Il dolore
Carrara
Muore a 63 anni per epatite
Alessandra Vivoli
◗
Luigi Grilli è morto il 19 agosto scorso a 63 anni«È stato un calvario lungo vent'anni: ho promesso giustizia a mio marito»
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CARRARA. È morto a 63 anni per una trasfusione di sangue infetto che gli ha provocato l'epatite C e, in seguito un tumore al fegato. La moglie adesso chiede giustizia. Undici anni fa ha presentato richiesta di risarcimento all'Asl: ma non ha ancora visto neppure un centesimo. Ora, a 61 anni, vedova con 3 figli deve vivere con la pensione di 450euro.
Un calvario lungo vent'anni. Ha convissuto vent'anni con la malattia Luigi Grilli. Originario di Goriano Sicoli (in provincia dell'Aquila), ex carabiniere (era in servizio a Taranto), operaio della Dalmine e negli ultimi anni di vita commerciante. Insieme alla moglie Eugenia Cerù gestiva un negozio di frutta e verdura a Marina di Massa: hanno dovuto venderlo tre anni fa perché lui non ce la faceva più. È morto il 19 agosto scorso, al suo paese d'origine. La moglie ora invoca giustizia: «L'ho promesso a mio marito: quando non ci sarai più io combatterò per te».
Odissea per una trasfusione. La vita vissuta a metà: senza la gioia di poter correre con i nipotini. Senza la forza per poter continuare a lavorare e aiutare la moglie nel negozio di frutta e verdura messo su con anni di sudore e fatica. Senza più poter fare tante cose insieme: «E noi eravamo legatissimi, mio marito è morto accanto a me, gli ho tenuto la mano fino all'ultimo ma da tempo orami non era più lo stesso. Gli ultimi tre anni sono stati i più terribili».
E tutto per una trasfusione di sangue infetta che, nell'aprile del 1979, durante un ricovero ospedaliero nel reparto di Dermatologia di Massa (per la precisione dal 2 aprile al 18 aprile), gli ha provocato l'epatite C: tutto è messo nero su bianco su una perizia che il professor Giancarlo Saba ha rilasciato l'11 marzo del 1998. Luigi Grilli è morto 11 anni dopo. Undici anni di sofferenze.
«All'inizio, dopo quel ricovero in dermatologia - racconta la moglie Eugenia - non c'eravamo accorti di nulla. Mio marito si sentiva solo un po' stanco, ma allora era ancora giovane e davamo la colpa al fatto che c'era da lavorare davvero parecchio per tirare su tre figli. Alcuni anni dopo è stato ricoverato di nuovo in ospedale, per un'operazione alle vene: fu in quell'occasione, che dalle analisi del sangue venne riscontrata l'epatite C».
«Aspettiamo ancora il risarcimento dall'Asl». La battaglia legale per vedere riconosciuto il risarcimento da parte del Asl per la trasfusione di sangue all'origine dell'epatite C che ha portato alla morte Luigi Grilli, è cominciata undici anni fa.
La risposta delle assicurazioni Generali, per la Asl, arriva nell'agosto del 1998. «Non vediamo - si legge - dove possa risiedere l'errore medico visto che l'epatite di tipo C è malattia di causa conosciuta solo dal 1989 e la legge che indica i markers per rilevarla nel sangue è del 1990».
La moglie però non si è persa d'animo: «Quella malattia è testimoniata nelle cartelle mediche e risale a quel periodo: da allora mio marito non è più stato bene». E adesso, con il cuore rotto da un dolore ancora così tanto vicino, e vestita con i colori del lutto, la coraggiosa Eugenia ha ripreso in mano in mano la battaglia contro l'Asl.
Alessandra Vivoli
Un calvario lungo vent'anni. Ha convissuto vent'anni con la malattia Luigi Grilli. Originario di Goriano Sicoli (in provincia dell'Aquila), ex carabiniere (era in servizio a Taranto), operaio della Dalmine e negli ultimi anni di vita commerciante. Insieme alla moglie Eugenia Cerù gestiva un negozio di frutta e verdura a Marina di Massa: hanno dovuto venderlo tre anni fa perché lui non ce la faceva più. È morto il 19 agosto scorso, al suo paese d'origine. La moglie ora invoca giustizia: «L'ho promesso a mio marito: quando non ci sarai più io combatterò per te».
Odissea per una trasfusione. La vita vissuta a metà: senza la gioia di poter correre con i nipotini. Senza la forza per poter continuare a lavorare e aiutare la moglie nel negozio di frutta e verdura messo su con anni di sudore e fatica. Senza più poter fare tante cose insieme: «E noi eravamo legatissimi, mio marito è morto accanto a me, gli ho tenuto la mano fino all'ultimo ma da tempo orami non era più lo stesso. Gli ultimi tre anni sono stati i più terribili».
E tutto per una trasfusione di sangue infetta che, nell'aprile del 1979, durante un ricovero ospedaliero nel reparto di Dermatologia di Massa (per la precisione dal 2 aprile al 18 aprile), gli ha provocato l'epatite C: tutto è messo nero su bianco su una perizia che il professor Giancarlo Saba ha rilasciato l'11 marzo del 1998. Luigi Grilli è morto 11 anni dopo. Undici anni di sofferenze.
«All'inizio, dopo quel ricovero in dermatologia - racconta la moglie Eugenia - non c'eravamo accorti di nulla. Mio marito si sentiva solo un po' stanco, ma allora era ancora giovane e davamo la colpa al fatto che c'era da lavorare davvero parecchio per tirare su tre figli. Alcuni anni dopo è stato ricoverato di nuovo in ospedale, per un'operazione alle vene: fu in quell'occasione, che dalle analisi del sangue venne riscontrata l'epatite C».
«Aspettiamo ancora il risarcimento dall'Asl». La battaglia legale per vedere riconosciuto il risarcimento da parte del Asl per la trasfusione di sangue all'origine dell'epatite C che ha portato alla morte Luigi Grilli, è cominciata undici anni fa.
La risposta delle assicurazioni Generali, per la Asl, arriva nell'agosto del 1998. «Non vediamo - si legge - dove possa risiedere l'errore medico visto che l'epatite di tipo C è malattia di causa conosciuta solo dal 1989 e la legge che indica i markers per rilevarla nel sangue è del 1990».
La moglie però non si è persa d'animo: «Quella malattia è testimoniata nelle cartelle mediche e risale a quel periodo: da allora mio marito non è più stato bene». E adesso, con il cuore rotto da un dolore ancora così tanto vicino, e vestita con i colori del lutto, la coraggiosa Eugenia ha ripreso in mano in mano la battaglia contro l'Asl.
Alessandra Vivoli
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