo stretto sentiero.
E così quel doppio applauso (all'uscita della salma dalla chiesa e poi ripetuto alla partenza del carro funebre verso il cimitero) voleva dire: non ti scorderemo e non dimenticheremo la tragedia di Viareggio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
