Il Tirreno

IL “CASO” MARTINA NARDI

«Mi licenzio da Rifondazione»

Francesco Turchi
«Mi licenzio da Rifondazione»

«Mi licenzio». Presto la vicesindaco Martina Nardi non sarà più una dipendente di Rifondazione Comunista (partito del quale peraltro non fa più parte) in aspettativa

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MASSA. «Mi licenzio». Presto la vicesindaco Martina Nardi non sarà più una dipendente di Rifondazione Comunista (partito del quale peraltro non fa più parte) in aspettativa. Lo ha annunciato la stessa Nardi con una lettera-fiume, con la quale replica a chi ha puntato il dito contro la sua assunzione come funzionaria, proprio pochi giorni prima di accettare la carica di assessore.
Esattamente una settimana fa abbiamo spiegato come stanno le cose, facendo riferimento alla determinazione del dirigente relativa alle indennità di carica degli assessori.
L'ex segreteria provinciale di Rifondazione si è fatta assumere il 13 maggio 2008 dal suo partito (prima era disoccupata); il 19 dello stesso mese ha accettato l'incarico di vicesindaco. In questo modo spetta al Comune il pagamento degli oneri previdenziali. Poi, nel febbraio scorso, la Nardi è uscita da Rifondazione per aderire al movimento Vendoliano, ma senza licenziarsi dal suo partito.
La vicenda non è piaciuta a una buona fetta di militanti di Rifondazione, tanto che i circoli a monte di Carrara, supportati dal coordinatore provinciale Pier Paolo Marchi hanno chiesto alla vicesindaco di licenziarsi.
Ecco alcuni passaggi del documento di replica firmato da Martina Nardi.
«Ho fatto la segretaria provinciale di Rifondazione per oltre sei anni e avrei potuto usufruire anche da consigliera comunale già cinque anni fa dei benefici pensionistici a costo zero sia per il mio partito sia per la comunità, poiché i contributi sono figurativi. In quel periodo la morale (strano ma vero, ma ne ho una anch'io) mi suggerì di non farlo, poiché la mia attività prevalente era al partito e non nelle istituzioni. Perciò non ritenevo corretto andare in aspettativa, anche se la legge allora me lo avrebbe consentito e avrei maturato cinque anni di contribuzione».
«La seconda accusa che mi si muove è di essere dipendente di un partito di cui non faccio più parte. Potrei dire banalmente che ho deciso di licenziarmi, vi avverto che verrò riassunta, spero non vogliate re-intervenire anche sul mio nuovo datore di lavoro altrimenti diventerebbe una barzelletta; ma anche qui voglio aggiungere qualche cosa in più. Quando con Vendola e Bertinotti qualche mese fa sono uscita dal Prc, non abbiamo dato vita ad un nuovo partito ma ad una associazione, e poi un cartello elettorale unitario di tutta la sinistra, con l'obiettivo di fondare un unico partito della sinistra italiana. Sono decine, se non centinaia i casi in Italia di eletti che usciti dai rispettivi partiti».
«Terza accusa mossami è che sono in aspettativa e che perciò i contributi me li pagherebbe la comunità. Qui, ho un sobbalzo: in primis tutti gli assessori possono decidere di andare in aspettativa e di accontentarsi di prendere lo stipendio da assessore, che ammonta netto a circa duemila euro (il mio è di 500 euro di più in quanto ricopro la carica di vicesindaco), o di rimanere a lavorare e fare l'assessore partime. In questo secondo caso un assessore prende una indennità dimezzata (circa 1400 euro) più il suo stipendio. Che cosa è più corretto moralmente? Lavorare a tempo pieno per l'incarico pubblico che si è chiamati a svolgere o farlo partime? Anche il disoccupato eventuale percepirebbe uno stipendio identico a quello dell'assessore in aspettativa; l'unica differenza è data, per il dipendente in aspettativa, dal godimento dei contributi figurativi ai fini pensionistici, e perciò senza oneri per il datore di lavoro e per l'ente per il quale svolge la funzione di assessore. Essere dipendente di un partito o della Eaton, piuttosto che dell'Asl gli oneri sia ai fini retributivi sia ai fini pensionistici per il comune sono identici, quasi nulli. La "vicenda Martina Nardi " è un enorme castello di sabbia».
«Sul piano politico, pensavo che i nipotini di Stalin, appartenessero ad un'epoca che fu, ma mi sono sbagliata! Ancora una volta alla lotta politica, faticosa e troppo impegnativa, si sono preferiti i metodi di demonizzazione dell'avversario.
«Se questi rappresentanti del PD rincorrono la destra sul terreno dell'anti politica non fanno un buon servizio neppure al proprio progetto politico.
Una chiosa finale mi sembra doverosa: mi viene da dire da che pulpito arriva la predica. Sono intervenuti in fila Pucci Brunello, Sarto Umberto e Molinari; lascio a voi ogni commento. In merito ai compagni del PRC, mi spiace che non capiscano le motivazioni di questi attacchi e caschino nella provocazione, ma del resto a qualcuno la politica gli è aliena.
Comunque state sereni, come ho già detto è mia intenzione licenziarmi, quindi tornata dalle ferie provvederò.
Francesco Turchi

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