Sicurezza
MARINA DI CARRARA
Mamme osé alle comunioniLa parrocchia corre ai ripari
Daniele Della Bona
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Il cartello davanti alla parrocchiaÈ proprio il caso di dirlo: l'abito lo fa il monaco. Alla parrocchia della santissima Annunziata in via Bassagrande, infatti, campeggia un cartello all'ingresso della chiesa che invita i fedeli a vestirsi con dignità e rispetto: con tanto di vignette che illustrano nel dettaglio l'abbigliamento sconveniente
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MARINA DI CARRARA. È proprio il caso di dirlo: l'abito lo fa il monaco. Alla parrocchia della santissima Annunziata in via Bassagrande, infatti, campeggia un cartello all'ingresso della chiesa che invita i fedeli a vestirsi con dignità e rispetto: con tanto di vignette che illustrano nel dettaglio l'abbigliamento sconveniente.
La casistica delle prescrizioni è dettagliatissima e rigorosa: niente minigonna, pantaloncini e abbigliamento senza maniche; bandite insomma canottiere e miniabiti in nome della «dignità» e del rispetto per il «luogo sacro»; perché - recita il cartello - «anche il corpo ha il suo linguaggio».
«Questa è una prassi non nuova - spiega il parroco Cesare Benedetti -, anche in altre chiese, magari con altre modalità, viene adottata. Non di rado, soprattutto per noi che siamo a pochi metri dal mare, arrivano alle funzioni persone direttamente dalla spiaggia in ciabatte, pantaloni corti o canottiera. Comunque - aggiunge - non è un divieto vero e proprio, nel senso che nessuno viene allontanato, al massimo ci sono stati dei richiami. Si tratta, cioè, di un suggerimento per tutelare la sensibilità di quanti possono essere infastiditi dal vedere entrare in chiesa persone con abiti poco consoni».
Un invito che sicuramente divide i parrocchiani che, comunque, non sono sempre ligi al rispetto dell'invito: «Dovendo dire - sottolinea Benedetti - se il suggerimento viene rispettato oppure no, direi non troppo: ma credo che sia anche inutile farne una battaglia visto che la società e la moda sono cambiati e non possiamo di certo tornare ai tempi in cui si misuravano i centimetri delle maniche prima di far entrare la gente in chiesa».
Se il parroco, dunque, getta acqua sul fuoco, qualcuno fa notare la strana tempistica con cui il cartello è stato introdotto: proprio ad inizio estate, dopo la tornata annuale delle comunioni, dove non è mancato chi ha storto il naso per qualche scollatura e abito succinto di troppo.
La casistica delle prescrizioni è dettagliatissima e rigorosa: niente minigonna, pantaloncini e abbigliamento senza maniche; bandite insomma canottiere e miniabiti in nome della «dignità» e del rispetto per il «luogo sacro»; perché - recita il cartello - «anche il corpo ha il suo linguaggio».
«Questa è una prassi non nuova - spiega il parroco Cesare Benedetti -, anche in altre chiese, magari con altre modalità, viene adottata. Non di rado, soprattutto per noi che siamo a pochi metri dal mare, arrivano alle funzioni persone direttamente dalla spiaggia in ciabatte, pantaloni corti o canottiera. Comunque - aggiunge - non è un divieto vero e proprio, nel senso che nessuno viene allontanato, al massimo ci sono stati dei richiami. Si tratta, cioè, di un suggerimento per tutelare la sensibilità di quanti possono essere infastiditi dal vedere entrare in chiesa persone con abiti poco consoni».
Un invito che sicuramente divide i parrocchiani che, comunque, non sono sempre ligi al rispetto dell'invito: «Dovendo dire - sottolinea Benedetti - se il suggerimento viene rispettato oppure no, direi non troppo: ma credo che sia anche inutile farne una battaglia visto che la società e la moda sono cambiati e non possiamo di certo tornare ai tempi in cui si misuravano i centimetri delle maniche prima di far entrare la gente in chiesa».
Se il parroco, dunque, getta acqua sul fuoco, qualcuno fa notare la strana tempistica con cui il cartello è stato introdotto: proprio ad inizio estate, dopo la tornata annuale delle comunioni, dove non è mancato chi ha storto il naso per qualche scollatura e abito succinto di troppo.
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